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Al Burlo 9 piccoli pazienti provenienti da zone di guerra: oltre 100 mila euro da privati

I casi seguiti dal Burlo riguardano soprattutto Ematoncologia e Ortopedia

Sono nove, attualmente, i bambini provenienti da zone di guerra in cura all’IRCCS Burlo Garofolo di Trieste. Grazie a una staffetta medica, alla dedizione e all’impegno di associazioni di volontariato come la Fondazione Luchetta e la Fondazione Bambini del Danubio e di benefattori che privatamente finanziano cure per valori superiori ai 100mila euro, i piccoli trovano nell’ospedale materno infantile di Trieste la possibilità di trovare una cura e una casa temporanea per i familiari che li seguono. 

«La grande tradizione di cooperazione internazionale dell’IRCCS Burlo Garofolo – ha sottolineato il direttore generale dell’Istituto, Gianluigi Scannapieco – si traduce concretamente in un impegno che va al di là della professione medica e unisce in una rete gli operatori dell’ospedale, il mondo del volontariato e le istituzioni.  Non appena arrivato a Trieste ho avuto modo di comprendere come in questa città il valore della cooperazione internazionale sia elevato, come la tradizione e la storia di questa città di frontiera si traduca in azioni concrete e in impegno costante, economico, professionale e di relazioni. Tutta la città di Trieste, e tutta la Regione Friuli Venezia Giulia deve essere orgogliosa di questo ruolo e di questo impegno, perché è uno sforzo congiunto, di tutti. E’ come se la sofferenza di questa città nel passato, come l’esperienza di essere stato un confine sofferto si traducesse oggi in una vocazione virtuosa all’aiuto, alla cooperazione, allo sviluppo di relazioni che, spesso in maniera silente, senza proclami e senza pubblicità, aiutano a superare la sofferenza di bambini e famiglie che alla malattia aggiungono la difficoltà di vivere in un contesto di guerra e povertà».

Dei nove bambini provenienti da zone di guerra, tre sono arrivati l’altro ieri: due bambini sono affetti da grave displasia delle anche, uno è stato ricoverato in ematoncologia per un linfoma di Burkiett, patologia che riguarda anche un altro piccolo, in attesa di arrivare al Burlo.

I casi seguiti dal Burlo riguardano, in questo periodo, soprattutto Ematoncologia e Ortopedia: gravi patologie tumorali e gravi forme di scoliosi e displasie, patologie che necessitano di strutture ospedaliere di eccellenza per essere curate.«Curare questi bambini – ha dichiarato Scannapieco – è il primo obiettivo, ma le ricadute sono molto più ampie: il Burlo è un centro di riferimento a livello nazionale per la cura di particolari forme di scoliosi, e la cooperazione internazionale permette all’Istituto di avere una casistica più ampia, fondamentale per continuare ad eccellere. Stesso vale per l’ematoncologia: confrontarsi con patologie complesse è importante per crescere: diamo salute a questi bambini e i bambini danno a noi la possibilità di migliorare, a vantaggio di tutti».

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