Giovedì, 5 Agosto 2021
Cronaca

Attivista, stilista e viaggiatrice: compie 91 anni Bruna Rota, una delle prime femministe di Trieste

Co - fondatrice del centro antiviolenza Goap e del primo movimento per la liberazione delle donne a Trieste nel ‘68, è ancora un punto di riferimento per le femministe triestine

Femminista ante litteram, co – fondatrice del centro antiviolenza Goap, ma anche stilista, avventuriera, viaggiatrice e creativa. Tutto questo racchiudono i 91 anni oggi compiuti da Bruna Rota. Nel ’68 è stata tra le fondatrici del movimento per la liberazione delle donne, che aveva sede in un appartamento occupato in via Imbriani. “È stata una scelta incosciente, ma a volte è solo con l’inconscio e l’istinto che si cambiano le cose” racconta al telefono Bruna, ancora oggi una figura di riferimento per molte femministe e parte attiva nelle iniziative del Goap.

Una vocazione, la sua, che inizia durante la seconda guerra mondiale, dove con gli amici tenta di liberare i prigionieri nei treni diretti in Germania. Poi, negli anni 50, il trasferimento in Australia, dove avvia una boutique di successo e diventa una stilista affermata, fino a confezionare vestiti per il cerimoniale della visita della regina d’Inghilterra nel 1962. Anni che la vedono girare il mondo intero: “Ho attraversato il deserto in land Rover, ho visto coccodrilli di tre metri, sono stata in Cina, Nuova Zelanda, Russia. Sono stata in giro per il mondo per 10 anni”.

Poi, il ritorno a Trieste e l’attivismo che non avrebbe più abbandonato. Dalla sua prospettiva ‘globale’, Bruna Rota sostiene che “la condizione della donna era ed è problematica sia in giro per il mondo che a Trieste. Molto dipende dalle persone, dalle famiglie e dai principi che vengono inculcati nelle donne, ma questo accade ovunque. Abbiamo fatto dei passi avanti ma è utopico raggiungere la totale parità e la fine del patriarcato. Dobbiamo riuscire a svegliarci, non per combattere il maschio ma per i nostri diritti, la nostra libertà di pensiero e di azione”. 

Una donna che ha fatto della sua battaglia il suo stile di vita, riuscendo a realizzare se stessa libera dalle convenzioni sociali della sua epoca. Un percorso che ha poi messo al servizio delle donne in difficoltà, come quelle assistite dai centri antiviolenza: “Ho visto che donne maltrattate vivono enormi conflitti con loro stesse perché hanno dentro principi imposti da secoli. È molto difficile fare pulizia interiore e raggiungere una condizione di libertà individuale. Ci sono ancora molti casi di donne vendute, maltrattate e costrette a sposarsi, come la ragazzina uccisa di recente perché si ribellava al matrimonio. Qualcosa abbiamo raggiunto con le nostre battaglie ma c’è ancora molta strada da fare”.

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