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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
Cresce la preoccupazione

Affidamento familiare, l'appello: "Cresce il disagio nelle famiglie, ma mancano gli affidatari"

Lo conferma il centro per l'affidamento familiare del Comune di Trieste, in un contesto in cui aumentano le comunicazioni tra il servizio sociale e i tribunali, il numero degli affidi rimane stabile: "“n alcuni casi il tribunale dispone l’affido e noi non abbiamo persone disponibili a prendere in carico questi minori”

A Trieste mancano persone disposte a tenere in affido minori che arrivano da situazioni familiari difficili e il Centro per l'affidamento familiare del Comune lancia un appello alla cittadinanza. Il numero di minori dati in affido negli ultimi anni è rimasto più o meno stabile, ma aumentano le situazioni di disagio familiare che coinvolgono autorità, tribunali e azienda sanitaria. Lo conferma a Trieste Prima il responsabile del Centro per l'affidamento familiare del Comune di Trieste Paolo Taverna, che ha confermato come “in alcuni casi il tribunale dispone l’affido e noi non abbiamo persone disponibili a prendere in carico questi minori”.

“E’ aumentato il disagio delle famiglie – ha spiegato Taverna - e la povertà educativa. In parte la pandemia e il lockdown ha moltiplicato e fatto emergere la fragilità delle famiglie e del rapporto tra genitori e figli. Sono così emerse disfunzionalità nei modi di esercizio della responsabilità genitoriale e le sofferenze in famiglia sono in crescita. La preoccupazione per una carenza di possibili affidatari è un problema condiviso a livello nazionale”.

Sempre più comunicazioni tra il servizio sociale e i tribunali

Analizzando i dati degli ultimi cinque anni vediamo un aumento delle comunicazioni tra il Servizio sociale del Comune e le autorità giudiziarie, sia in ingresso (quando sono i tribunali o le procure ad emettere sentenze o mandati di indagine sociali) che in uscita (quando è il Ssc a inviare relazioni ai tribunali stessi per segnalare situazioni di rischio). Vediamo così che nel 2018 si è registrato un totale di 1388 comunicazioni, nel 2019 sono state 1580, nel 2020 1405 e nel 2021 ben 1725. I dati parziali del 2022 parlano di 1315 comunicazioni aggiornate al 5 ottobre, quindi non si esclude che il numero possa superare i dati dell’anno precedente. Una mole di lavoro notevole, considerando che ogni comunicazione presuppone un intervento dei servizi sociali, spesso in collaborazione con Asugi e le scuole. Anche se ogni episodio andrebbe analizzato singolarmente valutandone gli esiti finali, questi numeri sembrano comunque confermare l’immagine di un tessuto familiare sempre più fragile.

Il numero degli affidi rimane stabile

Ciononostante il numero di minori dati in affido rimane, come detto, sostanzialmente stabile. Dal 2018 al 2021 il numero annuale di affidi a tempo pieno  si è sempre aggirato intorno ai 50. I dati del 2022 sono ancora da valutare, ma l’ultimo conteggio provvisorio risalente al 5 ottobre ne enumera 53, una quantità che potrebbe rimanere stabile o aumentare. La maggior parte di questi minori sono affidati a parenti, in minor misura a persone esterne alla famiglia. Gli affidi disposti dal tribunale, inoltre, prevalgono su quelli decisi consensualmente insieme alle famiglie. Da notare che gli affidi consensuali, seppur minoritari, sono in crescita: sono stati 13 nel 2018 e per l’anno in corso, a inizio ottobre, sono ben 23 (su un totale, come detto, di circa 50). Si potrebbe quindi ipotizzare una maggior propensione delle famiglie a lasciare i figli a terzi. Diverso è il dato per gli affidi “leggeri” o diurni, in cui il minore trascorre solo alcuni giorni a settimana o qualche ora al giorno con le famiglie affidatarie. Questa modalità è in dimunuzione, dai 40 del 2018 si è passati ai 21 del 2021, quasi sempre consensuali.

Ma perché gli affidamenti familiari, a Trieste, stentano a decollare? “E' una città particolare – spiega Taverna -, ci sono molti anziani, spesso a carico delle persone più giovani, che devono già affrontare un grande impegno. Essere affidatari è un gesto di disponibilità e volontariato molto meritorio, ringraziamo chi finora ha messo a disposizione il suo progetto di vita, ma a volte è un processo complicato. Può accadere che le persone a cui viene proposta una situazione più difficile di altre non se la sentono di accettare. C’è bisogno di una disponibilità sempre maggiore, abbiamo affidatari storici e altri nuovi che non sono numerosi come vorremmo”.

“Abbiamo bisogno di maggiori disponibilità – è l’appello del centro affidi – vogliamo far capire alla gente che siamo disponibili a dare informazioni e non diamo giudizi su chi decide di non intraprendere questo percorso. Le famiglie o i singoli non saranno lasciati soli, proponiamo un percorso formativo e la loro disponibilità sarà affiancata a una situazione specifica. Un affido è un incontro di storie, quando funziona è una piccola rivoluzione che può cambiare in meglio la vita di entrambe le parti”.

Informazioni utili

L’affidamento familiare, che va distinto dall’adozione, può durare al massimo due anni ma può essere prorogato in casi particolari. La legge non prevede limitazioni di credo religioso, orientamento sessuale, genere, lingua, indirizzo politico, cultura, colore della pelle. Inoltre gli affidatari possono essere sia coppie che single, anche se per legge viene data priorità alle coppie. In caso di valutazione positiva da parte del centro affidi, il minore o i minori saranno assegnati all’affidatario, che percepirà un’indennità mensile di circa 520 euro come contributo spese. Questa cifra può aumentare in caso di situazioni più complesse, ad esempio se i ragazzi sono affetti da disabilità o se la famiglia affidataria ha un reddito particolarmente basso. Il centro per l'affidamento familiare del Comune di Trieste, che ha sede il via Rossetti 27, è composto da due operatrici, dipendenti comunali, e uno psicologo dell’Asugi. Chi fosse interessato a intraprendere questo percorso può rivolgersi ai seguenti recapiti

E – mail: gruppo.affidi@comune.trieste.it

Telefono: 040 675 9740

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