menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Approvato il nuovo Statuto dell'Università di Trieste

Con la duplice delibera del Senato accademico e del Consiglio di Amministrazione, rispettivamente adottata il 13 e il 15 settembre scorsi, si è concluso l'iter di redazione del nuovo statuto dell'Università di Trieste.Nei prossimi giorni, dopo un...

Con la duplice delibera del Senato accademico e del Consiglio di Amministrazione, rispettivamente adottata il 13 e il 15 settembre scorsi, si è concluso l'iter di redazione del nuovo statuto dell'Università di Trieste.
Nei prossimi giorni, dopo un ultimo lavoro di perfezionamento linguistico, il testo verrà trasmesso al Miur, così ottemperando, in considerevole anticipo, al termine di legge, fissato nel 29 ottobre.
E' dunque terminato il percorso di elaborazione di quella che rappresenta la Carta fondamentale dell'Ateneo: percorso avviato nel febbraio scorso, con l'elezione della commissione dei quindici redigenti e culminato nelle due citate delibere degli organi di governo dell'Ateneo.
Nel complesso, si è trattato di quasi una trentina di sedute che hanno impegnato i distinti organi collegiali; ad esse si devono aggiungere i periodici appuntamenti assembleari, indetti per favorire l'informazione e il confronto con l'intera comunità universitaria.
Significative le novità introdotte dal nuovo statuto: In primo luogo, muta l'architettura del governo "centrale" dell'Ateneo, nell'ambito del quale assume ruolo preponderante, quale organo di indirizzo strategico, il consiglio di amministrazione, mentre il senato accademico acquisisce funzioni prevalentemente consultive e propositive.
Cambia profondamente anche l'assetto delle strutture di base: i dipartimenti divengono unici responsabili, insieme, della didattica e della ricerca scientifica, assorbendo anche le competenze che prima spettavano alle facoltà.
"La novità che maggiormente balza all'occhio dell'osservatore - osserva il rettore, Francesco Peroni - è, indubbiamente, la forte semplificazione dell'assetto istituzionale complessivo: diminuiscono gli organi, in cifra assoluta e per numero dei componenti, e cala altresì il numero delle strutture e la varietà stessa della loro tipologia.
A titolo di esempio, il senato accademico annovererà venti componenti in luogo degli attuali ventisette; il consiglio di amministrazione undici, anziché ventidue; le odierne strutture di base - una trentina, tra facoltà e dipartimenti - diventeranno undici.
Va peraltro sottolineato che il dato dimensionale non è quello più importante, nella scala delle novità introdotte: ciò che a Trieste si è cercato di realizzare è stato infatti il coniugare questa semplificazione con una riqualificazione della vita democratica dell'Ateneo, perseguita superando quelle vecchie logiche di rappresentanza accademica - declinate per struttura, fascia, area scientifica o categoria di appartenenza - che nell'esperienza hanno spesso privilegiato l'interesse particolare ai danni di quello collettivo.
Segnali di questa riqualificazione sono alcune scelte che lo statuto triestino - in modo del tutto originale - ha inteso far sue: scelte che puntano, per un verso, a un allargamento della partecipazione collettiva alla vita istituzionale dell'Ateneo - quali l'elettorato passivo alle cariche direttive aperto a tutte le componenti della docenza (professori e ricercatori di ruolo), nonché la previsione di un maggior coinvolgimento degli studenti e del personale tecnico-amministrativo in alcuni momenti istituzionali - per l'altro, ad aprire l'Università all'esterno, mettendola in condizione di giovarsi di esperienze particolarmente qualificate, come quelle di cui dovranno essere portatori i componenti esterni del nuovo consiglio di amministrazione.
Al fondo di questo disegno - conclude il rettore - sta, in definitiva, la fiducia nella possibilità che una comunità possa reggersi responsabilmente: condizione, questa, della quale il nuovo statuto pone indubbiamente le premesse, fermo restando che essa non potrà realizzarsi senza un coerente impegno collettivo, in termini di innovato patto di cittadinanza, da parte di tutti, nel momento in cui la riforma entrerà a regime. Personalmente, l'ampia e appassionata partecipazione che ho registrato durante i lavori di redazione del nuovo statuto, mi fa ben sperare sulla risposta che la comunità universitaria triestina saprà dare alle sfide organizzative che l'attendono".




Argomenti
Condividi
In Evidenza
social

Torta rustica di polenta e verdure: la ricetta

Salute

Controlli gratuiti per le donne: torna l'H-Open Week di Onda

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

TriestePrima è in caricamento