Giovedì, 18 Luglio 2024
Operazione Open House

Furti per mezzo milione nelle case della Trieste "bene": decapitata banda di georgiani

Otto i membri, quattro le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip Casavecchia ai danni di altrettanti giovani. Quattro le denunce a piede libero. L'accusa di associazione a delinquere finalizzata ai furti in abitazione. Un arresto a Reggio Calabria, denunce a Udine, Bari e Bolzano. Ventitré "colpi" messi a segno in città, in poco più di tre mesi. Orologi, preziosi, qualche lingotto d'oro. A colpo sicuro, nelle case dotate di casseforti

TRIESTE - In tre mesi e mezzo avevano messo a segno 23 "colpi", rubando preziosi, gioielli, orologi, qualche lingotto d'oro e contanti per un valore di oltre mezzo milione di euro. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Trieste assieme alla Squadra mobile della questura giuliana hanno neutralizzato una banda di georgiani composta da otto soggetti che, dal giugno alla metà di settembre del 2022, avevano preso di mira numerose case del centro cittadino, tutte abitate da famiglie triestine particolarmente benestanti. Gli arresti, quattro, sono stati ordinati dal Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Trieste, il dottor Marco Casavecchia, su richiesta del sostituto procuratore Pietro Montrone nella giornata di lunedì 31 luglio. Altre quattro persone sono state denunciate a piede libero. Per tutti l'accusa è di associazione a delinquere finalizzata ai furti in abitazione. 

Gli arresti

Due persone residenti a Trieste sono state poste ai domiciliari con tanto di braccialetto elettronico, una terza è finita dietro le sbarre del carcere di Reggio Calabria, mentre il quarto membro della banda risulta attualmente latitante. Secondo quanto si apprende sarebbe riuscito a espatriare. I quattro denunciati a piede libero risiedono a Bari, Bolzano, Udine e Trieste. I due georgiani arrestati e residenti a Trieste sarebbero arrivati in città, secondo quanto emerge dall'indagine, poco prima del giugno del 2022. Nonostante la loro posizione sul territorio nazionale non fosse regolare, avevano avuto delle brevi esperienze lavorative nei settori dell'edilizia e della logistica.

I furti in città

I furti erano stati commessi prevalentemente in centro, ma nel corso della loro "carriera" i ladri avevano operato in tutta Italia. All'inizio dell'anno erano stati denunciati per alcuni furti commessi a Latisana. Nella nostra regione avevano compiuto diversi blitz soprattutto nella zona del basso udinese. Per quanto riguarda i crimini commessi nel capoluogo giuliano il modus operandi era molto simile. Erano specializzati in casseforti. Andavano "a colpo sicuro", insomma, grazie anche ad una precedente raccolta di informazioni sulle vittime da colpire. 

Il lavoro congiunto tra carabinieri e polizia

Tutti i membri della banda erano noti alle forze dell'ordine. Alcuni di loro avevano precedenti specifici, anche per furto. La "particolare destrezza" con cui erano stati compiuti i furti avevano lasciato presupporre, ai carabinieri e alla polizia di Stato, "l’esistenza di una banda organizzata radicatasi in città". Abili nel non lasciare tracce ed indizi, i soggetti erano stati identificati come i presunti responsabili sia dai carabinieri che dalla polizia, inizialmente impegnati in due indagini autonome. "Accertata l’identità degli stessi autori dei furti, la Procura della Repubblica di Trieste ha riunito i vari fascicoli". Successivamente il materiale di indagine raccolto fino a quel punto è stato condiviso. Sono state passate al setaccio le immagini di videosorveglianza del circuito cittadino e, in alcuni casi, quelle delle abitazioni colpite. I georgiani sono stati intercettati telefonicamente, ma anche grazie a rilevatori di posizione. 

L'asse con la Georgia

Dopo ogni furto la banda si scioglieva, per poi riunirsi con l'intenzione di andare nuovamente a colpire. "Oltre a chi compiva materialmente il furto - si legge nella nota congiunta - vi era chi si occupava di fornire grimaldelli e strumenti da scasso, chi era incaricato degli spostamenti logistici e chi, ricevuta la refurtiva, provvedeva a farla arrivare in Georgia, attraverso un servizio di spedizioni e l’utilizzo di autobus su tratte di lunga percorrenza". Le indagini proseguono. 

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