Cronaca

Cinque anni di "Supporto Psicologico dalla Diagnosi Prenatale": sostenute oltre 700 famiglie

Il bilancio del progetto avviato da A.B.C. Associazione per i Bambini Chirurgici del Burlo, in collaborazione con l'IRCCS Burlo Garofolodi. I risultati di una recente ricerca scientifica, condotta sulle famiglie beneficiarie del progetto stesso.

TRIESTE - Dare un sostegno psicologico fin dalla prima ecografia ai genitori dei bambini con malformazioni per cui si prevede una terapia chirurgica. E' questo l'obiettivo del progetto di "Supporto Psicologico dalla Diagnosi Prenatale", avviato da A.B.C. Associazione per i Bambini Chirurgici del Burlo, in collaborazione con l'IRCCS Burlo Garofolo, giunto ormai al suo quinto anno di attività. Un progetto che continua a crescere anche grazie alla restituzione delle opinioni delle famiglie: tra settembre 2022 e maggio 2023, i genitori hanno risposto ad alcuni questionari qualitativi e quantitativi, frutto di una recente ricerca sistematica, condotta per una tesi universitaria.

Il progetto

Il progetto di “Supporto Psicologico dalla Diagnosi Prenatale” è, insieme al progetto Accoglienza, uno dei cardini di A.B.C. e si è rivelato imprescindibile sin dalla fondazione dell’Associazione: nasce, infatti, dalla consapevolezza che la comunicazione di una diagnosi di malformazione a carico del nascituro in fase prenatale è un evento traumatico e prelude a un lungo percorso di cura, in cui la famiglia affronta importanti sofferenze, condividendo il cammino con diverse professionalità e reparti ospedalieri.

La presenza di una psicologa specializzata al fianco delle famiglie sin dai primi istanti della gravidanza è, dunque, un’attività che l’Associazione propone da sempre e che negli anni è cresciuta, confermandosi un’importante risposta a un bisogno urgente e fondamentale per i futuri genitori. È del 2018 la felice evoluzione che - grazie a un progetto che ha accomunato l’IRCCS Burlo Garofolo e A.B.C. - ha portato ad affiancare allo staff ospedaliero, in modo strutturato, questa figura professionale, individuata nella terapeuta sostenuta da A.B.C. Il sostegno psicologico, grazie a questo accordo, è dunque parte integrante di tutto il percorso di cura. Il ruolo della psicologa infatti non è solo quello di affiancare i futuri genitori nel loro difficile percorso di accettazione della realtà, ma anche di migliorare la comunicazione tra medici e famiglia, contribuendo a creare un ambiente di fiducia e cooperazione.

Il progetto, inoltre, favorisce l’accompagnamento trasversale attraverso i reparti e le diverse fasi, rendendo più agevole la fruibilità da parte della famiglia del servizio ospedaliero. La modalità di risposta alle famiglie viene condivisa all'interno dell'ospedale attraverso un coordinamento fra le diverse professionalità e i vari servizi che svolgono supporto psicologico ai pazienti. Il percorso di supporto per le famiglie ha anche la grande proprietà di essere duttile e di adattarsi alle esigenze dei diversi momenti (prima, durante e dopo il parto) e delle diverse situazioni, famiglie e bambini. 

I dati

Dall’inizio del progetto, siglato insieme all’IRCCS Burlo Garofolo nel 2018, A.B.C. ha potuto sostenere e accompagnare 737 famiglie, per un totale di 2003 incontri. Per i questionari qualitativi e quantitativi, strumento della recente ricerca universitaria (i dati principali sono raccolti nel file allegato) sono state contattate 525 famiglie: tra esse si è scelto di coinvolgere sia quelle che hanno usufruito del Progetto di “Supporto psicologico dalla Diagnosi prenatale”, sia quelle che non ne hanno usufruito, per poter confrontare l’impatto. Le risposte complete e considerate attendibili sono state in tutto 144.

L’89,4 % delle famiglie è rimasto contento di aver avuto il sostegno della psicologa. Il restante 10,6 % ha ritenuto la presenza della psicologa fonte di dubbi o insicurezze: questo fa riflettere sul fatto che la figura dello psicologo debba ancora liberarsi da alcuni “stereotipi” e che generi una reazione di difesa e di difficoltà di accettazione di una criticità, in particolare in momenti emotivamente non semplici. È dunque ancor più utile che essa sia integrata all’interno dello staff e la sua presenza percepita come naturale.

Il 42,1 % delle famiglie che non hanno usufruito del supporto psicologico, hanno detto che avrebbero voluto averlo. Inoltre la quasi totalità delle famiglie che lo ha ricevuto non lo ha richiesto (il 94,1 %): un’ulteriore conferma, questa, di quanto sia fondamentale che la figura dello psicologo sia inserita in modo stabile nell’equipe ospedaliera. Percepire la presenza di una professionista specializzata come elemento naturale del contesto fa sì che i genitori non si sentano inadeguati nel sentirne il bisogno in un momento così difficile e non siano messi nella condizione di chiedere: in un passaggio così delicato per la famiglia è fondamentale – come succede – che la professionista si trovi stabilmente in sede, non agisca “su chiamata” e sia sempre a disposizione in reparto. 

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