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La sentenza della Corte d'appello / Barriera Nuova - Città Nuova / Foro Ulpiano

Abusi sessuali su giovani calciatori: annullata condanna in appello, il processo è da rifare

All’allenatore delle giovanili del San Luigi, accusato di atti sessuali su giocatori minorenni, sono stati anche revocati gli arresti domiciliari. La palla passa alla procura. Soddisfazione dei difensori, le madri dei calciatori minorenni non commentano

TRIESTE - Annullata la condanna a 10 anni di reclusione per l’allenatore delle giovanili del San Luigi, accusato di atti sessuali su giocatori minorenni. La Corte, presieduta dal giudice Paolo Alessio Vernì, ha emesso la sentenza nel tardo pomeriggio di oggi, ribaltando la sentenza di primo grado e revocando la misura cautelare degli arresti domiciliari. E' quindi da rifare il processo a carico dell'imputato, difeso dagli avvocati Denise Rodriguez e Giovanni Di Lullo. Non è stata quindi accolta la richiesta del Pm Carlo Sciavicco che aveva chiesto la conferma della condanna in primo grado.

Presenti anche le madri di alcuni dei giovani giocatori che, visibilmente scosse, non hanno voluto rilasciare dichiarazioni. Sono 15 le presunte vittime, di cui 13 si sono costituite parte civile. Otto di queste famiglie sono difese dall’avvocato Nicole Pertot, altre quattro da William Crivellari e una da Mariapia Maier. Secondo l’accusa, l’allenatore avrebbe toccato le parti intime dei giocatori in diverse occasioni, negli spogliatoi, nei bagni, durante le trasferte e anche in auto, mentre li riportava a casa dopo gli allenamenti.

Per l'avvocato Di Lullo "si protrae l'angoscia di una vicenda complicatissima, dove noi riteniamo che l'imputato sia assolutamente innocente. La Corte d'appello ha ritenuto di dover annullare la prima sentenza che ha violato un principio fondamentale del nostro diritto, quello della corrispondenza tra accusa e sentenza" ritenendo che "nel prosieguo riteniamo di poter risolvere questa pesante vicenda in maniera positiva perché sono evidenti gli elementi che portano a una sua estraneità ai fatti". Il difensore sostiene quindi che "questi fatti sono purtroppo sorti da un terrore che si può comprendere quando vengono aggrediti i nostri figli ma che è del tutto irreale" e che "c'è stata una grandissima attività di tam tam informativo svolta dai genitori, che in qualche maniera li hanno portati a contagiarsi l'uno con l'altro e a ricostruire una realtà diversa, interrogando i bambini in maniera inappropriata e ottenendo versioni che erano più frutto del loro terrore che della realtà degli accadimenti".

Così l'avvocato Rodriguez: "Siamo molto contenti che questa sentenza assolutamente ingiusta e illegittima sia stata eliminata dall'ordinamento giuridico. Una sentenza che violava il diritto di difesa e tutte le garanzie imprescindibili che sono collegate al diritto al contraddittorio che ogni cittadino ha. Una sentenza spaventosa e che spaventava non come difensori, ma come cittadini".

L'avvocato di parte civile Maier spiega infine che, in primo grado "la sentenza aveva condannato per un'imputazione modificata, rideterminando la fattispecie di reato quando il processo era stato istruito e discusso su una qualificazione diversa. Ora si rimanda alla procura affinché riformuli l'imputazione, e si rifà il processo per arrivare a una sentenza secondo le regole. La questione è ancora tutta in discussione". Il reato, infatti, era stato inizialmente classificato in atti sessuali con minorenne (609 quater) era stato poi riqualificato in 609 bis, ossia violenza sessuale, che rispetto alla prima ipotesi di reato implica la costrizione a subire o compiere atti sessuali tramite abuso d’autorità.

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