Perché la Barcolana è il laboratorio della Trieste futura

A 24 ore dalla conclusione della regata velica più affollata al mondo abbiamo analizzato alcuni dei motivi per cui la Barcolana può essere un modello di socialità anche per i grandi appuntamenti che coinvolgeranno Trieste nei prossimi anni

L'equipaggio di Spirit of Portopiccolo che ha vinto la 50 esima edizione

Ieri sera con la festa organizzata al Salone degli Incanti è calato il sipario sulla cinquantesima edizione della Barcolana. Mesi e mesi di lavoro, resi evidenti dalle ultime due settimane dove folle di turisti, visitatori e triestini hanno letteralmente preso d'assalto le rive e il centro di Trieste, si sono concretizzati nell'immagine della Coppa d'Autunno che in moltissimi addetti ai lavori hanno definito come la "più bella di sempre". Migliaia di persone hanno festeggiato il mezzo secolo di vita della SVBG, assaporando  l'atmosfera unica che la regata più affollata al mondo riesce a creare. Dopo il "baccanale" collettivo e in seguito all'enorme successo di partecipazione, cosa resta della Barcolana? Un quesito a cui tentiamo di rispondere con questa riflessione, che vuole andare oltre alla naturale analisi dei numeri che giornalisticamente siamo portati a fare. 

L'invasione delle periferie

Se Barcolana funziona è per alcune ragioni apparentemente semplici da capire, eppure non sempre evidenti. La separazione dei ruoli all'interno dell'organizzazione si manifesta nella logistica, nel marketing, nella comunicazione, nella plurale capacità di essere, mai come quest'anno, praticamente dappertutto. La "cartellonistica" non è rimasta relegata tra viale Miramare e il salotto buono ma ha "invaso" anche le periferie, le arterie che soffrono la distanza dal centro, piantando il guidone sociale della Velica anche nelle zone che venivano in un certo senso snobbate. Barcolana nel suo cinquantesimo anniversario ha guardato anche a chi dimostrava scetticismo nei suoi confronti. 

Il sogno di undici uomini

La regata non può nascondere il suo forte impatto sociale e culturale verso Trieste. Barcolana non si traduce esclusivamente nella fotografie scattate dagli elicotteri, dalle case di via Bonomea o della costiera assediate dai giornalisti e dalle dirette televisive nazionali; la "creatura" nata dal sogno di undici uomini nel 1969 si espande a macchia d'olio in ogni dove, coinvolgendo migliaia di persone, regalando il ruolo di protagonisti a chiunque, condividendo il motto del "c'ero anch'io" grazie alla conseguente e vivace emersione della gioia collettiva. Ogni professionista e ogni persona curiosa ha guardato alla regata come si guarda ad grande evento: l'invasione pacifica c'è stata ed ha scandito la quotidianità dei triestini, spettatori privilegiati di una manifestazione che molti invidiano. 

Barcolana è laboratorio per la Trieste del domani

Di eventi ce ne sono stati a bizzeffe. Container in piazza della Borsa, treni in piazza Unità - un'operazione discussa dalla vox populi - concerti sotto la pioggia che donano migliaia di Euro all'ospedale infantile Burlo Garofolo, "contro manifestazioni" musicali che da anni vengono organizzate in piazza Cavana il sabato precedente alla regata; spettacoli teatrali, mostre celebrative della memoria infinita delle persone che vi hanno partecipato almeno una volta nella vita, e ancora, presentazioni di libri, regate con imbarcazioni più o meno grandi, categorie veliche diverse tra loro, scafi di legno e non più "giganti" del mare bensì "astronavi" come Ottica Inn-Tempus Fugit. Il mare ha regalato a Trieste la presenza dell'Amerigo Vespucci, del pattugliatore della Guardia Costiera Gregoretti, il saluto dei comandanti, decine di vertici di corpi militari, saluti e vicinanza di personaggi famosi, commenti, idee, un chiacchiericcio continuo: passeggiare sulle rive negli ultimi giorni è stato come tornare indietro nel tempo - o forse laboratorio della Trieste che potrebbe essere in un futuro neanche troppo lontano. 

Lo spirito della regata

La collaborazione tra attori istituzionali e non ha funzionato bene. Il meccanismo ha rischiato di incepparsi solamente quando è emersa la polemica - poi rientrata - sul manifesto ufficiale e non - le persone non c'hanno capito granché - realizzato dall'artista di fama internazionale Marina Abramović e che riportava il motto "We're all in the same boat". L'ufficializzazione, poi la smentita, l'intervento duro del vicesindaco di Trieste Paolo Polidori ed infine la pax velica decretata dal buon senso. Barcolana ha vinto perché ha fatto parlare di sé. I maggiori organi di stampa nazionali e internazionali ne hanno parlato, la presenza del Presidente MItja Gialuz praticamente dappertutto ha fornito una chiave di lettura non banale: l'impegno ad ogni ora del giorno affinché le persone parlino dell'evento funziona ancora. Spendersi in prima persona rappresenta l'immagine autentica dello spirito della regata. 

Un indotto da qualche milione di Euro

Lo staff che ha lavorato dietro le quinte non conosce soste. Mangiano davanti al computer, corrono, compiono distanze chilometriche sgattaiolando da una parte all'altra della città. Francesca Capodanno li coordina da "Comandante" di una delle manifestazioni entrate a tutto diritto nella storia dello sport velico. Barcolana è Adriatico e Mediterraneo, Oceano e golfo, in uno specchio d'acqua minuscolo eppure estremamente suggestivo. Hanno aggiunto metri alla linea di partenza, strapazzato tutti i record possibili e immaginabili, consegnando un indotto alla città che sembra verrà calcolato nelle prossime settimane. Si parla di svariate di milioni di Euro entrati nelle casse dei privati, e una cassa di risonanza mediatica per il Comune di Trieste, per la Regione Friuli Venezia Giulia, per gli sponsor, per quelli che verrebbero definiti tecnicamente "stakeholders" e che semplicemente sono attori sul palcoscenico. 

"C'ero anch'io"

La Barcolana fa bene a tutti. L'evento ormai è di dimensioni titaniche eppure si muove snello, all'apparenza, leggero e intelligente. La Barcolana crea modello, sintesi della qualità di un lavoro scaturito dal sogno di Tromba, Parladori, Cressi, Furlani e di tutto l'undici di Barcola. La regata finisce sui francobolli, coinvolgendo quei pochi romantici rimasti che ancora spediscono cartoline, in un rapporto epistolare tra le immagini sbiadite dal tempo e l'orizzonte che segna il futuro di un'intera comunità. Barcolana è modernità e rispetto del passato, mette assieme l'impegno contro la plastica nei mari e la segretezza di concerti dove appare Vinicio Capossela, che non dimentica Trieste e le relazioni che il grande artista ha ancora in città. 

#barcolana50

Il riassunto potrebbe manifestarsi nei saltimbanchi che affollavano piazza Unità ieri, nelle deroghe ai limiti della musica fuori dai locali, nelle limitazioni al traffico sulle rive, nelle migliaia di interazioni che se non hanno mandato in tilt i social di Barcolana nel suo cinquantesimo allora non li faranno cadere mai più. L'hashtag #barcolana questa mattina su Instagram segnava quasi 33 mila posts, #barcolana50 12 mila e 400, solo per citare i dati del social della fotografia. Le istantanee dall'alto, il passaggio delle Frecce Tricolori, il coinvolgimento dell'espressività artistica ha toccato livelli mai raggiunti in precedenza. 

"L'edizione più bella di sempre"

La comunicazione politica è salita a bordo della Barcolana: rappresentanti istituzionali, comunali e regionali hanno espresso la loro soddisfazione per un evento di cui tutti parlano. La regata ha "dettato" legge anche da questo punto di vista. I giocatori in campo hanno dato del tu al pallone, non viceversa. Questo capita quando un evento enorme viene declinato a ruolo di magnete, una calamita a cui tutti vorrebbero appiccicarsi. "Da domani ci riposiamo" ha dichiarato Mitja Gialuz al termine della regata vinta dall'equipaggio "triestino" di Spirit of Portopiccolo. In altre edizioni non vi avremmo creduto, immaginandovi davanti al computer questa mattina per iniziare a preparare la prossima edizione. Dopo ieri, la città di Trieste vi è debitrice e quindi il diritto al riposo è sacrosanto. 

Un sogno 

Quando ci si riposa è naturale addormentarsi e di conseguenza vivere lo spettro onirico del tempo. D'altronde Barcolana non è una regata. È un sogno di undici uomini che alla fine degli anni Sessanta hanno convinto una cinquantina di barche ad aprire le vele nel punto più settentrionale dell'Adriatico. Oggi quel sogno ha portato quasi 2700 imbarcazioni davanti a piazza Unità. Quello che resterà nella memoria di ognuno dei regatanti. In una frase sola, c'ero anch'io. 

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