"Scambio di persona", spunta un'altra versione sull'aggressione a Muggia

A parlare è Irene Sirca, sarda e residente a Muggia e che "denuncia" un'altra aggressione ai danni di suo marito, che sarebbe avvenuta poco prima di quella postata su Facebook dal triestino di 43 anni Davide Comelli e che in poco tempo ha fatto il giro del web, dando vita ad illazioni, supposizioni e versioni

Il movente dell'aggressione avvenuta a Muggia l'8 novembre scorso sarebbe diverso da quello legato ad una tentata rapina e i fatti sarebbero due e non uno solo. A sostenerlo è Irene Sirca, sarda e da sette anni residente nella località rivierasca e che, attraverso un post pubblico dove scrive "chi apprezza la verità si senta pure libero di condividere", ribalta le versioni circolate fino ad oggi, aggiungendo un altro "fronte".

La ricostruzione del grave episodio di cronaca infatti si è basata, fin da subito, solo sulla "denuncia" social da parte di Davide Comelli, triestino di 43 anni che aveva pubblicato un suo selfie dall'ospedale di Cattinara e che in pochissimo tempo aveva fatto il più classico "giro" del web. "Sono appena stato aggredito sotto casa. Erano tre balcanici, avevano lo spray al peperoncino e un piede di porco. Volevano entrare in casa" questa una parte del post di Comelli. 

La versione di Irene

"La sera dell’8 novembre - scrive invece Irene - mio marito è stato vittima di un'aggressione. Un'aggressione da parte di tre uomini che l’hanno atteso sotto casa". Il marito di Irene è veneto e "vive e lavora in zona da 15 anni circa" e la sera del fattaccio scende "in cortile a gettare la carta nel bidone"; si veste e indossa una "felpa col cappuccio" a causa della pioggia battente. Pochi minuti dopo torna a casa. "Sentii dei colpi alla porta di casa - scrive sempre Irene - aprii e mi trovai davanti mio marito bagnato fradicio, ansimante e molto scosso".

La versione di Irene va avanti. "Diceva 'è incredibile, non è possibile'”. E' in questo momento che la moglie si avvicina ma lui le dice "di non toccarlo" a causa dello spray urticante che aveva addosso. "Mi disse che era stato aggredito, che erano in tre, che era riuscito a scansare un colpo che avevano tentato di dargli con un arnese e che invece di prenderlo in testa, l’avevano preso sulla schiena, aveva un dito gonfio dolorante". 

"Non è la prima volta che qualcuno viene a bussare"

Secondo Irene, suo marito ha la prontezza di "scansare i colpi" e, ulteriormente, di comprendere "cosa cercassero quelle persone nel cortile di casa. Era chiaro cercassero qualcun altro". La sarda residente a Muggia sostiene che "non è la prima, né la seconda, ma l’ennesima volta che qualcuno viene a bussare alla nostra porta o inoltra missive, alla ricerca di riscuotere crediti da un soggetto che non ha nulla a che vedere con noi, se non la vicinanza di domicilio".

Lo scambio di persona

Uno degli aggressori, sempre in base alla versione di Irene e dopo le urla del marito "non sono io la persona che cercate", avrebbe abbracciato il malcapitato "sussurrando delle scuse" dicendogli "frettolosamente che c'era stato un errore, che non cercavano lui e che avevano questioni sospese da regolare ma avevano scambiato persona". Subito dopo quindi corre a casa e si presenta dalle forze dell'ordine per denunciare l'aggressione. "Mio marito - scrive sempre Irene - non fu in grado di riconoscere gli aggressori poiché al buio, sotto la pioggia e con lo spray urticante in faccia, non aveva idea di chi fossero".

La paura delle bambine

L'altra aggressione sarebbe quindi avvenuta in questo lasso di tempo. "I tre uomini erano rimasti nel cortile di casa e al rientro della persona che attendevano hanno messo a segno l’aggressione per la quale erano venuti - così Irene -. Mio marito in quel momento era ancora con le forze dell’ordine". L'aggressione semina la paura tra le bambine di Irene. "Hanno iniziato a tremare urlare e piangere, la primogenita che stava già male con febbre altissima ha iniziato a urlare e vomitare dalla paura, erano convinte ci fossero i ladri, perché era questo ciò che urlava l’aggredito nella scala".

La denuncia e la corsa in ospedale

Il marito, dopo la denuncia alle forze dell'ordine rientra a casa. Prende la macchina e assieme a Irene si recano al pronto soccorso dell'ospedale di Cattinara dove l'aggredito vi rimane fino a circa le tre di notte, ora in cui Irene torna a prenderlo. "La verità ha atteso fin troppo - così la parte conclusiva del post di Irene -. Sono arrabbiata. Gli organi secondo me preposti a divulgare la verità su questo fatto e a spiegare bene l’accaduto erano ben altri, ma non hanno provveduto a farlo, come non hanno provveduto a mettere a tacere le buffonate che sono circolate finora e qualora l’avessero fatto non l’hanno fatto a mio parere in maniera corretta ed esaustiva".

"Muggia non è un bronx"

"Io non sono nata qui, sono nata in Sardegna ma a Muggia mi sono sempre sentita tranquilla. Mi disturba passino messaggi secondo i quali viviamo in una specie di bronx nel quale ti spaccano la testa mentre rincasi, per un furto in appartamento. Io, e non solo io, non percepisco una Muggia pericolosa e mi dispiace passi questo messaggio. Mi dispiace sentire di persone impaurite che parlano di ladri violenti che quasi uccidono per entrare in casa. Perché pubblicizzare Muggia per quella che non è? Perché fomentare odio, paura e razzismo? A quale scopo? Mio marito non ama i social. Non ne fa parte e non condivide la mia scelta di pubblicare questo post che riguarda soprattutto lui".

Scambiato per un'altra persona

"Mio marito è diverso da me, lui crede nella giustizia e che le forze dell’ordine tutelino le vittime. Quel venerdì, dopo l’ennesima giornata di lavoro, dopo che paga le tasse, porta avanti la famiglia onorevolmente, è andato a buttare la carta nel nostro cortile e ha rischiato di restarci secco. Poteva andare peggio. Ma non perché Muggia non è sicura. Perché l’hanno scambiato per un’altra persona".

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