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L'inaugurazione / Barriera Vecchia - Città Vecchia / Piazza Sant'Antonio Nuovo

Trieste ha un'altra statua, è il turno del vescovo Antonio Santin

L'opera è stata pagata da un anonimo benefattore ed è stata inaugurata questa mattina. Le parole di Crepaldi durante la benedizione: "Richiama i convulsi avvenimenti che si consumarono in questa piazza dal 3 al 6 di novembre del 1953. In quella circostanza il vescovo Santin ebbe un ruolo determinante nella pacificazione della città"

TRIESTE - La città ha una nuova statua. Questa volta è il turno del vescovo Antonio Santin, numero uno della diocesi triestina dal 1938 al 1975 e tra gli episcopati più lunghi che l'ecclesia tergestina abbia conosciuto. La statua è stata scoperta nella mattinata di oggi 18 marzo, nei pressi della chiesa di Sant'Antonio Taumaturgo. A benedirla è stato monsignor Gianpaolo Crepaldi, ancora per poco alla guida della cattedra di San Giusto. "Richiama alla memoria i convulsi avvenimenti che si consumarono in questa piazza dal 3 al 6 di novembre del 1953 - così l'arcivescovo - , dove, a seguito di scontri violenti con la polizia civile della zona, persero la vita sei giovani triestini. In quella circostanza il Vescovo Santin ebbe un ruolo determinante nella pacificazione della città".

Nel diario di quei giorni Santin scrisse queste parole: “Mi portai a Sant’Antonio Nuovo. Fuori e dentro vi era molta gente. Cercai di mettere calma. Intanto dietro la chiesa si era creata una situazione estremamente pericolosa. Vi era una folla minacciosa esasperata per i morti della giornata da una parte e la polizia con le armi spianate dall’altra. Erano a contatto d’uomo. Una mossa sbagliata poteva creare la catastrofe. Mi posi tra la folla e la polizia. La mia posizione era facilitata dal fatto che avevo il favore della folla. In città la tensione era grande, perciò a sera inoltrata con il segretario feci un lungo giro per la città, pregando i vari gruppi di cittadini, e specialmente di giovani, di desistere e di ritornare a casa per evitare nuove disgrazie”. La statua, firmata dal maestro Albano Poli di Verona, è stata pagata da un anonimo beneffatore ed è stata realizzata dalla ditta Rosso. Il vescovo Santin è ritratto "senza piedestallo a significare la sua presenza non sopra noi ma tra di noi" così la nota della diocesi. 

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