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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

Bobby Solo a Triesteprima: «Trieste nel mio DNA, i miei genitori triestini e nonna di Pola»

E' stato il cantante di 'Una lacrima sul viso', 'Zingara' e 'Gelosia' l'ospite del veglione di Capodanno 2015 del Casinò Park di Nova Gorica

Grande successo (sold-out ben tre giorni prima del 31) per il Capodanno al Casinò Park di Nova Gorica, location che ha ospitato in occasione del veglionissimo di Capodanno Bobby Solo, il grande cantante romano (ma di origini giuliane, entrambi i genitori – ci tiene a riferire fiero Bobby – sono di trieste ed una nonna è di Pola) esecutore di immortali capolavori quali ‘Una lacrima sul viso’, ‘Zingara (portata a Sanremo in coppia con Iva Zanicchi) e ‘Gelosia’.

«Quando ero piccolo – ci riferisce Bobby – passavo parte delle mie vacanze estive a Trieste dai miei nonni, a Grignano ed a Sistiana fino a 7-8 anni. Poi successivamente venivo più raramente a trovare la zia. ‘Trieste mia che nostalgia tornar de ti’ xe la mula de San Giusto. Insomma Trieste è nel mio DNA».

«Ho iniziato la mia carriera nel 1963, per cui sono 52 anni di carriera. Volevano darmi un premio alla carriera. L’ho rifiutato dicendo. Io ho appena finito l’apprendistato, la mia carriera deve  appena iniziare. Nel corso di questi cinquant’anni ho fatto sempre di testa mia, sbagliando parecchio però rifarei tutto nella stessa maniera perché mi piace seguire il mio spirito libero. L’unico rimpianto è non avere più 25-30 anni e non avere quindi più molto tempo per divertirmi».

Ben dodici partecipazioni a Sanremo e due vittorie (con ‘Se piangi se ridi’ abbinato a New Christy Minstrels e ‘Zingara’ abbinato a Iva Zanicchi) e tanti aneddoti, tra cui Bobby ci riferisce che «quando venivamo ammessi alla finale di Sanremo il capo della Ricordi ci faceva mangiare nel suo tavolo, quando venivamo esclusi ci facevano mangiare in un tavolo separato».

Ma c’è qualche canzone tra quelle portate a Sanremo che ex-post si è pentito di averla cantata in quanto particolarmente non bella o interessante? «Ovviamente si – risponde Bobby – non sempre le ciambelle vengono con il buco. Una belle più brutte si chiama ‘Rimpianto’ (Sanremo 1972 – non finalista) infatti io rimpiango di averla cantata. L’ho rimossa dalla mia mente e non la faccio mai durante i concerti».

«Quando Sanremo è partito – ci spiega il cantante - , la Rai aveva un solo canale per di più in bianco e nero e pochi avevano la tv. Gli inquilini del condominio dove abitavo si riunivano a casa dell’unica signora che aveva la televisione. Eravamo una quarantina nel soggiorno con pasticcini e cioccolatini a guardate la trasmissione. In un mondo con 900 canali della tv a pagamento, con milioni di video postati sul web, con tutta questa informazioni, Sanremo a livello di canzoni si è un po’ perso, in quanto al giorno d’oggi la gente cerca l’evento».

«I talent show che affollano la tv generaliste non sono nient’altro che la brutta copia di ‘American Idol’ perché non inventiamo mai niente in televisione. Io non li guardo mai. Questi ragazzi cono preparatissimi ed hanno delle voci eccezionali però avere delle voci favolose senza dei pezzi forti non serve. Mi rimetto a quello che diceva il produttore dei Bee Gees, che, alla domanda di tre cose che fanno un cantante, risposte ‘The song, the song, the song’ (trad. la canzone, la canzone la canzone). La canzone insomma è tutto».

«Essere papà a 67 anni è stato qualcosa di fantastico – conclude Bobby. Avendo anche otto nipote ho l’amore protettivo del nonno e l’orgoglio di essere padre».

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