Martedì, 22 Giugno 2021
Cronaca

Comune di Trieste: gare d’appalto più facili per le piccole imprese

Approvato dalla Giunta Municipale, relatore l'assessore Elisa Lodi, un importante "Atto di indirizzo" a sostegno delle piccole e medie imprese del nostro territorio

Un provvedimento di rilevante importanza, a sostegno delle esigenze delle piccole e medie imprese triestine edili e artigiane, particolarmente necessitanti di un supporto delle pubbliche istituzioni in una fase economica di notevole difficoltà, è stato approvato l'altro giorno (giovedì 21 dicembre) dalla Giunta Municipale di Trieste presieduta dal Sindaco Dipiazza, relatore l'Assessore ai Lavori Pubblici Elisa Lodi.

Si tratta di un “Atto di indirizzo e coordinamento sul tema degli appalti pubblici” “disegnato” con il preciso intento di rendere più praticabile, naturalmente nel pieno rispetto delle leggi vigenti, l'accesso alle gare proprio alle imprese minori del nostro territorio le quali, per più motivi (dalla proposizione di gare troppo rilevanti e impegnative fino all'espletamento di procedure burocratiche troppo complesse) si trovano in grande difficoltà nel tentativo di ottenere dei lavori da parte dell'Ente pubblico.

L'Atto – di cui l'Assessore Lodi ha illustrato caratteristiche e intendimenti in una conferenza stampa tenuta oggi in Municipio assieme ai consiglieri comunali Claudio Giacomelli (FdI) e Everest Bertoli (FI), entrambi presentatori di apposite mozioni consiliari in tal senso, già dalla passata consiliatura (con l'Amministrazione Cosolini), ora nuovamente riproposte con la Giunta Dipiazza – prevede, in sintesi (essendo piuttosto articolato, complesso e ricco di aspetti specifici, poiché complessa e specialistica è l'intera disciplina degli appalti), di individuare tutta una serie di soluzioni utili all'obiettivo della maggior apertura possibile alle micro-piccole- medie imprese locali, che siano praticabili all'interno della “forbice” tra lo storico divieto di legge “di artificioso frazionamento degli affidamenti” e, dal lato opposto, l'evoluzione più recente (anche con i Decreti “Salva Italia” e poi ancora “Sblocca Italia”) che tende viceversa a favorire, entro certi limiti e a certe condizioni, il frazionamento in lotti (addirittura con l'obbligo di motivarne la mancata suddivisione, come postulato nel cosiddetto “Decreto del fare” del 2013), e ciò proprio per agevolare la partecipazione delle imprese minori.

Nei suoi principali aspetti, l'Atto di indirizzo così redatto prevede quindi di: generalizzare (come d'altronde già previsto dalle norme vigenti) l'obbligo di motivare l'eventuale mancata suddivisione in lotti (all'opposto cioè delle passate restrizioni al frazionamento); delineare una programmazione degli interventi nella quale una parte significativa del cosiddetto “portafoglio gare” sia costituita da interventi o da lotti di importo inferiore ai 150.000 Euro, “soglia” entro la quale non è richiesta alle imprese la certificazione SOA (certificato obbligatorio per la dimostrazione dei requisiti necessari ad appaltare lavori pubblici di importo e tipologia compatibili, rilasciato dalle c.d. Società Organismi di Attestazione, titolate in tal senso, n.d.r.), ma è sufficiente l'iscrizione alla Camera di Commercio; e ciò ancor più marcatamente di quanto già avvenga oggi (ad esempio ancora nel 2016 quasi la metà delle 61 procedure bandite era di importo inferiore ai 150 mila Euro, appunto).

E ancora viene stabilito di attuare suddivisioni in lotti “pensate” in modo tale da assegnare appalti specifici a imprese specializzate in un determinato campo, così limitando la necessità di dover altrimenti costituire “raggruppamenti di imprese” o comunque dover ricorrere al subappalto; così come si punterà pure a prevedere, nei criteri di aggiudicazione, oltre al maggior sviluppo di quello “classico” dell'offerta economicamente più vantaggiosa, anche una premialità specifica più legata alla dimensione aziendale e alla territorialità, ma anche alla capacità di eseguire le opere assumendo manodopera locale, così rispondendo alle criticità occupazionali del nostro territorio e, in particolare, alle situazioni di disoccupazione. Il tutto evitando invece il criterio del sorteggio casuale nell'individuazione delle imprese da invitare in quanto non consono a tutte queste esigenze né ai principi del Codice degli Appalti. Infine, evitando di inserire nei bandi di gara prerequisiti di partecipazione (ad es. fatturati, garanzie troppo elevate) sproporzionati al valore dei lotti e tali da precludere di fatto la partecipazione delle MPMI (Micro-Piccole- Medie Imprese); tenendo piuttosto conto (anche in vista della prossima creazione da parte dell'Autorità Nazionale Anti Corruzione di un sistema di “Rating d'impresa”) di possibili requisiti “reputazionali” relativi ai precedenti comportamenti di una determinata impresa (ad es. sul rispetto dei tempi di esecuzione dei precedenti contratti, rispetto dei tempi di liquidazione delle competenze dovute a subappaltatori, cottimisti, fornitori ecc.).

Questi, in sintesi, i principali contenuti di un Atto che – come ha riferito l'Assessore Lodi – è stato già favorevolmente giudicato dalle Associazioni di categoria.

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