Trentaduenne suicida in commissariato a Opicina, assolti i due poliziotti

La vicenda giudiziaria durata otto anni è finita questa mattina con la sentenza di assoluzione pronunciata in Corte d'Appello. Esultano i sindacati: "Solidarietà ai colleghi e alle loro famiglie"

I due poliziotti accusati in merito al suicidio della 32enne di origini ucraine Alina Bonar Diaciuk, deceduta nell'aprile del 2012 all'interno del Commissariato di di Opicina, sono stati assolti anche dalla Corte d'Appello del tribunale di Trieste "perché il fatto non sussiste". L'atteso verdetto è arrivato questa mattina dopo uAssoluzione poliziottin iter giudiziario durato otto anni durante il quale, prima del ricorso del pm, gli agenti erano già stati assolti nel 2018. 

Una vicenda spiacevole, quella legata al suicidio della Diaciuk, che aveva coinvolto i due poliziotti e la Polizia di Stato di Trieste. Ora, dopo la sentenza del foro giuliano arrivano le prime reazioni e le attestazioni di solidarietà delle sigle sindacali di polizia. Il Sap, che "mai ha avuto alcun dubbio sull'operato dei colleghi" parla inoltre di "fine di un incubo assurdo". 

"Sono stati vittime di un meccanismo giudiziario e di un rebus di normative" così Lorenzo Tamaro che ricorda come gli agenti avevano agito "con le stesse modalità da anni, per adempiere ai propri doveri, in un campo come quello dell’immigrazione, dove le normative sono complesse, in alcuni casi del tutto lacunose e dove la prevista “espulsione” e l’effettivo rimpatrio è spesso impossibile da attuare". 

Secondo Tamaro l'iter ha rappresentato "otto anni di infamanti e pesanti accuse, che hanno sottoposto alla tortura mediatica poliziotti onesti, padri di famiglia nonché figli di genitori che hanno dovuto condividere e convivere con le pene di questa interminabile attesa". Per Tamaro le reazioni all'epoca dei fatti sarebbero state spropositate. "Sono stati attribuiti aggettivi terribili come “carcerieri” ed avanzate accuse gravissime quali sequestro di persona" afferma il Sap sottolineando come "la stessa Polizia di Stato è stata infangata quando qualcuno definì il Commissariato di Opicina, come il “Commissariato degli orrori”. 

Il dibattito sui cosiddetti tempi della giustizia finisce così nel mirino di Tamaro che è convinto che "chi si ritrova in questa condizione non può e non deve attendere così a lungo per essere giudicato" e rimarca infine "carriere bloccate", anticipi "di tasca propria delle spese legali" e "l’impossibilità di poter crescere professionalmente frequentando dei corsi interni di specializzazione. Giustizia ora è stata fatta. Ma a quale prezzo?". 

Solidarietà è stata espressa inoltre anche dalle segreterie di Trieste e del Friuli Venezia Giulia del Coisp. "Finalmente oggi è terminata una difficile fase umana per i nostri colleghi, per le loro famiglie e per i loro cari. E anche per noi, loro colleghi, che sinceramente ci stringiamo a loro e ai loro affetti. Oggi con il sorriso sulle labbra, pur sempre consapevoli del triste evento della morte della donna". 

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