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Sabato, 2 Luglio 2022
L'attacco informatico

Bestemmie e insulti omofobi nell’evento online dei cristiani Lgbt: le indagini continuano

L’associazione Rùah ha sporto denuncia e L a Polizia postale ha collegato gli indirizzi Ip degli anonimi 'haters' a cinque minorenni. Un numero conduceva anche a una parrocchia della provincia di Roma

Insulti omofobi, bestemmie e ingiurie antisemite nella chat di un evento online dell’associazione di cristiani Lgbt “Progetto Rùah”: si tratta dell’ormai tristemente noto fenomeno dello zoombombing, dove gli haters, nascosti dietro nomi di fantasia, attaccano verbalmente i partecipanti di una riunione online. Dopo un attacco perpetrato nel marzo del 2021, l’associazione triestina ha sporto denuncia, assistita dall’avvocata Patrizia Fiore, e successive indagini hanno permesso di collegare le false identità a cinque minorenni, sia maschi che femmine, residenti in diverse città italiane. La Polizia postale ha rilevato che gli indirizzi Ip corrispondevano alle utenze dei genitori e un numero conduceva anche a una parrocchia della provincia di Roma. 

Ora i genitori dei ragazzi rischiano una condanna per omessa vigilanza, visto che i figli sono accusati di illeciti penali: molestia e frode informatica oltre che bestemmia, propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. Il caso è quindi approdato al Tribunale di Trieste e inizialmente il Pm, insieme ai legali degli imputati, Matteo di Bari, Raffaele Leo e Matteo Garbisi, aveva richiesto l’archiviazione delle indagini per l'impossibilità di provare chi delle famiglie coinvolte era al computer al momento dell'attacco informatico. In seguito l’avvocato Fiore ha presentato un’opposizione, poi accolta pochi giorni fa dal Gip Luigi Dainotti, che si è riservato di decidere. Quindi il caso non è ancora chiuso e ora l’attività investigativa proseguirà.

A questo episodio di zoombombing, che ha dato il via alla denuncia, ne sono seguiti altri, l’ultimo dei quali, a ulteriore sfregio dell’associazione Rùah, si è verificato durante un incontro dal titolo ‘Omofobia e dintorni’, e ancora una volta i partecipanti sono stati offesi, sia per la loro fede religiosa che per il loro orientamento sessuale, da decine di troll.

"Lo zoombombing - spiega l'associazione in una nota ufficiale - è tanto più grave in quanto costituisce non solo uno strumento di generica molestia o una goliardata, ma è invece usato come mezzo di propaganda razzista e fascista, omotransfobica e antisemita e, nel nostro caso, anche cristianofobica". Un attacco "grave", hanno spiegato i i cristiani Lgbt, perché inferto all’interno di uno spazio protetto: “L’incontro è un’esigenza ancor più sentita tra chi partecipa alle attività del Progetto Rùah, incentrate sullo scambio e sul confronto in contesti protetti e riservati, ove sentirsi accolti e confrontarsi con persone che vivono esperienze simili. La minaccia ai luoghi di incontro telematico non deve essere sottovalutata, ma anzi considerata grave quanto un’incursione fisica con bastoni, urla o bestemmie. Questi attacchi sono capaci di mettere a rischio il diritto fondamentale di riunirsi sancito all’art. 13 della Costituzione italiana, già compromesso a causa dell’emergenza sanitaria”.

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