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Il processo

Omicidio agenti assassinati in questura, probabile sentenza il 6 maggio

In mattinata è stato ascoltato il perito Stefano Ferracuti che aveva relazionato il vizio totale di mente di Alejandro Meran. Si va sempre più verso l'impossibilità di processare il killer. Delusione tra i molti rappresentanti delle forze dell'ordine presenti in aula. L'associazione Fervicredo: "In 35 anni mai visto nulla di simile"

La decisione finale verrà presa il prossimo 6 maggio ma il caso giudiziario dell'omicidio degli agenti Rotta e Demenego spinge l'assassino Alejandro Meran sempre più verso l'impossibilità di processarlo. A confermare la direzione presa nelle ultime settimane è stata l'udienza tenutasi in Corte d'Assise d'Appello a Trieste nella mattinata di oggi 14 marzo dove, dopo l'analisi della perizia effettuata dal professore Stefano Ferracuti, la magistratura triestina ha rigettato la richiesta delle parti civili di una ulteriore perizia psichiatrica e indicato nel primo venerdì di maggio il giorno in cui giungere a sentenza. Tra poco meno di tre mesi si dovrebbe sapere quindi se il killer di origine dominicana dovrà essere rinchiuso all'interno di una cella oppure se, in quanto incapace di intendere, verrà portato all'interno di una struttura psichiatrica. 

La condizione psichiatrica di Meran

Durante l'udienza di questa mattina la discussione è ruotata proprio attorno la perizia effettuata dal professore Ferracuti, docente dell'Università La Sapienza di Roma e chiamato dagli stessi giudici a valutare la condizione psichiatrica di Meran. Nella relazione emerge il vizio di mente, elemento già attestato dai periti della Procura due anni fa con la differenza tra un vizio totale ed uno parziale. Per quanto riguarda l'aula non sono mancate le sorprese. Le parti civili hanno chiesto una ulteriore perizia, questa volta con tre professionisti.La richiesta avanzata da Walter Biscotti e Ilaria Pignattini, legali dell'associazione Fervicredo presente in aula, e degli avvocati Cristina Birolla, Rachele Nicolin e Roberto Mantello, è stata rigettata. 

"In 35 anni di carriera non ho mai assistito a tanto", le parole di Biscotti

"Sono emersi degli elementi di fatto che potrebbero aver pregiudicato tale condizione di indipendenza e terzietà" hanno ribadito i due legali. Stefano Ferracuti, Giuseppe Sartori e Pietro Pietrini, perito nominato dalla Corte e consulenti tecnici della difesa, fanno parte del Consiglio Scientifico del Centro Universitario Internazionale. Secondo l'istanza presentata da Biscotti, i tre avrebbero degli "interessi comuni che attengono all'esercizio della loro professione che pare possano pregiudicare quella necessaria condizione di imparzialità e terzietà in cui si sarebbe dovuto trovare il perito al momento del conferimento dell’incarico". Una situazione che ha provocato "grande perplessità" nell'associazione. 

La posizione di Fervicredo e l'imbarazzo della Procura 

In effetti la Fervicredo è stata l'unica parte civile che ha tentato di scatenare l'atteso dibattito, cercando di "sollevare un contraddittorio argomentativo per far emergere eventuali contraddizioni. Siamo convinti che ne abbia fatto emergere più di una, anche se non possiamo sapere se la Corte sia rimasta impressionata oppure no. Ciò che ci sentiamo di dire è che oggi come oggi nel processo penale la vittima del reato è la parte più debole. Non sappiamo in quale modo reagire, siamo in una condizione dove ci siamo sentiti isolati". L'accusa era rappresentata dal Procuratore capo Antonio De Nicolo, in veste di pubblico ministero. "La Procura è in forte imbarazzo - così De Nicolo - perché noi dovremmo essere quelli che propongono la condizione più sfavorevole nei confronti dell'imputato ed invece oggi dobbiamo arrestarci di fronte alla scienza. Mi fido di chi fa una valutazione psichiatrica profonda, relazione che conferma ciò che avevamo fatto fare noi due anni fa". 

"Il processo si fa secondo la legge"

Secondo De Nicolo "il processo si fa secondo la legge e i criteri sono indicati dalla legge. L'importante è non caricare di aspettative improprie il processo, visto che se la Corte ha ritenuto di non prendere una decisione in maniera acritica vuole dire allora che è stata percepita la frattura tra l'argomentare e la conclusione. Non possiamo dire che la giustizia ha perso, va fatta una riflfessione sulla legge". Il 6 maggio per Meran si potrebbero aprire le porte di una residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza, ipotesi capace di innescare uno scontro tra l'emotività del caso e ciò che dice il legislatore. In aula si sono visti i volti tirati e delusi di molti colleghi dei due poliziotti uccisi il 4 ottobre 2019 all'interno della questura giuliana. "Sdegno" è la parola utilizzata dal Sindacato Autonomo di Polizia, in aula con il segretario provinciale Lorenzo Tamaro. "Vogliamo giustizia, una parola che merita rispetto ma che passa attraverso la sua credibilità e il suo valore. Non può essere una parola vuota di contenuti". Il segretario provinciale del Siulp Fabrizio Maniago ha parlato di "forte delusione. Rispettiamo le disposizioni del giudice ma siamo molto delusi": 

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