Malasanità: bimba morta in ospedale, Trieste sede neutrale dell'incidente probatorio

La famiglia di Beatrice Morici, bimba deceduta al Bambino Gesù di Roma il 30 agosto di due anni fa, aveva chiesto che il test fosse fatto fuori dalla Sicilia, dov'era stata operata prima del trasferimento nella Capitale. Domani i risultati dell'accertamento. La madre: "Voglio giustizia"

“L’incidente probatorio effettuato a Trieste ha confermato il fatto che mia figlia non sarebbe dovuta neanche entrare in sala operatoria. Chi ha sbagliato deve pagare. Ora pretendo giustizia”. A parlare è Benedetta Morici, palermitana e madre della piccola Beatrice morta al Bambino Gesù di Roma il 30 agosto del 2018 e il cui caso, dopo uno strano calvario fatto di autopsie, perizie e proposte di archiviazione, ha portato la famiglia a richiedere l’accertamento lontano da Messina, sede del tribunale competente, per il timore che potesse venire influenzato dagli ambienti della Sanità siciliana. I risultati verranno esposti davanti al giudice domani 23 settembre e, come anticipato e sostenuto dalla Morici raggiunta telefonicamente da TriestePrima, confermerebbero i presunti e "gravi indizi di colpevolezza" a carico degli indagati.

Il caso

Il caso di malasanità coinvolge l’ospedale di Taormina e qualche nome “eccellente”. Il chirurgo che condusse l’operazione è originario di Alcamo, si chiama Davide Felice Caldaruso ed è genero del sindaco di Palermo Leoluca Orlando. Rientrato in Sicilia dopo gli anni dell'esperienza parigina (incensato qualche anno fa anche da un pezzo a firma della giornalista Concita De Gregorio ndr), Caldaruso è tra le persone finite nel mirino della magistratura. Come riportato in questa intervista rilasciata da Benedetta ai colleghi di Palermo Today, la storia inizia con la decisione di operare la piccola a causa della presenza di un buco tra due ventricoli.

Il problema

Tecnicamente chiamata DIV, questa criticità va a sommarsi ad una presunta anomalia polmonare che induce i medici a richiedere una tac ma i cui risultati vengono dichiarati illeggibili. “Un’operazione che sarebbe dovuta durare quattro ore – continua Benedetta – finisce per durarne 12”. Dopo l’apertura del  fascicolo si susseguono una serie di avvenimenti, definiti "strani" dalla famiglia che però non molla. 

"Voglio giustizia"

La Procura di Roma dispone l’autopsia – i cui risultati riconoscerebbero “responsabilità gravissime” – ed invece il pm di Messina, Annalisa Arena, chiede l’archiviazione del caso. E’ qui che Benedetta chiede al procuratore Maurizio De Lucia di fare chiarezza ed ottiene l'allontanamento e la sostituzione  dell'Arena. I tempi sono maturi e così la famiglia richiede che l'incidente probatorio venga condotto fuori dall’isola. Secondo i Morici, c’è il rischio che le cose non vadano per il verso giusto, laggiù. “Pretendo che il chirurgo venga condannato, anche un giorno solo. Mia figlia deve ottenere la giustizia che merita” spiega Benedetta. La storia della piccola Beatrice commuove l’Italia e la madre e il padre danno vita ad una vera e propria battaglia che li porta ad aprire una pagina Facebook – oggi seguita da decine di migliaia di persone ndr – e a lanciare appelli quotidiani affinché questa storia non rimanga “insabbiata”.

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I risultati

“I medici che hanno condotto l’incidente probatorio sono stati onestissimi, hanno scritto tutto quello che c’era da scrivere” commenta Benedetta. È convinta che la morte di sua figlia sia il drammatico epilogo di un errore e, per quell’errore, “qualcuno deve pagare. Ora voglio la condanna, perché essa rappresenta la giustizia. Poi penseremo al risarcimento, ma ora no, ora voglio un processo in tempi rapidi”. Domani 23 settembre i risultati, depositati l’11 settembre, saranno condivisi in tribunale e per Benedetta gli sviluppi porteranno quasi sicuramente ad un rinvio a giudizio. “Nonostante questo, e ne sono sicura, continueremo a chiedere giustizia per mia figlia. La nostra storia la conoscono tutti ormai ed è venuto il momento di ristabilire la verità. Beatrice era una bimba meravigliosa”.

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