Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Furti di gasolio e tratta migranti, il legame passava per Trieste

Alcuni tra i 17 arrestati sarebbero transitati per la nostra città in diverse occasioni. Eclatante l'episodio del 4 dicembre, quando a Col viene arrestato un passeur con 13 migranti "stipati" in un furgone e che tre settimane prima viene "agganciato" nella zona di via Sant'Anastasio

Il furgone noleggiato a Roma e fermato sulla strada per Monrupino (foto Balbi)

L’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma che ha portato questa mattina all’arresto di 17 indagati a vario titolo, ha permesso di appurare l’esistenza di un’organizzazione criminale che, attraverso la produzione di documenti falsi, sarebbe responsabile di una delle tante “tratte” di migranti che dalla Croazia entrano nel nostro paese attraverso i confini del Carso. L'operazione, tra i diversi filoni dell'indagine, ha visto anche l'emersione di un vero sodalizio criminoso operante nel furto di carburante dall'aeroporto di Fiumicino. 

Nei reati che vengono contestati dalla magistratura e che riguardano la tratta di migranti, emergono tutti i particolari dell'organizzazione del "lavoro". In due occasioni infatti, le forze dell’ordine avevano fermato altrettanti furgoni intenti a trasportare illegalmente e in condizioni disumane, rispettivamente 14 e 13 migranti. Nel secondo caso l’intervento dei militari dell’Arma si era concluso dopo un inseguimento ad alta velocità e terminato con un grave incidente nei pressi della frazione di Col, nel comune di Monrupino. 

Il primo viaggio: il 16 novembre la polizia croata ferma un primo furgone

Secondo la Procura romana, M.Y.A., S.G., R.R., R.M. e M.A.C. sono i cinque indagati per reati in materia d’immigrazione in ragione di due episodi, avvenuti lo scorso anno tra novembre e dicembre e che coinvolgono in diversi modi proprio la zona di Trieste e il suo retroterra. Nel primo caso, quello riferito al 16 novembre, R. viene fermato dalla polizia croata a Zaluki, ad una quindicina di chilometri da Fiume.

"Non senti nessuno che bussa? Sono ancora vivi?"

Poco prima, grazie alle intercettazioni contenute nell’ordinanza di custodia cautelare, i due, che stanno evidentemente viaggiando su due mezzi diversi si parlano: “Non senti nessuno che bussa dietro? Sono ancora vivi quelli?” chiede R. e R. risponde “e cosa gli posso fare?”. Quando poi uno dei due furgoni viene fermato dalle forze di polizia croate, l’altro gli dice di scappare.

Il furgone noleggiato a Trieste

I due vengono tratti poi in arresto e dagli atti emerge il trasporto di migranti dietro compenso e che il committente risulterebbe essere M.Y.A. Per il noleggio del furgone uno degli indagati si era avvalso di un documento falso, intestato a R.M. Il furgone in questione era stato noleggiato a Trieste presso la ditta Lilo srl, in zona Campi Elisi e lo stesso titolare dell’autonoleggio aveva presentato la denuncia per la mancata riconsegna, prevista per il 17 novembre.  

Qualche giorno prima del viaggio M. si trova a Trieste e contatta M.Y.A. per “ingaggiarlo”. È dopo questa telefonata che da San Cesareo in provincia di Roma partono gli altri. Il 14 novembre infatti, R. R. e S. incontrano M.

Quindici anni di "esperienza" nella tratta

Passano circa cinque giorni e, precisamente in un’intercettazione registrata il 19 novembre, un altro indagato chiama M.Y.A. Dalle risposte e dagli atti della magistratura emergerebbe la sua conoscenza e l'esperienza in questo tipo di viaggi. Tratte che, secondo la Procura, egli “svolgerebbe da 15 anni, lasciando intendere al suo interlocutore di avere alle spalle un’organizzazione che si farà carico delle spese legali”. Proprio il 16 novembre le utenze dei rispettivi vengono agganciate dalla cella di via Sant’Anastasio a Trieste, zona che già era balzata alle cronache per l’operazione antidroga del settembre 2018 che aveva portato in carcere sette richiedenti asilo.

L'operazione antidroga in zona stazione: sette le persone arrestate

L’episodio del 4 dicembre

A distanza di neanche due settimane M.Y.A. organizza un altro viaggio. La “tratta” di migranti questa volta però non viene portata a compimento perché, il 4 dicembre viene arrestato dopo un inseguimento che inizia all’ex valico confinario di Fernetti e si conclude sulla strada che conduce alla frazione di Col, in virtù di una violenta collisione con una macchina con targa slovena.

Il furgone noleggiato a Roma

In questo caso i 13 migranti “stipati” nel furgone – di cui avevamo messo in dubbio la provenienza in questo articolo – erano stati intercettati, presumibilmente dallo stesso M.Y.A. che il 30 novembre, come da intercettazioni, si trova già in territorio straniero. Il furgone viene noleggiato a Roma dalla ditta Frank (come da fotografia ndr) a fronte di un pagamento di 1045 euro, pagati in contanti. Nel frattempo, gli investigatori riescono a posizionare un sistema di GPS sul furgone a noleggio e a seguirne gli spostamenti successivi.

Il mistero del furgone che arriva da lontano: la nostra inchiesta

Il furgone fermato il 4 dicembre a Col-2

Roma-Duino-Lubiana: le tappe del viaggio

Il 1° dicembre il furgone si ferma a Duino per fare rifornimento, mentre nei giorni successivi viene localizzato prima a Lubiana, poi in Croazia, poi di nuovo nella capitale slovena e infine nuovamente in territorio croato. Poco dopo l’ultimo trasferimento verso la Croazia il furgone parte in direzione dell’Italia. È sulla strada per Col che infine M.Y.A. viene intercettato dai Carabinieri, intento a trasportare 13 migranti.

Dietro alla tratta quindi, se ci fosse anche il solo bisogno di ribadirlo, ci sarebbero organizzazioni criminali ben ramificate e che farebbero i loro affari anche qui a Trieste. 

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