Carceri Fvg: cresce il numero dei detenuti, in aumento anche autolesionismo e suicidi

Trieste ha registrato 508 ingressi 2016 e 199 presenze al 31 dicembre, saliti a 548 e 218 l'anno dopo

Tolmezzo a parte, nelle carceri del Friuli Venezia Giulia tra il 2016 e il 2017 i detenuti sono aumentati, lo stesso dicasi per i casi di autolesionismo e i tentati suicidi (ma inferiori al triennio 2010-2012) dove a incidere è la convivenza forzata tra persone provenienti da Paesi belligeranti. Inoltre, la Regione sta finanziando 750mila euro per un progetto triennale che prevede misure alternative al carcere per i tossicodipendenti.

Sono i dati principali emersi dall'audizione, da parte della III Commissione del Consiglio regionale, con la Giunta regionale e col Garante per le persone private della libertà personale in merito ai servizi di assistenza sanitaria negli istituti penitenziari del Friuli Venezia Giulia. È ststo ricordato che la Regione ha assunto le funzioni di sanità penitenziaria dal primo gennaio 2014, ovvero da quando le sono stati trasferiti i fondi statali, e le assicura tramite le Aziende per l'assistenza sanitaria (Aas). 

Per quanto attiene la popolazione detenuta nel biennio 2016-2017, si è appreso che a Gorizia gli ingressi 2016 sono stati 107 e 35 le presenze al 31 dicembre di quell'anno, passati a 149 ingressi e 55 presenze nel 2017; a Pordenone 191 ingressi al 2016 con 61 presenze al 31 dicembre, aumentati a 242 ingressi nel 2017 e 70 presenze alla fine dell'anno; a Tolmezzo gli ingressi del 2016 sono stati 199 e 191 le presenze, scesi rispettivamente a 130 e 180 nel 2017; Trieste ha registrato 508 ingressi 2016 e 199 presenze al 31 dicembre, saliti a 548 e 218 l'anno dopo; 323 gli ingressi a Udine con 128 presenze a fine dicembre 2016, diventati 368 ingressi e 155 presenze nel 2017. Il totale degli ingressi nelle case circondariali regionali sono quindi stati 1.328 nel 2016 aumentati a 1.437 nel 2017, 579 sono state le presenze al 31 dicembre 2016 passate a 678 un anno dopo.

A seguire, sono state esplicate l'assistenza primaria e quella specialistica intra-penitenziaria, la presenza sanitaria nelle carceri regionali, ma anche i percorsi diagnostici e di ospedalizzazione esterni agli istituti. In via di definizione - è stato detto - sono le procedure per la gestione appropriata delle emergenze/urgenze, l'individuazione di posti letto di degenza ordinaria dedicati ai detenuti, la standardizzazione della presenza medica e assistenziale presso gli istituti penitenziari.

Le Aas e le carceri - si è appreso poi - stanno sviluppando percorsi ad alto contenuto di integrazione disciplinare anche attraverso l'attuazione di due progetti specifici: il "Piano regionale per la prevenzione del rischio suicidario e autolesivo in carcere" (vi lavora un sottogruppo tecnico-regionale per la prevenzione del rischio suicidario) e il "Progetto regionale per le misure alternative per detenuti tossicodipendenti" (è stato istituito un Tavolo tecnico per la realizzazione degli obiettivi del protocollo siglato tra ministero della Giustizia, Regione FVG e Tribunale di sorveglianza).

Quanto al primo progetto è emerso che, dopo un'inversione di tendenza registrata tra la seconda metà del 2013 e i primi mesi del 2015, il tasso di autolesionismo registrato nel 2016 in regione è più del doppio di quello nazionale, e lo stesso dicasi per i tentativi di suicidio. L'età più a rischio per il tentato suicidio va dai 21 ai 24 anni, mentre la provenienza vede gli asiatici al primo posto e a seguire gli africani, con dati molto lontani per quanto riguarda cittadini italiani o comunque europei. In questo caso, le strategie prevedono: la condivisione degli interventi da parte delle amministrazioni sanitarie e di giustizia, coerente con l'evidenza che le scelte autolesive e suicidarie sono prevalentemente derivanti dalle condizioni di vita e non da patologie; il regolare monitoraggio degli interventi e degli esiti, con miglioramento della qualità dei dati; la definizione e l'aggiornamento di protocolli operativi tra istituto penitenziario e Azienda sanitaria.

Il secondo progetto, invece, è strutturato in due attività principali: potenziamento dei rapporti di collaborazione tra soggetti istituzionali ed enti; introduzione di strumenti e modalità organizzative innovativi per la presa in carico personalizzata. Per farlo, la Regione si è impegnata con un finanziamento pari a 250mila euro per ciascuno degli anni 2017, 2018 e 2019, per un totale di 750mia euro. Se così è emerso dalla Giunta, dal Garante arriva l'allarme che in FVG si registra una situazione di emergenza, dove il direttore del carcere di Pordenone è lo stesso di Tolmezzo e Gorizia; sempre l'istituto di Pordenone non sarà sostituito con quello di San Vito al Tagliamento prima della fine del 2019, nel frattempo sono diversi i casi che si registrano di depressione se non di autolesionismo; a Udine vi è la peggior situazione per convivenze forzate tra cittadini stranieri che poco si tollerano causa diversità culturali o religiosi; a Gorizia sia stata tolta la sezione degli omosessuali, che creava quanto meno imbarazzo; restano inaccettabili le "celle zero", quelle prive di arredi dove i detenuti scontano le punizioni; sono in aumento le reclusioni per gioco d'azzardo.

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Non da ultimo, si dovrebbe riflettere non solo sui casi di suicidio da parte dei detenuti ma anche tra le guardie penitenziarie, della cui condizione si parla sempre troppo poco.

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