"Allarme" tubercolosi: appuntamenti già per 800 bambini e più di 2500 chiamate al numero verde

Cresce la preoccupazione dei genitori dei 3500 bambini circa venuti a contatto con la pediatra risultata malata di tbc: oggi un vertice in Azienda sanitaria

In merito al caso di tubercolosi diagnosticato a una pediata convenzionata con l'Azienda sanitaria che vaccinava bambini dagli 0 ai 6 anni presso i distretti 1 (di Roiana), 2 (di San Giacomo) e 3 (di Valmaura, Muggia e San Dorligo), a fronte di quella che era un prevedibile allarme generale da parte dei genitori dei 3500 piccoli pazienti che verranno coinvolti dall'indagine e per valutare il corretto proseguimento del protocollo adottato, si è svolto oggi, alle 13, presso la Direzione generale dell'Azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste, un incontro tra i professionisti del gruppo di lavoro che coinvolge Asuits, l’Irccs Burlo Garofolo e i Pediatri di Libera Scelta, che fin da subito si sono resi disponibili per dare supporto e informazioni ai propri assistiti.

Infatti ieri, secondo giorno di "allarme" tbc le linee del numero verde dell'Azienda sanitaria (800991170) è stato letteralmente preso d'assalto e a fronte degli iniziali quattro operatori, sono stati aggiunte ulteriori 6 linee. Ora in caso di dubbi saranno i pediatri, che hanno istituito un sistema di comunicazione interna, a contattare il referente del Burlo.

Alle ore 14 di oggi sono state date prenotazioni già a 800 bambini che eseguiranno la Mantoux e sono state gestite dall'Azienda più di 2500 chiamate a partire da martedì pomeriggio.

Mentre sulla questione si è accesa la bagarre politica e l'allarmismo tenta di prendere il sopravvento (non si può dare torto ai genitori, sopratuttto di quei 600 bambini che dovranno comunque sottoporsi alla profilassi perchè entrati a contatto negli ultimi due mesi con la pediatra infetta) l'Azienda sanitaria ribadisce che «per le modalità di esposizione il rischio di aver contratto l'infezione è bassissimo».

Da ieri, oltre alla politica che relazione l'episodio alla crescente immigrazione, si è fatto strada anche un secondo aspetto, ossia quello delle testimonianze di alcune mamme che, oltre a ricordare che la dottoressa tossiva in maniera "anomala", sembra non indossasse neanche uno dei dispositivi "base" di protezione individuale, ossia guanti, machera e camice. 

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