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Tirata di orecchie alle case di riposo, Asugi chiede maggiori controlli

E' quanto emerge da una comunicazione in cui si fa riferimento agli ultimi focolai nel capoluogo regionale

Dopo gli ultimi focolai esplosi all’interno di due case di riposo a Trieste, l’Azienda Sanitaria tira le orecchie agli enti gestori chiedendo maggiori attenzioni e controlli precisi sui movimenti degli operatori, oltre a mettere in guardia le realtà assistenziali in merito alle conseguenze che determinate gestioni producono. La necessità di ribadire le normative - già condivise lo scorso luglio attraverso una nota in cui l’Asugi invitava le strutture “a far eseguire uno screening con tampone al lavoratore rientrato dall’estero prima di riprendere servizio in struttura” – è emersa in seguito ai numerosi contagi rilevati nella casa di riposo Hotel Fernetti e dove anche un'operatrice è risultata positiva al Coronavirus. 

La tesi di Asugi 

La stessa, secondo quanto fa capire l’Azienda senza tuttavia nominare né lei, né la casa di riposo a ridosso del confine, non avrebbe comunicato in tempo la presenza di sintomatologia legata al CoViD-19 a causa della presunta mancata remunerazione contrattuale in caso di malattia. Secondo l'Azienda, continuando a lavorare per cinque giorni, il procrastinare avrebbe quindi innescato un naturale ritardo nell’effettuazione del tampone e della fondamentale opera di contact tracing. Una tesi che secondo alcune indiscrezioni verrebbe confermata dalle dichiarazioni che la stessa operatrice avrebbe reso, evidentemente mandando su tutte le furie gli stessi vertici aziendali, nonostante la posizione dell’assessore regionale alla Sanità, Riccardo Riccardi, che sosterrebbe invece l'assenza di sintomi. Un comportamento, quello dell'operatrice, che la Sanità locale indica come “reticente” e ritiene, seppur “comprensibile”, non "giustificato". 

"Non è vero, sono stupidaggini"

Completamente opposta ad Asugi è la versione di Fabio Baldè, titolare dell’Hotel Fernetti e raggiunto telefonicamente da TriestePrima. “Non è assolutamente vero, sono stupidaggini. L’operatrice è una mia dipendente, non è in regime di partita Iva e ha la malattia pagata”. Per il titolare, che risulta in quarantena a causa della positività al CoViD riscontrata dopo il tampone al quale è stato sottoposto, la storia sarebbe andata in tutt’altro modo. “Conosco personalmente il marito dell’operatrice ed era venuto a fare alcuni lavori a casa mia. Dopo un’ora mi ha chiesto un consiglio sul da farsi perché da qualche tempo non sentiva più gli odori. In quel momento, oltre a richiamarlo al senso di responsabilità, ho immediatamente telefonato in struttura chiedendo di far allontanare la moglie dalla casa di riposo. Questa è la realtà dei fatti, tutto il resto non è vero”. Baldè ha fatto sapere di aver "personalmente seguito il caso" e di aver inviato una Pec all'Azienda, precisando tutta la vicenda. 

Gli altri punti critici

Al di là del singolo caso, nella “lavata di capo” che la Sanità ha indirizzato agli enti gestori compare anche un ulteriore punto critico. Secondo Asugi, infatti, a fronte dell’opera di tracciamento eseguita a Trieste e dintorni sarebbero emersi casi di attività assistenziali in regime libero professionale su più ospiti in diverse case di riposo e “apparentemente all’insaputa delle diverse strutture”. Quella che a tutti gli effetti sembra essere una vera e propria sfuriata ha prodotto altresì il rafforzamento di una serie di raccomandazioni future non di poco conto.

Temperatura e controllo sugli operatori

Asugi invita gli enti gestori alla misurazione della temperatura degli operatori e a verificare l’insorgenza di “segni compatibili con infezione da CoViD”. Per quanto riguarda invece il presunto rimbalzo di operatori da una casa di riposo ad un’altra, l’Azienda ha annunciato che le generalità dei lavoratori, dipendenti e liberi professionisti, verranno raccolte nel sistema informativo Sira per poter così seguire e controllare gli spostamenti tra strutture. 

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