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Venerdì, 21 Gennaio 2022
L'opinione

Avevo 10 anni e sono morta d'Europa

Il dramma della bambina di 10 anni di origine curda trascinata via dalle acque gelide del fiume Dragogna, lungo li confine istriano tra Slovenia e Croazia ha scosso le coscienze. Oggi, perché da domani la rotta balcanica continuerà a non interessare a nessuno

Non si può morire a 10 anni. Non si può morire come la bimba di origine curda che, aggrappata alle spalle della donna a cui era stata affidata, è scivolata nelle acque gelide del fiume Dragogna, lungo il confine istriano tra la Slovenia e la Croazia. Non si può morire mentre si cerca disperatamente un futuro migliore. Eppure è successo. Succede in quell'Europa che continua a voltarsi dall'altra parte per quanto sta succedendo tra Bielorussia e Polonia, o in quell'Unione che da anni regala milioni di euro alle organizzazioni solo per tenere parcheggiati i migranti nel cantone di Una-Sana, in Bosnia. Succede lungo la rotta balcanica che Roma continua ad ignorare e a sottovalutare, come d'altronde fanno (quasi) tutti gil organi di informazione nazionali. 

Succede, è non è la prima volta, che a morire siano persone normali, a due passi dal nostro Paese. La vicenda della bimba di 10 anni oggi ha sconvolto le coscienze mentre domani, scommettiamo, sarà presto dimenticata. La donna e i figli soccorsi dalla polizia, forse chiederanno protezione internazionale, forse invece verranno rispediti indietro come ormai avviene da anni, lungo la rotta balcanica. Tra Slovenia e Croazia e tra Zagabria e la Bosnia i respingimenti sono all'ordine del giorno. La prova è arrivata da un'inchiesta realizzata da un tv tedesca, pubblicata qualche settimana fa. I migranti vengono picchiati e rimandati indietro. E come sempre, questa storia della rotta balcanica non interessa a nessuno fino a quando non muore qualcuno. 

Tra i pochi commenti idioti alla notizia, un utente ha scritto: "se tutto fosse stato fatto “alla luce del sole” perché attraversare il fiume e non passare su di un ponte?". Perché dietro alla migrazione deve esserci qualcosa per forza? Per quale motivo ci permettiamo il lusso di commentare, dal caldo delle nostre abitazioni, la morte di una bambina di 10 anni giudicando il modo in cui una persona cerca disperatamente di costruire il proprio futuro? Per quale motivo lo facciamo? Sono queste le responsabilità più grandi, oggi, di fronte alla morte di una bimba. Le ragioni della sua morte sono da ricercare lì, nell'incapacità di provare compassione, dagli scranni di una pietas ormai sconosciuta anche tra i cattolici. 

Proprio per questo, invece, morire a 10 anni si può. Se sei circondata da un mondo che non ti vuole solo per il tuo status, perché ti stai muovendo da sud a nord e se nel tuo Paese non godi degli stessi diritti di tutti. Scappi, fuggi, verso un altro luogo, dove qualcuno potrà garantirteli, quei diritti. Tu sei una bimba di 10 anni, aggrappata alle spalle di una donna alla quale sei stata affidata, che sta portando con sé i suoi figli e ha deciso di occuparsi anche di te. Morire a 10 anni si può, se qualcuno dalla finestra invece di aiutarti chiama la polizia. Morire a 10 anni si può, lungo la rotta balcanica della quale non frega niente a nessuno. Sei morta prima di cadere nelle acque del Dragogna. Sei morta perché ti hanno ucciso molto tempo prima. 

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