Report sulla povertà a Trieste, i dati della Caritas per il 2019

Aperta 365 giorni l'anno e a ogni ora del giorno, nel 2018 la struttura guidata da don Alessandro Amodeo ha incontrato 5230 persone incontrate, fornito 45 servizi diversi e inserito nel mondo del lavoro (dal dicembre dell'anno scorso) circa 20 persone. Nell'articolo tutti i dati di un servizio che cresce sempre di più

La Caritas diocesana nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia svolge un servizio di primissimo livello dal punto di vista dell’accoglienza e dei servizi alla persona. Il report sulla povertà presentato a Trieste oggi 27 novembre ha fatto emergere una situazione che, se da un lato non possiede nessun carattere emergenziale, dall’altro testimonia il sempre più crescente impegno da parte della Caritas nei confronti delle persone bisognose. Lo studio dei dati relativi al 2018 ha voluto infatti mettere in luce alcuni dati fondamentali per osservare più da vicino, e tentare di individuarne le possibili soluzioni, la povertà triestina. 

Diamo i numeri

Secondo il Rapporto pubblicato, la Caritas ha fornito 45 servizi diversi, tra i quali cinque centri di ascolto (tra i quali uno all’interno del carcere e tre per le nuove dipendenze), messo a disposizione sette case di accoglienza dove sono stati registrati 620 beneficiari e fornito accoglienza a 1188 persone solamente negli spazi dell’Emporio della Solidarietà. In questo ultimo caso, all’interno della conferenza stampa di presentazione dell’analisi, don Amodeo ha rimarcato come “durante l’ultima colletta alimentare sono state raccolte circa 14 tonnellate di cibo”.

"La povertà è cambiata ma Trieste ha un cuore grande", le parole di Crepaldi

Servizi raddoppiati

Dati che testimoniano il fatto che i servizi, come ricordato dal direttore della Caritas “sono più che raddoppiati negli ultimi sette anni. Se nel 2012 le persone incontrate erano circa 3000, l’anno scorso ne abbiamo registrate 5230”. I servizi della Caritas però non finiscono qui. L’accoglienza diffusa ha coinvolto 123 richiedenti asilo (nelle 13 strutture ndr) e 15 persone all’interno delle sei realtà che lavorano stabilmente al progetto Housing First; le persone bisognose spesso non hanno un posto dove passare la notte.

Dove passare la notte, la lingua italiana e il lavoro

Ecco che allora il refettorio “Monti” con i suoi 2794 beneficiari e il dormitorio “Sant’Anastasio” con 247 persone, hanno potuto testimoniare una delle mission principali della Caritas. Caritas ha fornito poi assistenza a 663 persone per quanto riguarda le pratiche relative all’immigrazione, 17 persone sono state coinvolte nella Formazione e lavoro, 116 invece quelle accompagnate nei percorsi di apprendimento della lingua italiana, senza contare infine i servizi di consulenza psico-sociale di cui hanno usufruito 56 persone.

20 persone inserite nel mondo del lavoro

Sono numeri importanti che dicono chiaramente che le persone bisognose sono sempre di più, nel mondo come nella nostra città. La speranza che il trend possa incontrare un’inversione di tendenza, la regala il focus sull’inserimento lavorativo, ovvero la strada verso l’autonomia. In ragione di tutto ciò, la Caritas ha messo a disposizione il tirocinio extracurriculare dal dicembre del 2018 incontrando circa 130 persone e organizzando 77 colloqui. “Gli abbinamenti che hanno avuto esito positivo – si legge nel Rapporto – sono stati 20 e oggi i tirocini sono stati attivati o sono in fase di attivazione”. Un lavoro che è capace, infine, di fare molta più integrazione di migliaia di discorsi ben articolati di fronte a inerti platee di spettatori non paganti.

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Le testimonianze delle aziende

Una testimonianza di aziende che hanno accolto alcune di queste persone, riportata nella pubblicazione, scrive infatti così: “Noi abbiamo conosciuto lui e lui ha conosciuto noi. Abbiamo meno paura dello straniero, ecco abbiamo visto che, insomma, non c’è da aver paura ma questo l’abbiamo capito soltanto lavorando tutti insieme”.

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