Cronaca

"Basta omofobia!": l'urlo di 500 persone scuote piazza Unità

L'iniziativa di protesta è stata organizzata dalla sezione di Trieste e Gorizia di Arcigay Arcobaleno. Presenti anche rappresentanti dell'opposizione. Il grido lanciato più volte

Il grido “basta!” si è alzato più volte dalla piazza Unità questa sera, un urlo lanciato ripetutamente dalle circa 500 persone che hanno preso parte alla manifestazione di protesta organizzata da Arcigay Arcobaleno Trieste-Gorizia, dopo le polemiche scatenate da un post pubblicato dal consigliere del Gruppo Misto, Fabio Tuiach. “Non possiamo e non vogliamo restare in silenzio” ha detto Andrea Tamaro, rappresentante dello storico sodalizio che da circa 25 anni si batte anche nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia per i diritti degli omosessuali.

Al grido di “mai più fascismi”, la manifestazione di protesta ha messo nel mirino le responsabilità della classe politica locale. “La denuncia della violenza verbale – così Tamaro – non dovrebbe arrivare da noi e neppure da qualche partito: dovrebbe arrivare dal sindaco Roberto Dipiazza, rappresentante di tutti i cittadini di una Trieste aperta ed inclusiva”.

“Il sindaco ha soppresso tutte le iniziative costruite negli anni anche grazie all’impegno di Arcigay, ha detto no al palco del Fvg Pride in piazza Unità, ostacolando in ogni modo la manifestazione. Ora ha anche il coraggio di invitare Antonio (Parisi, uno degli aggrediti martedì 16 febbraio a Repen ndr) per incontrarlo, sperando di comprarsi qualche voto nella comunità Lgbt per le prossime elezioni? Dov’era nel passato? Il tempo per andare al convegno di Forza Nuova l’aveva trovato”.

Alla manifestazione hanno partecipato, oltre ad esponenti della comunità Lgbt (tra cui il celebre dj triestino Alex Bini, da anni impegnato nella difesa di tutte le minoranze ndr), numerosi rappresentanti dell’opposizione in Consiglio comunale, dal Partito Democratico ai Cinque Stelle, fino ad Adesso Trieste, oltre ai vertici dell'Anpi giuliana. “Fanno passare per libertà di espressione solo parole violente e che sono capaci di diventare esempi negativi per la cittadinanza. Sappiamo chi sono i mandanti. Diciamo basta all’odio omofobico in questo comune”.

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