Venerdì, 19 Luglio 2024
Truffe online

Dalla truffa sul green pass a quella delle finte banche: anche a Trieste è boom di frodi informatiche

Lo rilevano alcune associazioni di consumatori a Trieste. Truzzi (Konsumer): "Un aumento esponenziale, abbiamo ricevuto cinque segnalazioni in pochi giorni. Il Covid ha peggiorato le cose"

Un aumento esponenziale delle frodi informatiche, sempre più invasive e ingegnose: è quanto rilevano alcune associazioni di consumatori a Trieste, ma lo si deduce anche dai sempre più frequenti avvisi da parte degli istituti di credito. La merce più ambita sono i dati personali che danno accesso diretto ai conti bancari, da cui vengono poi prelevate somme anche ingenti. Una recente truffa, figlia dei nostri tempi, riguarda il green pass e un finto messaggio da un sedicente ministero della Salute: “La sua certificazione verde Covid 19 risulta essere clonata, per evitare il blocco è richiesta la verifica dell’identità”. Segue un link per inserire i propri dati personali, che vengono poi rubati.

Dalle associazioni consumatori, come la Konsumer Trieste e la Adoc, arriva la notizia di una preoccupante crescita del fenomeno, in diverse e sempre più 'creative' declinazioni. Secondo l’avvocato Augusto Truzzi della Konsumer “di solito arrivano poche segnalazioni all’anno riguardanti phishing e truffe informatiche, ma solo negli ultimi 10 giorni ne sono arrivate cinque. In alcuni casi le persone vengono chiamate al telefono da finte banche, che chiedono i dati personali per verificare un acquisto o un movimento anomalo conto corrente, e una volta acquisiti i dati di banca il conto viene ‘alleggerito’. In un caso, sono stati rubati 15mila euro”.

In altri casi, invece, vengono inviate delle mail private da un falso indirizzo della Europol, comunicando al malcapitato che nel suo PC è stato rilevato del materiale pedopornografico. A questo punto vengono richiesti versamenti in denaro, in un caso seguito dalla Konsumer venivano chiesti 75mila euro. Che fortunatamente non sono stati versati. Continuano, anche se sembrano in calo, le truffe al bancomat, dove la persona viene distratta al momento del prelievo e i suoi dati personali vengono clonati. In altri casi vengono inviati messaggi che chiedono somme di denaro, anche ingenti, per poter ritirare un (inesistente) pacco alle Poste.

“Abbiamo evidenza di un aumento esponenziale – ha spiegato Truzzi – e teniamo conto che la maggior parte dei truffati non si rivolgono alle associazioni. Non si tratta necessariamente di persone sprovvedute, ma magari disattente nel percepire le differenze tra i siti ‘fake’, in genere molto realistici, e i siti reali delle banche o dell’Europol. A volte i dati vengono sottratti anche in seguito a un semplice click su un link attivo. Sicuramente il Covid, oltre ad aver portato a una rapida digitalizzazione, ha anche innalzato il livello di burnout, paura e disattenzione. Inoltre si fa sempre più ricorso alle telefonate invece del solito ‘spamming’, situazione che crea una falsa percezione di emergenza”.

Uno degli avvisi che un importante istituto bancario ha di recente inviato ai suoi clienti ricorda che “le credenziali come il nome utente e la password, oltre a PIN e codici di conferma (token e OTP) sono informazioni strettamente confidenziali che nemmeno la Banca o un servizio di Assistenza chiederanno mai, né via email né al telefono né mediante l'invio di link”.

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