Cronaca

Covid al Coroneo, il garante lancia l'allarme: "I detenuti chiedono tamponi mensili"

Elisabetta Burla torna sulla situazione all'interno della casa circondariale di via del Coroneo, al centro di una manifestazione di protesta dei detenuti andata in scena venerdì 22 gennaio

Riceviamo dal garante per i detenuti di Trieste Elisabetta Burla e pubblichiamo integralmente

E’ trascorso un anno dalle prime avvisaglie della presenza del virus; a marzo 2020 i primi provvedimenti anche a tutela delle “comunità detentive”, non certo eclatanti i risultati: un numero contenuto di persone hanno potuto usufruire delle misure alternative all’esecuzione della pena, principalmente la detenzione domiciliare. A marzo 2020 questo Ufficio redigeva un appello alla responsabilità evidenziando problematiche e criticità, evidenziando alcuni aspetti della detenzione in carcere: gli spazi troppo contenuti ove si svolge la vita quotidiana in una condizione di promiscuità; l’impossibilità a mantenere il distanziamento sociale; il timore di un possibile contagio in un luogo ove sarebbe stato complicato limitarlo, così come sarebbe stato complicato gestire la quarantena; l’incredibile superficialità dell’opinione pubblica.

Nulla è cambiato

A distanza di 10 mesi nulla sembra cambiato, salvo che il timore di un possibile contagio, all’interno della Casa Circondariale, è diventato realtà. Il focolaio ha messo in evidenza tutte le difficoltà nella gestione, in spazi e con risorse inadeguate, del contagio. Non si contesta la gestione del particolare momento visto che da parte dell’ASUGI e dell’allora Direzione della Casa Circondariale - dell’allora Direzione perché Trieste, come tutte le Case Circondariale del Friuli Venezia Giulia eccezion fatta per l’Istituto di Tolmezzo, non ha un proprio Direttore ma un Direttore in missione che si trova a dover gestire, anche in questo delicato momento, come molti altri Direttori, più Istituti in diverse Regioni italiane – sono state poste in essere tutte le cautele e le scelte possibili a tutela delle persone.

La richiesta di indicazioni più complete

Ci si sarebbe aspettato un intervento maggiormente garantista, delle indicazioni più complete da parte del Ministero della Giustizia e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, una maggiore collaborazione tra Uffici – ad esempio - per istruire le pratiche relative alle richieste di misure alternative. Invece si è data la precedenza al lavoro agile, al lavoro da casa, con riduzione degli orari di apertura degli uffici e di presenza del personale in un Paese dove la digitalizzazione dei documenti è spesso un miraggio, ove molti sono gli uffici che non sono dotati degli strumenti idonei a operare adeguatamente. E a ben vedere non sono neppure dotati di un numero adeguato di personale.

La situazione a Trieste

La Casa Circondariale di Trieste non ha un suo direttore; l’area giuridico pedagogica è composta da tre funzionari due dei quali applicati anche negli Istituti di Gorizia (sprovvisto totalmente di personale) e di Udine, manca di una segreteria tecnica; lamenta un inadeguato numero di agenti di polizia penitenziaria. In una situazione confusa ove le notizie trasmesse appaiono spesso contraddittorie, anche tra i detenuti vi è un prevalente sentimento di timore, timore per un eventuale ritorno del contagio e le conseguenze che lo stesso ineluttabilmente porterebbe, timore per le condizioni della detenzione e per una nuova chiusura alle attività formative che garantiscono un impiego fruttuoso del tempo, permettono il confronto e l’apprendimento, una crescita e un cambiamento; evitano stati di depressione e ciò che da essa consegue.

La manifestazione di venerdì 22 gennaio

E sembra strano ma, ancora una volta, si reputa opportuno ricordare che i detenuti sono persone, persone che come tutti temono anche per la propria salute, un diritto inviolabile, fondamentale, un diritto che va, anche a queste persone, garantito in termini assoluti, senza compromessi, un diritto che - a Trieste - hanno voluto rivendicare con una manifestazione pacifica venerdì 22 gennaio 2021 con battitura e con uno sciopero del carrello chiedendo di poter donare il cibo, ad essi destinato, alla Comunità di Sant’Egidio come segno di riconoscenza e perché possano impiegarlo a favore di persone che si trovano in difficoltà. Le persone detenute chiedono di poter eseguire dei controlli periodici – effettuare dei tamponi con cadenza mensile come accade ad esempio nella casa circondariale di Udine - per verificare il loro stato di salute e prevenire eventuali futuri focolai.

Le richieste dei detenuti

Chiedono di vedersi garantito il diritto alla salute, garanzia che andrebbe anche a beneficio del diritto alla salute di tutte le altre persone che, a diverso titolo, operano nella locale Casa Circondariale. Come accaduto in precedenza si reputa doveroso ricordare che il carcere non è una bolla isolata, non è un mondo altro totalmente avulso dalla società esterna; è una parte della società, è abitato da persone. Alcune ancora in attesa di giudizio. Incomprensibili, inadeguati e feroci i commenti rilasciati sul post relativo al servizio del TG regionale in relazione alla manifestazione di protesta pacifica. Forse una comunicazione più corretta e meno violenta, una consapevolezza generalizzata dei diritti delle persone, potrebbe costituire un primo passo per cercare di limitare un clima d’odio assolutamente inutile.

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