Estorsione, minacce e caporalato, imprenditore in manette

Il titolare di un'azienda che lavora all'interno dei bacini Fincantieri a Monfalcone è stato arrestato questa notte dai Carabinieri di Gorizia. Avrebbe anche chiesto di mentire sugli infortuni sul lavoro alla quindicina di dipendenti

Un imprenditore di origini venezuelane di 40 anni è stato arrestato la scorsa notte dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Gorizia. La notizia che riporta ANSA riguarda la disposizione del fermo da parte del Tribunale di Gorizia per "le ipotesi di reato di caporalato, estorsione, minaccia aggravata, sfruttamento del lavoro e falso". 

Chiedeva di restituire parte dello stipendio

L'uomo sarebbe socio e co-titolare de La Montaggi srl, un'azienda presente all'interno dei bacini dove il colosso Fincantieri costruisce le navi da crociera a Monfalcone. "Secondo l'accusa - si legge nel lancio ANSA - l'imprenditore costringeva alcuni dipendenti maliani, senegalesi e gambiani a turni massacranti e a restituire una parte dello stipendio - tra 200 e 400 euro mensili, in contanti - che percepivano, con la minaccia di licenziarli".

Ti sei fatto male a casa, non qui

In caso di infortuni sul lavoro, non volendo rischiare di finire nei guai, intimava loro di non sporgere denuncia, obbligando i lavoratori a mentire sul luogo dove si fossero fatti male. "I dipendenti dell'azienda Montaggi il cui titolare è stato arrestato questa mattina, saranno probabilmente ricollocati in un'azienda dello stesso settore, la Petrol Lavori" sempre così l'ANSA.

Prevenzione contro le mafie

Proprio la PL sta monitorando la vicenda, grazie anche all'interessamento della Fincantieri.  I dipendenti de La Montaggi sono una quindicina. Nelle indagini una parte importante l'ha recitata la collaborazione con le forze di polizia del sistema di sicurezza dell'azienda guidata da Giuseppe Bono. "L'operazione - conclude ANSA - si inquadra nel protocollo quadro nazionale di legalità finalizzato alla prevenzione dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata, un'intesa pubblico-privato, siglata fra il gruppo triestino e il ministero degli Interni nel febbraio 2017". 

Le reazioni politiche del PD e dei Cinque Stelle 

“Lo sfruttamento dei lavoratori - ha commentato Debora Serracchiani del PD - è una ferita aperta e anzi e lo sfilacciamento della solidarietà sociale lascia gli individui sempre più soli e indifesi, tutti, italiani e stranieri. Contro questi veri e propri gruppi criminali bisogna stare molto in guardia e non perdere di vista l'obiettivo della legalità e della sicurezza”.

“Sin dal 2015 abbiamo chiesto di rafforzare gli strumenti di chi controlla le infiltrazioni mafiose e i casi di caporalato, in Fincantieri ma non solo” così il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Cristian Sergo. “Nel 2017 è stato stipulato un apposito protocollo per la legalità tra il Ministero dell'Interno e Fincantieri – ricorda Sergo -. Un accordo che il M5S aveva caldeggiato e che aveva il pregio di unificare a livello nazionale le procedure per le verifiche antimafia sulle imprese operanti in appalto e subappalto in tutte le sedi del Gruppo”.

 

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