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Ovovia, depositato il ricorso al Tar, il Comitato dà inizio alla battaglia legale

Depositato oggi il ricorso da parte dei proprietari interessati dalla realizzazione dell'opera. Prossimamente verranno depositati anche quelli di Legambiente, LIPU e WWF

TRIESTE - “Il primo ricorso al TAR contro l’ovovia è stato depositato oggi da alcuni proprietari interessati dal percorso della cabinovia ed entro la fine della settimana verranno depositati al Tribunale Amministrativo Regionale anche i ricorsi delle associazioni ambientaliste Legambiente, LIPU e WWF. Dopo un anno di lavoro e studio, le forzature che l'Amministrazione ha fatto nell'iter del progetto sono talmente gravi che era necessario passare a una nuova fase per impedire la realizzazione dell’inutile, impattante e insostenibile ovovia”. Con queste parole il Comitato No Ovovia ha ufficialmente fatto partire la battaglia legale contro l'opera fortemente voluta dal Comune. 

“La Giunta Dipiazza - questa la posizione del Comitato ribadita questa mattina in una conferenza pubblica - non ha voluto prendere atto della contrarietà dei cittadini alla realizzazione dell’opera e della sua improponibilità e incongruenze ampiamente evidenziata nel nostro dossier tecnico “le ragioni del no all’ovovia”, ciò ha determinato l’attivazione di una serie di iniziative a tutela del territorio, tra cui in primis quella di ricorrere alle vie della giustizia amministrativa, interessando in questa prima fase il TAR ma proseguiremo anche con segnalazioni precise alla Corte dei conti e all’Autorità Nazionale Anticorruzione”.

“L’esame delle carte che è stato fatto per proporre le iniziative giudiziarie in corso ha fatto emergere una serie di vizi che riteniamo gravi e che dimostrano come il progetto non sia compatibile con la realtà del territorio di Trieste. I vizi che sono stati denunciati al TAR sono sia di natura procedimentale che di natura sostanziale. Tra questi spicca la violazione dei limiti di inedificabilità di impianti a fune sanciti dal D.M. 17.10.2007 nelle zone a protezione speciale Rete 2000 come il bosco Bovedo e dei contestuali vincoli derivanti dal Piano Paesaggistico Regionale per le zone di pregio ambientale, da intendersi come non superati né superabili. L’opera è stata inoltre frutto di una istruttoria profondamente carente nei presupposti di partenza, non essendo state valutate neanche le possibili alternative tecniche e tanto meno la relativa sostenibilità economica. Siamo convinti che i vizi siano così evidenti che il Comune possa e debba rimeditare questa scelta, esercitando il potere di autotutela ed evitando così di incorrere in ulteriori oneri finanziari che potrebbero rivelarsi inutili”.

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