Venerdì, 18 Giugno 2021
Cronaca

Visita all’Acquedotto Teresiano (FOTO + VIDEO)

Dal 2018 sono state aperte al pubblico le gallerie dell'Acquedotto Teresiano. Assieme alla Società Adriatica di Speleologia, siamo andati a scoprire la loro storia

Cosa spinge l'uomo ad andare sottoterra, nello Spazio o sott'acqua? La curiosità? La voglia di conoscere?

O la voglia conoscersi, forse.


Qualsiasi sia il motivo oggi, 4 agosto, noi curiosi e assetati di conoscenza, siamo andati a scoprire la storia sotterranea di Trieste. Un viaggio non solo fisico, ma anche temporale,  alla scoperta dei due secoli di storia nascosti sotto la superficie in quello che fu l'Acquedotto Teresiano, fatto costruire da Maria Teresa d'Austria quando fu deciso che Trieste sarebbe divenuta porto.

Due secoli di storia che al giorno d'oggi fanno ancora tanto effetto.

Questo è il primo anno in cui le gallerie sono state aperte al pubblico. La visita che vi racconteremo è stata resa possibile grazie al progetto della VI Circoscrizione, realizzato ed ideato in occasione del terzo centenario della nascita di Maria Teresa d'Austria.

Ritrovo 11.30 Ingresso del Capofonte

Punto di arrivo dell'acqua.

A Capofonte, a San Giovanni, attorno alle 11.30 inzia la nostra avventura. La prima tappa è proprio il punto di arrivo dell'acqua dell'Acquedotto Teresiano. Siamo circa una ventina di curiosi, pronti a scoprire cosa si celi dietro la porticina di fronte a noi, sovrastata da una lapide maestosa.

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"Quelli che vedete  sono i nomi dei personaggi celebri che hanno contribuito alla costruzione dell'opera: Maria Teresa d'Austria ed i tecnici e politici del tempo" Ci ha spiegato Paolo Guglia, speleologo della Società Adriatica di Speleologia."Mentre in basso, l'ultima riga, ci nascondeun'ulteriore informazione: prendendo le lettere più grandi e combinandole nell'ordine giusto, possiamo risalire alla data della costruzione dell'opera."

Ed è questo il primo passo che facciamo nella storia. E' il 1751 e l'Acquedotto Teresiano, appena terminato, attraversava tutta la città. La conduttura si dirigeva verso la Rontonda del Boschetto, scorreva lungo la via Pindimonte, raggiungeva via Piccolomini ed imboccava viale XX settembre. All'inizio del Viale era presente uno sfiatatoio contrassegnato con il n. 28, dove confluiva un ramo laterale, che si collegava alla sorgente Sussnek e alla galleria Giuliani, posta nei pressi del Mulino dello scoglio. Nei pressi di piazza San Giovanni la condotta sulla sinistra del Canal Grande, raggiungeva il centro città.La condotta primaria resentava numerose diramazioni laterali, che fornivano acqua al alcune abitazioni privata ed alcuni edifici pubblici, e alimentava le tre fontane: quella del Giovanin in piazza Ponterosso, quella del Nettuno in piazza della Borsa e quella dei Quattro Continenti in piazza Grande.

Immaginarsi quei tempi mentre in mano scattiamo qualche foto con lo smartphone non è semplice. Però gli occhi sono gli stessi e la curiosità, come detto, è, oggi, la nostra guida.

All'interno della struttura vi sono tre vasche, necessarie per depositare le scorie e permettere la depurazione dell'acqua. In fondo un tunnel chiuso, a cui non accediamo ma che ci dà l'idea della struttura dell'acquedotto.

Siamo tutti affascinati. La temperatura è leggermente più bassa di quella esterna ma il caldo non da tregua e dopo la breve visita alla prima tappa, andiamo a scoprire cosa c'è dall'altra parte del tunnel.

Ore 12.30 visita alle Gallerie superiori.

A pochi minuti dal luogo che lasciamo, ci troviamo davanti ad un pozzo. Siamo tutti armati di trombini, caschi e luci, ma ancora inconsapevoli della meraviglia che si nasconde là sotto.

Siamo stati divisi in due gruppi, quindi noi, i secondi, partiremo più tardi. L'attesa rende il momento ancora più emozionante perchè ora andremo a scoprire i cunicoli sotterranei utilizzati per la raccolta d'acqua da convogliare alla città di Trieste.


Foto Andrea Valenti

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La discesa è il momento più complesso- almeno per me- perchè è in quel momento che realizzi che stai andando in un ambiente completamente diverso da quello che lasci. Abbandono i pensieri e scendo attraverso un pozzo verticale profondo 6 metri. Sempre più vicino a terra, sento la temperatura cambiare. Aspettiamo che tutti siano arrivati e cominciamo la visita.


Quello che troviamo qui è un ambiente completamente diverso da quello visto in precedenza: siamo circondati di acqua, fango e argilla. Attraversiamo le gallerie attraverso cunicoli molto bassi ma quello che vediamo è davvero affascinante e, soprattutto, è Storia. Ma come funziona l'acquedotto e la raccolta dell'acqua?

"La roccia qui sotto è impermeabile ma ci sono delle fratture che permettono all'acqua di scendere lentamente verso il basso e, tramite canalette, portarle verso l'ingresso" ci spiegano gli esperti."Ed è proprio con questa teoria che cominciano i lavori degli ingegneri del tempo"

Una teoria che ha funzionato e che oggi, grazie all'impegno e alla passione della Società Adriatica di Speleologia, possiamo rivivere.

Al termine della visita torniamo in superficie, sempre uno ad uno. Con la testa fuori prendiamo tutti una boccata d'ossigeno mentre il sole  ci fa tornare alla realtà.

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