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Il caso

La bimba contesa in Francia resta dal padre, la mamma: "Sono disperata"

L'istanza della madre per l'emissione di un ordine di protezione della bimba dal padre è stata rigettata anche dalla Corte d'Appello.  Pende ancora il ricorso in Cassazione. La donna: "La giustizia mi sta togliendo mia figlia nell’indifferenza di tutti"

Si è conclsua un'altra tappa per la vicenda italiana della bambina di due anni contesa tra il padre in Francia e la madre a Trieste. L'istanza della madre per l'emissione di un ordine di protezione della bimba dal padre è stata rigettata anche dalla Corte d'Appello.  Pende ancora il ricorso in Cassazione circa la leggittimità del provvedimento di trasferimento della minore in Italia. La piccola rimarrà per ora oltralpe con il padre, dopo aver sempre convissuto con la mamma, che si è dovuta trasferire nuovamente in Francia e che potrà vedere sua figlia per poco più di due weekend al mese.

Come si legge nei vari decreti, il padre ha dei precedenti per stupefacenti, porto d'armi e per oltraggio a pubblico ufficiale, oltre a essere stato denunciato dall’ex compagna in Francia per violenze. La donna, un tempo convivente con lui in Francia, aveva quindi preso la decisione unilaterale di trasferirsi a Trieste. Proprio nel capoluogo giuliano la signora aveva denunciato un'altra aggressione avvenuta a Trieste da parte dell'ex compagno, presentando un referto medico con contusioni guaribili in 21 giorni.

Il padre della bimba è difeso dagli avvocati Livia Rinaldi e Agnese Ghersi, mentre i legali Giovanna Augusta de’Manzano e Silvia Piemontesi difendono la madre, che dichiara: "Sono una mamma disperata, una donna distrutta. La giustizia italiana mi ha costretta a rientrare in Francia senza tenere conto degli impegni assunti con il padre per crescere nostra figlia in Italia. La giustizia francese mi sta togliendo mia figlia nell’indifferenza di tutti, istituzioni comprese. La piccola non può comprendere le ragioni per le quali non sono più parte della sua quotidianità, si è intristita, piange disperatamente e rifiuta il distacco da me nei momenti in cui posso vederla".

"In Francia non ho un lavoro - continua -, non ho aiuti e subisco le angherie del padre di mia figlia, libero di trasferire la residenza senza nemmeno darmene notizia, così da impedire nelle prime settimane trascorse in Francia i brevi contatti che mi sono concessi con mia figlia. Ho difficoltà ad accettare che quanto mi sta accadendo sia realmente espressione di quel principio di bigenitorialità proclamata negli atti processuali".

Così l'avvocato de'Manzano: "Se le criticità di un genitore come lucidamente riconosciute nei provvedimenti, tra le quali una serie di precedenti e pendenze penali, non sono sufficienti per emanare un ordine di protezione a tutela di una minore o comunque ad assicurare una costante presenza dell'altro genitore nella quotidianità di una bimba di soli 23 mesi, non mi riconosco in questo ordinamento. Non posso che confidare nella prossima riforma del diritto di famiglia, la bigenitorialità non può rappresentare sempre, in astratto e a priori, il superiore interesse del minore".

L'avvocato Rinaldi, che insieme all'avvocato Ghersi difende il padre, ritiene che “le azioni giudiziarie promosse dalla signora qui in Italia non hanno fondamento perché sono state tutte rigettate. Iniziative giudiziarie avverso sia per il Tribunale di Trieste, che ha disposto il rientro immediato della bambina, sia il provvedimento del Tribunale ordinario perché incompetente in quanto le questioni sull’affidamento, mantenimento e disciplina di visite sono trattate dal tribunale francese, adito da entrambe le parti prima di venire in Italia. Riteniamo che queste azioni abbiano solo alimentato il conflitto. La signora ha portato via la bimba senza il consenso del padre, interrompendo i rapporti con lui, da qui parte il procedimento davanti al Tribunale per i minori”.

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