Operazione dei carabinieri

Molotov contro bar, rapine e "pizzo": stroncata banda di criminali

I giovani, rispettivamente di 33, 23, 32 e 19 sono stati individuati dai carabinieri di via Hermet per i fatti di via Rismondo, la rapina ai danni di un richiedente asilo nella sala giochi di via Giulia e per la tentata estorsione ad un commerciante pugliese di via Settefontane. Due arresti, due le denunce a piede libero

TRIESTE - Al prinicipio fu la molotov contro il bar Aisha, poi la rapina ai danni di un giovane straniero, infine la richiesta di pizzo ad un commerciante di origini pugliesi di via Settefontane. Una vera e propria banda criminale, composta da quattro giovani soggetti di origine albanese, è stata smantellata grazie alle indagini dei carabinieri e al lavoro di coordinamento della Procura della Repubblica di Trieste. Due gli uomini finiti in carcere (S.A. 33 anni e M.F., di 23), due invece quelli denunciati a piede libero. La notizia dell'arresto di S.A. (già noto alle forze dell'ordine per una rapina commessa in un'oreficeria di Brindisi nel 2017) era nell'aria da qualche settimana. Nel novembre scorso aveva destato scalpore la notizia di una bomba molotov fatta esplodere contro il bar Aisha di via Rismondo. In quell'occasione di malviventi si erano dileguati subito dopo i gravi fatti. 

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I fatti della sala giochi

Il 5 marzo scorso era stata la volta di una vera e propria rapina, commessa ai danni di un giovane cittadino straniero, all'interno della sala slot e scommesse di via Giulia. I due (M.A. le iniziali, del 2004 e K.S. del 1991). In un primo momento i due erano finiti in carcere con l'accusa di concorso in rapina, lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. In quel caso era intervenuta la polizia locale, dopo che la coppia aveva colpito con "numerosi calci e pugni" il giovane e gli aveva rubato l'orologio. Le lesioni subite dall'aggredito erano state dichiarate guaribili in 28 giorni. In considerazione del grado di pericolosità sociale il sostituto procuratore titolare del fascicolo Pietro Montrone, "condividendo la necessità di interrompere la serie criminosa - si legge nella nota -, richiedeva al G.I.P. l'emissione di un'ordinanza di custodia cautelare". 

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