Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca Barriera Nuova - Città Nuova / Via di Torre Bianca

Cotto, sardoni e danze balcaniche: il buffet da Roby festeggia 25 anni di attività

Il 9 gennaio del 1995 la famiglia Rodella iniziava a gestire lo storico esercizio commerciale presente in via Torrebianca da oltre un secolo. "Ci vuole tanto impegno, ma i sacrifici sono ben ripagati". Un "porto" di mare dove transitano avvocati, impiegati ed operai

Mentre il mondo della ristorazione a Trieste viene invaso dall'evidente turn over di mastodontiche catene di ristoranti fusion e da pizzerie che strizzano l’occhiolino alla retorica del biologico, in un angolo del borgo Teresiano un buffet tipicamente triestino festeggia, a “colpi” di polpette e “rodoleti”, i suoi primi 25 anni di attività. La storia è quella del buffet da Roby di via Torrebianca che oggi 9 gennaio celebra un quarto di secolo. La narrazione di questo luogo rappresenta a tutti gli effetti una particolare propensione a modelli di resistenza contemporanea, in virtù di quella capacità di sopravvivenza allo stravolgimento commerciale dei tempi odierni, tentando di mantenere una propria e autentica identità.   

“Non voglio passare per vecchio – racconta Roberto Rodella, titolare del buffet – ma devo ammettere che ci vuole tanto sacrificio per andare avanti ogni giorno”. Dalle 9 di mattina alle 9 di sera Roby lavora fianco a fianco alla sorella Valentina e agli altri dipendenti, accogliendo gli avventori di diverse età. “La mattina ci sono sempre i gruppi delle persone più anziane – continua Roby – mentre dal pomeriggio tardo iniziano ad arrivare i giovani che si fermano solitamente per l'aperitivo”. 

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Un luogo centenario

L’attività commerciale di via Torrebianca è presente da oltre 100 anni. “Quando abbiamo aperto una delle scoperte più belle, fatte sotto il bancone, è stata quella di trovarsi di fronte al vecchio spazio per le botti, usate un tempo per contenere il vino”. Un aspetto del lontano passato e condiviso da molti buffet, in quel trapasso da spaccio vini ad osteria, da buffet a tempio delle “ciacole”. “Quando non esistevano i frigoriferi – sottolinea Roby - questi spazi servivano proprio come delle moderne celle dove le bevande venivano raffreddate”.

Una storia nascosta all’interno di un buffet che la famiglia Rodella inizia a gestire dopo aver lasciato un altro storico luogo di aggregazione poco distante da via Torrebianca. “Prima gestivamo il bar Russian, poi abbiamo cominciato qui. All’inizio c’erano anche mio padre Silvio e mia madre Lidia”.

Largo ai pedoni

Da qualche anno il tratto di via Torrebianca è stato aperto ai pedoni anche se, come raccontato da Trieste Prima in questo articolo, non mancano i malumori delle diverse attività commerciali per il mancato rispetto della pedonalizzazione da parte dei molti veicoli che transitano ad ogni ora del giorno, “in barba alla Polizia Locale”. “La pedonalizzazione ha aiutato – continua Roby – perché poter sistemare fuori i tavolini dà la possibilità ai clienti di godere dello spazio esterno”.

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Turisti, l'inglese e la musica balcanica

Il buffet, come tutti gli esercizi commerciali del centro di Trieste, da qualche anno riceve la visita di molti turisti. “Diciamo che conoscere l’inglese ormai è diventato fondamentale”. L’anima internazionale della città si manifesta non solo nelle coppie o famiglie austriache, tedesche o francesi che siano, ma anche nella particolare atmosfera che si respira da Roby, due volte l’anno, nel tradizionale concerto di musica balcanica della storica formazione musicale triestina, la Maxmaber Orkestar. “L’appuntamento è sempre il sabato prima di Natale e il 30 aprile, ormai da 10 anni” conclude Roby. Dentro al salone le persone leggono Il Piccolo o la Gazzetta dello sport, ordinano qualcosa da mangiare, discutono sui fatti del giorno, chi avvocato, impiegato o operaio, non fa differenza.

Scendere a terra, sospesi nel tempo

Le stampe di quello che anticamente fu l’emporio dell’impero asburgico campeggiano sulle pareti che ascoltano il rumore metallico della macchina del caffè e il tintinnio delle ceramiche accatastate le une sulle altre, “cichere” silenziose accompagnate al tavolo, o al bancone di un’immaginaria Torrebianca capace di richiamare l'oblò delle navi e dei velieri, che in questo porto trovano ancora oggi, dopo 25 anni, accogliente riparo. Come scendere a terra, restando sospesi nel tempo.

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