Bloccati gli accessi 10 giorni prima dell'ordinanza, 9 case di riposo triestine "libere" dal virus

Le residenze per anziani fanno parte dell'Associazione Servizi per l'Anziano che ne riunisce 10. Solamente una risulta avere casi di positività, mentre le altre, anche e soprattutto in virtù della lungimirante decisione dei vertici, sono completamente libere

In foto alcune operatrici della Futura Anni d'oro

In Friuli Venezia Giulia una delle partite più importanti che si sta giocando in questo momento è quella che riguarda la presenza del CoViD-19 all’interno delle molte case di riposo presenti sul territorio. Dopo il “caso” de La Primula, il dibattito si è allargato coinvolgendo una categoria che non dappertutto è stata raggiunta dal virus. Un esempio è quello dell’Associazione Servizi per l’Anziano che, dal 2018, riunisce 10 residenze per anziani (per un totale di 400 posti letto e circa 200 operatori) e che, anticipando la normativa ministeriale di una decina di giorni in merito alla chiusura delle residenze agli accessi esterni, ha di fatto protetto i suoi ospiti.

“Ad oggi – ci ha riferito il suo presidente, Angelo Barrasso nell'intervista che segue – una sola struttura dell'associazione sta gestendo casi di positività, in piena collaborazione con il Distretto dell’Azienda Sanitaria Triestino-Isontina”. Una storia che, oltre ad aver dimostrato una lungimiranza più unica che rara, nasconde una sensibilità particolare nell’affrontare il drammatico momento. 

Dottor Barrasso, cos'è l'Associazione Servizi per l'Anziano?

L’A.S.A., Associazione Servizi per l’Anziano è una associazione di categoria che nasce nel 2018 per volontà di un gruppo di Residenze per Anziani di Trieste con l’obiettivo di riuscire a fornire una miglior risposta socio-assistenziale agli anziani della nostra provincia, coordinando le esperienze e le informazioni in modo da poter elevare il servizio offerto. Raccoglie 10 Residenze per un totale di circa 400 posti letto, vi sono circa 200 operatori che vi prestano servizio, tra personale OSS, infermieri, fisioterapisti Dottori e animatori. Tutte le Residenze sono convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale. 

La maggior parte delle residenze per anziani che fanno parte dell'ASA risulterebbero senza casi di positività da covid-19. È vero?

Tutti gli ospiti e  le Residenze associate ad ASA sono attualmente senza casi di Covid-19 ad eccezione di una struttura che sta gestendo alcuni casi di positività grazie anche alla piena collaborazione del Distretto dell’Azienda Sanitaria Triestino-Isontina, del Dipartimento di Prevenzione e dell’U.S.C.A. (unità Speciale di Continuità Assistenziale), il nuovo team di esperti messi in campo da Asugi a sostegno delle Residenze Triestine che in questo momento lavora 24 ore al giorno per fronteggiare l’emergenza. 

Una delle possibili ragioni della negatività potrebbe essere riconducibile al divieto di ingresso per i familiari che, circa dieci giorni prima dell'ordinanza che ne stabiliva l'obbligo, avevate applicato in maniera autonoma. Ci spiega cos'è successo? 

Partendo dal presupposto che questo virus è estremamente subdolo, si propaga con incredibile facilità e virulenza, ed il suo contenimento è particolarmente difficoltoso e che, quindi, nessuna Struttura è totalmente al riparo dal rischio di infezione, certamente alcuni accorgimenti da noi adottati hanno consentito nella fase iniziale di ridurre il rischio di contagio delle Residenze. Sicuramente la decisione da parte di tutte le nostre strutture di chiudere l’accesso ai parenti degli ospiti, ai fornitori e alle figure professionali non indispensabili con un anticipo di circa dieci giorni rispetto all’ordinanza ministeriale ci ha consentito, nella fase iniziale di propagazione del virus, di essere esenti da contaminazione. Anche se la vera battaglia si gioca ora, cercando di evitare la contaminazione da parte di noi operatori che ci muoviamo anche esternamente alla struttura e che potremmo, involontariamente, veicolare il virus. Da qui l’importanza del corretto utilizzo di tutti i Dispositivi di Protezione Individuali, dispositivi in dotazione e in uso in tutte le nostre Residenze. 

All'inizio molte famiglie si sono lamentate con voi per la chiusura, anche se con ogni probabilità oggi vi ringraziano. È così? 

Devo ammettere che, quello della chiusura, è stato un momento molto difficile e doloroso poiché siamo stati costretti a privare gli ospiti della vicinanza dei loro cari; c’è stato un grande dolore anche da parte dei famigliari che non hanno potuto fare visita ai propri anziani genitori; qualcuno, legittimamente, si è anche arrabbiato ma siamo riusciti a far comprendere la gravità della situazione che ci stava travolgendo. A tal proposito voglio ringraziare tutti i famigliari che, una volta capita la drammaticità della situazione, si sono prodigati per aiutarci in questa difficile fase; c’è chi porta giornalmente una lettera da lasciare alla mamma, chi qualche giornale o altri piccoli pensieri che tanto aiuto danno ai nostri anziani. Lasciano gli oggetti fuori dalla porta avvisandoci, poi li ritiriamo, li disinfettiamo e dopo qualche ora li portiamo agli ospiti. Ci chiamano, ci mandano messaggi di sostegno e ci danno forza, in un momento in cui, anche noi, ne abbiamo veramente bisogno. È una situazione che spezza, sinceramente, il cuore. 

Mandare un anziano in ospedale potrebbe andare contro l'interesse imprenditoriale di voler continuare a percepire la retta di accoglimento. Qual è la sua posizione e quale la sua riflessione a livello generale?  

In questo momento terribile, mi creda, l’unica priorità deve essere quella della salute degli anziani e dei nostri operatori, le logiche economiche sono lontane mille miglia, anzi, devono essere dimenticate. Riteniamo indispensabile che gli anziani ammalati di Covid-19 vengano tempestivamente trasferiti in ambiente dedicato sotto la gestione dell’Azienda Sanitaria al fine di poter garantir loro le necessarie ed urgenti cure che solo una Struttura adeguatamente attrezzata può essere in grado di fornire. Gli anziani positivi non possono e non devono rimanere all’interno della Residenza, per il loro bene, per il bene degli altri anziani e dei nostri operatori.

A tale riguardo mi permetta una ultima considerazione: i veri eroi di questa drammatica situazione sono le nostre operatrici Oss, i nostri infermieri che, pur sapendo dei rischi che corrono continuano a lavorare per assistere i nostri anziani, cercando di colmare l’assenza dei parenti con la loro grande umanità e comprensione, dedicandosi in modo ancor più intenso e speciale. Sono loro a cui va la mia personale e più sincera ammirazione e riconoscenza.

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