Cronaca

Aperti i lavori a Trieste del 9° International Society for cultural history

Dopo Bucarest, Johannesburg, Istanbul e Brisbane, il Congresso annuale dell'Isch arriva in Italia per la sua nona edizione, dedicata al tema “Gender and Generations”. In occasione del Congresso anche l'annuncio del vincitore del premio annuale ISCH al miglior saggio di storia culturale

Si è aperto stamattina a Trieste con il saluto delle autorità e la lezione inaugurale dal suggestivo titolo “Gendering Generations”, a cura di Patrizia Dogliani, professoressa di Storia Contemporanea all’Università di Bologna, il Nono Congresso Annuale dell'International Society for Cultural History (ISCH), prestigiosa associazione cui aderiscono storici della cultura di tutto il mondo. Il Congresso, che proseguirà fino a venerdì prossimo, è dedicato a un tema di scottante attualità, “Gender and Generations”, e giunge per la prima volta in Italia, a Trieste.

Nel corso del Congresso saranno oltre un centinaio gli storici della cultura, provenienti da ogni angolo del globo, che si alterneranno in cattedra, presso l'Aula Magna del Dipartimento di Scienze Giuridiche, del Linguaggio, della Interpretazione e della Traduzione di via Filzi, per presentare ai convegnisti i propri lavori sul tema, suddivisi per sessioni tematiche. Ma ci saranno anche lezioni magistrali di eminenti storici di fama internazionale, come Jonas Liliequist, professore presso il Dipartimento di studi storici, filosofici e religiosi dell'Università di Umeå (Svezia), che si concentrerà sul tema “Emotions Gender and generational Conflicts” (Emozioni, genere e conflitti generazionali), Guido Ruggiero, professore di storia all'Università di Miami, che discuterà di “Virtuous Women, Beastly Men, and Confused Boys: Gender and Generation in a Historian's Decameron” (Donne virtuose, uomini bestiali e ragazzi confusi: genere e generazione in un Decamerone degli storici) e Alberto Mario Banti, professore di Storia Contemporanea all’Università di Pisa, che si focalizzerà su “Visual Paths to Gender and Generation. An analytical Exercise” (Percorsi visivi su genere e generazione. Un esercizio analitico).

Ad accogliere gli studiosi e ad aprire i lavori sono stati stamattina il Rettore dell'Università giuliana, Maurizio Fermeglia, la prof.ssa Nadine Celotti, in rappresentanza del Dipartimento che ospita il congresso, l'assessore regionale Gianni Torrenti, le presidenti delle Commissioni Pari Opportunità regionale e provinciale, Annamaria Poggioli e Mirta Cok, e naturalmente la responsabile scientifica della Convention, prof.ssa Gabriella Valera. “I temi che tratterete in questo Convegno sono molto importanti per l'Europa e per il mondo contemporaneo – ha sottolineato il Rettore -.

Indagare sulle distanze e sulle differenze tra generazioni e generi è cruciale oggi e purtroppo abbiamo molti esempi di ciò che può succedere se la riflessione su questi argomenti non viene praticata”. «Politica e università spesso non riescono a comunicare tra loro, invece si tratta di una connessione fondamentale per trasmettere ciò che voi studiate al pubblico e alla politica, in modo che possa fungere da strumento per chi governa per fare delle scelte oculate», ha spiegato l'assessore Torrenti. «Questo è un evento di grande levatura culturale – ha commentato Annamaria Poggioli – e siamo orgogliosi di patrocinarlo. Indagare il genere è oltremodo importante oggi. L'emancipazione è un percorso ancora in salita: parlare di differenze di genere è promuovere la diversità come ricchezza, quella che noi chiamiamo cultura del rispetto».

Dopo i saluti delle autorità, il Convegno è entrato subito nel vivo con la lezione di Patrizia Dogliani, che ha analizzato storicamente la nascita dei concetti di genere e generazioni, soffermandosi sulla nozione di “performatività del genere”: «Una delle analisi che gli storici perseguono ancora oggi è quella inerente la performatività del genere – ha spiegato Dogliani -, che è un'imposizione culturale e sociale. Il DNA della performatività del genere si trasmette da generazione a generazione, da società a società, da cultura a cultura. Azioni appropriate solo per uomini o solo per donne sono state trasmesse nel tempo per produrre e per mantenere in una società un'idea di naturale binarietà dei generi. Guerra per gli uomini, pace per le donne, sfera pubblica per gli uomini, sfera privata per le donne, atteggiamenti forti quelli maschili, delicati e pazienti quelli femminili. A dare forma al genere sono, fin dall'infanzia, comportamenti imposti dalla società».
 

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