Altri 23 anziani positivi a Casa Emmaus: "Niente visitatori dal 6 marzo"

Oltre 60 ospiti positivi su 110, dei precedenti 40 alcuni sono già in ripresa. Il presidente Bruno: "Abbiamo riorganizzato completamente la logistica separando negativi da positivi, abbiamo Dpi necessari e presidio sanitario"

Foto: Aiello

"L’esito degli ultimi tamponi relativi a ospiti di Casa Emmaus conferma la presenza di 23 nuovi casi, che si sommano ai 40 già positivi in precedenza, una parte in fase di chiara ripresa, non più allettati anche se mantenuti nelle rispettive stanze". Lo dichiara il presidente della residenza Gianfranco Bruno. I primi 40 casi sui 110 totali erano stati già riportati dalla stampa locale il 18 aprile.

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Le procedure adottate

"La struttura vede a oggi, a più di 30 giorni dall’inizio dell’emergenza, una logistica completamente riorganizzata - continua Bruno - per far sì che non vi siano contatti tra i reparti degli ospiti negativi, quelli positivi e quelli positivi ma in fase di negativizzazione, tre ospiti che ancora devono ricevere l’esito del tampone. Dallo scorso 6 marzo i nostri ospiti non possono ricevere visite dai parenti, i quali vengono tenuti informati via telefono e videochiamate e con una mail di aggiornamento generale inviata ogni sera. Un presidio stabile del Distretto Sanitario è operativo all’interno della struttura, con un medico dell'Asugi che - in team con i medici di medicina generale - è responsabile per quanto riguarda le cure da effettuare in relazione alla patologia Covid-19".

"Sul fronte assistenziale - spiega il presidente -, la struttura è dotata dei DPI necessari, il distanziamento è il massimo possibile tenendo presenti le necessità della gestione degli ospiti: Casa Emmaus è infatti una delle strutture a più alta soglia di assistenza sul territorio e non ci sono ospiti autosufficienti, tutti necessitano di cure continue, molte delle quali non possono essere effettuate “a distanza”. Ad esempio, si è scelto di ricominciare a trattare una parte degli ospiti che necessitano di fisioterapia anche se positivi, perché il rischio è il peggioramento di altre patologie mentre si cura il Covid-19.

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