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Cassintegrati Diaco: "Troppe Anomalie nella Gestione della Crisi"

La speranza è l’ultima a morire. Questo il motto dei cassaintegrati Diaco.Mille promesse ma ancora nulla di fatto. I dipendenti della Laboratori Diaco Spa però continuano ancora a sperare, a credere nel fatto che prima o poi  riavranno di nuovo il...

La speranza è l'ultima a morire. Questo il motto dei cassaintegrati Diaco.
Mille promesse ma ancora nulla di fatto.
I dipendenti della Laboratori Diaco Spa però continuano ancora a sperare, a credere nel fatto che prima o poi riavranno di nuovo il loro posto di lavoro.
" Ho iniziato a lavorare nell'azienda diversi anni fa, e, in quel periodo, le cose andavano molte bene tanto da farmi pensare che sarei rimasta lì fino alla pensione" racconta F.D. "invece ora mi ritrovo in cassa integrazione senza sapere ancora, dopo sei mesi, se tornerò a lavorare oppure no".

Sono più di cento le persone che si trovano nella stessa situazione della signora, persone con una famiglia alle spalle, una casa da mantenere e spese da sostenere.
"La situazione dell'azienda risultava già critica da tempo ma la svolta drastica è arrivata inaspettatamente"afferma F.D.

Il 4 ottobre 2011 infatti viene dichiarato il fallimento della Laboratori Diaco Spa da parte del Tribunale di Trieste.

Diversi sono stati i tentavi per salvare la fabbrica ma che, a causa delle gravi difficoltà economiche, non sono andati a buon fine.

Così i dipendenti sono stati messi in cassa integrazione, condizione prevista per loro fino al prossimo ottobre.

Nel frattempo l'Azienda Farmaceutica SM decisa a rilevare la fabbrica di Potenza firma il contratto per avere in comodato d'uso gratuito anche quella di Trieste, compresa nel pacchetto .

Il termine ultimo per la ripresa della produzione viene fissato per il 30 aprile e viene deciso che se la data non verrà rispettata la SM potrà recedere al contratto.

Il 23 marzo viene fatto un sopraluogo da parte dell'Agenzia del farmaco che dà l'ok in forma verbale.

A questo punto basta solo attendere da Roma quello ufficiale.

Passa il 30 aprile e il via non è ancora giunto.

Ma sorge anche un altro problema; non è ancora stato fatto un piano dettagliato da parte dell'azienda interessata.

Viene solamente detto prima che saranno 50 i dipendenti ad essere riassunti, poi solamente 30, un fatto molto strano, dal momento che,come spiegato dalla donna, 30 dipendenti bastano a coprire solamente una linea di produzione, con la quale non si riesce nemmeno a colmare le spese aziendali.

Troppe le anomalie.

Il 2 giugno viene indetta un'assemblea tra dipendenti e delegati sindacali, durante la quale viene comunicato ai lavoratori che il giorno seguente, 3 maggio, vi sarà un incontro tra delegati sindacali, rappresentanti della SM e della Provincia.

Così i dipendenti, preoccupati per il loro futuro, decidono di fare un presidio per dimostrare il loro disagio.

Finita l'assemblea viene comunicato loro che vi sarà un altro incontro tra le parti in data 9 maggio durante il quale verranno decise le sorti dell'azienda.

"Speriamo che a Enrico Bran (curatore del fallimento dell'azienda) nel frattempo arrivi il via alla produzione, che nonostante le sollecitazioni anche da parte di Ettore

Rosato (deputato PD) non è ancora arrivato" spiega D.F., intervistata dopo l'evento, "e che la SM faccia rapidamente un piano industriale dettagliato" continua " perché con il passare del tempo si perdono clienti e i nostri posti sono sempre più a rischio.

Se viene fatto qualcosa ora, che l'azienda è sana dal punto di vista produttivo, ci sono ancora delle speranze per noi".

Conclude dicendo; "Sono mesi che le istituzioni fanno promesse che poi non mantengono. Fino ad ora non si sono interessati fino in fondo alla nostra situazione.

Crediamo e speriamo che finalmente venga fatto qualcosa di concreto, in modo da garantire a noi un futuro lavorativo e far si che i soldi spesi per la manutenzione e la sistemazione degli impianti non siano stati buttati al vento.

Chiediamo alla SM che, come già fatto per l'impianto a Potenza, si impegni ad avviare anche quello di Trieste.

Nel caso questo non avvenga , ci auguriamo tutti che l'azienda venga rilevata da un imprenditore che abbia maggiore interesse affinché la produzione riparta con un numero di operari più alto possibile".
 

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