rotate-mobile
Lunedì, 20 Maggio 2024
La rabbia dei genitori

Ex allenatore del San Luigi condannato, le famiglie: "La giustizia ha creduto ai ragazzi"

Le famiglie presenti in aula: "E' la cosa più importante, sono stati riconosciuti i fatti addebitati ed è stato condannato". I legali dell'uomo: "Non condividiamo questa decisione. Se sottraessimo i messaggi all'impianto accusatorio questo processo non sarebbe mai iniziato". Sicura la decisione di ricorrere in appello. Novanta giorni per le motivazioni della sentenza

TRIESTE - Il pugno chiuso in un'emozione a cui è difficile, se non impossibile, riconoscere un carattere di esultanza. La lettura della sentenza di condanna a dieci anni di reclusione nei confronti dell'ex allenatore del San Luigi, accusato per le molestie sessuali ai danni di 14 giovani calciatori, ha prodotto una lunga lista di provvedimenti che le famiglie presenti in aula hanno ascoltato con attenzione. Negli attimi in cui il giudice li ha elencati, i genitori delle vittime si sono stretti in un abbraccio particolarmente sentito. "Non sarà mai abbastanza" questo uno dei primi commenti raccolti da TriestePrima, a margine della sentenza. Una condanna, quella emessa dal collegio giudicante presieduto dal giudice Francesco Antoni e contro cui la difesa proporrà l'appello, più alta rispetto alla richiesta del pubblico ministero, Lucia Baldovin. L'accusa, infatti, aveva chiesto nove anni e due mesi. L'allenatore, un triestino di mezza età e da circa trent'anni nel mondo del calcio giovanile locale, è stato condannato anche all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, all'interdizione da qualunque incarico nelle scuole, in istituzioni pubblico o private frequentate da minori, al risarcimento danni delle parti (35 mila euro al San Luigi, a causa dell'interruzione della collaborazione con la Juventus conseguente al fatto) e al pagamento delle spese legali. "Un diluvio", questo il commento di alcuni addetti ai lavori, fuori dall'aula del tribunale di Trieste.  

Le parole dei genitori

"La cosa più importante è che oggi la giustizia abbia riconosciuto quanto dichiarato dai ragazzi - queste le parole di un genitore, raggiunto telefonicamente da TriestePrima -. Il giudice ha creduto alla verità dei ragazzi. L'aspetto importante è questo. Sono stati riconosciuti i fatti addebitati ed è stato condannato". La decisione di oggi rappresenta "solo" il primo grado di giudizio ma, anche se la condanna non è definitiva, per le madri la sentenza di oggi ha il sapore di una vittoria. "Il giudice ha creduto ai nostri ragazzi - così a chi scrive - ed è la cosa più importante, anche perché in diversi casi si era parlato di suggestioni, mettendo in dubbio le loro testimonianze". Un processo lungo e dettato soprattutto, come impone il tema, dalla necessaria protezione delle vittime. Udienze a porte chiuse, assistenza psicologica, con 15 ragazzi sentiti dalla magistratura. Nessun dettaglio specifico, di quanto trascritto negli atti di indagine condotta dalla Squadra mobile. La condanna è arrivata per 14 casi, mentre per un caso l'ex allenatore è stato assolto. L'uomo è stato inoltre condannato al risarcimento danni per ogni minore coinvolto (per questo si rimanda al giudice civile), quantificati in una forbice tra un minimo di 3 fino ad un massimo di 10 mila euro. 

La difesa: "Ricorreremo in appello"

Dopo la sentenza di condanna l'ex allenatore tornerà agli arresti domiciliari, misura che rimarrà tale fino a sentenza definitiva. Per le motivazioni bisognerà aspettare al massimo 90 giorni, mentre per il ricorso in appello i legali della difesa, gli avvocati Giovanni Di Lullo e Denise Rodriguez, hanno 45 giorni di tempo dopo il deposito delle motivazioni. "Non condividiamo questa decisione - così la Rodriguez - che riceviamo con grande stupore e che riteniamo ingiusta". Secondo la dichiarazione rilasciata dalla stessa legale, il processo "prende le mosse da una messaggistica WhatsApp dell'allenatore o inoltrata su telefoni perfettamente accessibili ai genitori, contenente epiteti affettuosi ed emoticon, ma che all'esito dell'istruttoria è risultata innocua, e sul piano probatorio, assolutamente neutra". 

"Senza i messaggi il processo non sarebbe mai iniziato"

"Se sottraessimo - continua - questa messaggistica dall'impianto accusatorio, questo processo non sarebbe mai iniziato, perché non v'è un unico elemento oggettivo che suffraghi le dichiarazioni dei minori, rese dopo anni dai presunti accadimenti e in seguito ad un acclarato contagio dichiarativo. Il fatto che il presunto protagonista degli abusi non abbia mai adottato alcuna cautela per non essere scoperto, la disconferma da parte dei testimoni presenti ai fatti del contenuto di gran parte delle dichiarazioni dei minori, la contraddittorietà e le amplificazioni del narrato ad ogni ripetizione da parte dei bambini, sono elementi che riteniamo avrebbero dovuto portare ad una valutazione dei fatti completamente diversa". Il fascicolo di indagine è composto da migliaia di pagine (tra i due e i tre faldoni). Quattro minori sono stati difesi dall'avvocato William Crivellari, otto dall'avvocata Nicole Pertot e uno da Mariapia Maier; per quanto riguarda il San Luigi, la società è stata rappresentata da Marzio Calacione. In aula erano presenti anche i carabinieri. 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Ex allenatore del San Luigi condannato, le famiglie: "La giustizia ha creduto ai ragazzi"

TriestePrima è in caricamento