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Cancellata dall'Imu sulle Case Ater la Parte da Dare allo stato

Il Governo nazionale ha ritenuto opportuno cancellare la quota IMU, l'Imposta municipale sugli immobili, destinata allo Stato sugli alloggi Ater: una decisione maturata in Commissione Finanze e Tesoro del Senato, ed ora all'attenzione della Camera...

Il Governo nazionale ha ritenuto opportuno cancellare la quota IMU, l'Imposta municipale sugli immobili, destinata allo Stato sugli alloggi Ater: una decisione maturata in Commissione Finanze e Tesoro del Senato, ed ora all'attenzione della Camera dei deputati, che porta l'aliquota applicabile alle case Ater allo 0,38 per cento (salvo determinazioni in più o in meno da parte dei Comuni) rispetto allo 0,76 per cento.

La notizia è stata confermata oggi a Roma, nel corso dei lavori degli "Stati generali" della Federcasa, l'associazione che riunisce le Ater di tutte Italia e numerosi enti locali che gestiscono patrimoni edilizia pubblici, ai quali è intervenuto l'assessore regionale ai Lavori pubblici Riccardo Riccardi.

"Le indicazioni che giungono dal Parlamento, è già condivise dal Governo - ha dichiarato Riccardi, alla presenza, tra gli altri, del presidente della Commissione Finanze, sen. Mario Baldassari, e del responsabile nazionale di Federcasa, Emidio Ettore Isacchini - fa così guardare con maggiore tranquillità anche ai bilanci delle Ater del Friuli Venezia Giulia".
Riccardi, intervenuto agli Stati generali con gli assessori regionali all'Edilizia di Liguria, Giovanni Boitano, e Lazio, Teodoro Buontempo, ha rilevato che grazie all'approvazione dell'emendamento, "la ragione ha prevalso, andando ad abbattere quella era una vera e propria 'imposta sul bisogno'".

"L'applicazione dell'IMU da parte dello Stato sull'edilizia residenziale pubblica sarebbe stata una contraddizione, oltre che un pericoloso precedente", ha osservato ancora l'assessore regionale del Friuli Venezia Giulia, presente oggi a Roma assieme ai presidenti Ater di Tolmezzo (e responsabile AssoAter FVG), Paolo Pittini, e di Pordenone, Claudio Serafini, al vicepresidente di Trieste, Tullio Pantaleo, ed al consigliere Ater di Udine Graziano Pizzimenti.

"Siamo tutti consapevoli della necessità di far quadrare la finanza pubblica - ha osservato Riccardi - ma l'applicazione dell'imposta non poteva essere ridotta ad un solo e semplice esercizio contabile, senza tener conto dei risvolti sociali che ciò avrebbe comportato".

Ad esempio, secondo alcune proiezioni elaborate da Ater Udine, la disapplicazione della quota dello Stato sull'IMU porterebbe l'Azienda territoriale udinese a pagare non più 1,543 milioni di euro, bensì "sole" 324 mila euro: una differenza di 1,2 milioni di euro utilizzabili per le esigenze di edilizia residenziale pubblica nel Medio e Basso Friuli.

"Di fronte ad una domanda sociale sempre più forte ed acuta in tutta la nostra regione - ha affermato l'assessore - è ora necessario concentrarsi sui veri tempi dell'edilizia pubblica, evitando in Friuli Venezia Giulia sterili polemiche ed anacronistiche contrapposizioni, dando corpo ad una riforma che consideriamo indispensabile per garantire una casa a chi ne avrà bisogno nel prossimo futuro".

"Nel primo trimestre 2012 le richieste alla Regione di contributo per l'acquisto della prima casa sono calate di ben il 66 per cento", ha infine evidenziato Riccardi.

Occorre dunque rispondere a quelli che oggi nella capitale sono stati definiti da Isacchini come i "nuovi bisogni" in termini di edilizia residenziale pubblica, ampliando in particolare quel "mercato degli affitti", anche e forse soprattutto in ambito Ater, che oggi in tutta Italia non presenta una grande offerta, come ha illustrato il direttore generale del Censis, Giuseppe Roma, pur a fronte di due "marker" importanti per il prossimo
futuro: tra il 2010 ed il 2020 la popolazione italiana aumenterà di più di 3 milioni di persone; circa 800 mila degli attuali 5 milioni di italiani che stanno pagando un mutuo denunciano soverchie difficoltà a rispettare le rate da pagare.

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