Cronaca

Oltre 600 autopsie per capire il Covid: il contributo di Asugi allo studio pubblicato su "The Lancet"

Il lavoro ha avuto una grossa eco a livello mediatico, destando un enorme interesse da parte della comunità scientifica internazionale. Le autopsie sono state fatte nell'ultimo anno e mezzo

Foto Aiello

Nell’ultimo anno e mezzo ASUGI ha effettuato oltre 600 riscontri autoptici in soggetti deceduti positivi al Covid-19 o per le conseguenze della malattia; in molti casi gli approfondimenti istologici ed indagini molecolari e di immunoisochimica su eventuali danni sul tessuto cartilagineo sono tuttora in corso. I dati emersi dallo studio sono stati oggetto di pubblicazione su "The Lancet", una delle più prestigiose ed autorevoli riviste scientifiche, già a novembre 2020. Alla stesura dell’articolo hanno collaborato, oltre all'Anatomia Patologica di ASUGI (principal investigator la Professoressa Rossana Bussani, professore associato in Anatomia Patologica), l'ICGEB di Trieste (prof.ssa Serena Zacchigna prof. Associato di Biologia Molecolare) ed i laboratori del King's Collage di Londra (prof. Mauro Giacca, professore ordinario di Biologia Molecolare). Il lavoro ha avuto una grossa eco a livello mediatico, destando un enorme interesse da parte della comunità scientifica internazionale grazie al rigore scientifico ed alla robustezza dei dati su cui sono state eseguite le indagini. Tra i risultati ottenuti vi è la documentazione del ruolo delle microtrombosi quale indicatore direttamente correlato con l'evoluzione sfavorevole della malattia, che colpisce in maniera particolarmente selettiva, ma non esclusiva, il polmone. Inoltre, grazie a studi sui tessuti in paraffina, utilizzando metodiche di biologia molecolare e di fluorescenza che hanno reso più chiara la localizzazione del danno, è stato possibile valutare la diversa persistenza del virus a livello dei tessuti e organi.

Le difficoltà della prima fase pandemica

La necessità di chiarire in maniera oggettiva le cause di morte dei pazienti positivi al Covid si è rivelata ben presto una priorità inderogabile, anche per chiarire e approfondire con l'esame autoptico la natura delle lesioni provocate dall’infezione e la correlazione con i dati clinico strumentali e di laboratorio che erano stati osservati durante il ricovero. In accordo con la Direzione Centrale delle Salute si è proceduto ad eseguire i riscontri alla ricerca di informazioni cliniche utili a meglio inquadrare le vere basi della nuova malattia con cui ci stiamo confrontando. Inizialmente, nella prima fase pandemica del marzo 2020, ci si era trovati nell'impossibilità di eseguire i riscontri autoptici, poiché occorreva valutare l’idoneità delle sale autoptiche ad eseguire in sicurezza i riscontri su salme infette. Tali riscontri erano stati limitati prudenzialmente per evitare che il patologo fosse esposto a potenziali contagi da un agente allora ancora poco conosciuto, senza poter disporre di protezioni individuali la cui efficacia protettiva era da confermare.

La sala anatomica di Cattinara

La sala anatomica dell'Ospedale di Cattinara di Trieste è risultata possedere tutti i requisiti strutturali e le dotazioni di dispositivi di protezione individuale idonei a tali riscontri, tanto che in questi ambienti da molti anni vengono eseguiti anche i riscontri diagnostici su salme con sospetta malattia prionica (nota come malattia della mucca pazza), di cui proprio Trieste costituisce il centro di riferimento regionale presso il quale vengono centralizzati i riscontri diagnostici con tale sospetto provenienti da tutta la regione FVG.

Anche in questo caso moltissime sono state le evoluzioni delle conoscenze che sono state progressivamente acquisite riguardo le caratteristiche biologiche ed infettive e poter contare su ambienti sicuri, personale formato e con adeguati DPI ha permesso di eseguire in piena sicurezza tali riscontri. Annualmente in ASUGI, e principalmente nel contesto triestino, annualmente vengono eseguite in media 800 autopsie all'anno e nel periodo della prima, seconda e terza ondata di Covid-19, distribuite in un arco temporale di circa 15 mesi, sono stati eseguiti oltre 500 riscontri autoptici su deceduti con positività al tampone molecolare per il COVID-19 persistente o presente al momento dell'ingresso in ospedale. La raccolta dei dati prosegue allo scopo di valutare quali siano stati i momenti scatenanti che hanno portato il soggetto a morte in seguito a insufficienza respiratoria o fenomeni vascolari, micro vascolari o macro vascolari, sui quali si cercherà di intervenire allo scopo di migliorare le cure.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Oltre 600 autopsie per capire il Covid: il contributo di Asugi allo studio pubblicato su "The Lancet"

TriestePrima è in caricamento