Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Cellulare, macchinetta per tatuaggi e alcol in carcere al Coroneo, la denuncia del sindacato

Il cellulare sarebbe stato trovato in una camera occupata da otto detenuti di origine rumena durante i controlli amministrativi della Polizia penitenziaria. In seguito sono stati rinvenuti anche la macchinetta per tatuaggi e l'alcol

Scovati un cellulare, una macchinetta per tatuaggi e alcol in carcere al Coroneo. E' quanto denunciato da Antonio D’Alessandro segretario del SIPPE Trieste, sindacato autonomo della Polizia penitenziaria. Secondo quanto riportato dalla nota stampa, il cellulare sarebbe stato trovato questa mattina, 25 luglio, in una camera occupata da otto detenuti di origine rumena durante i controlli amministrativi della Polizia penitenziaria.

“Era abilmente nascosto all’interno di una bomboletta del gas appositamente tagliata ed avvitata ad un fornello che usano i detenuti per farsi il caffè" scrive d'Alessandro.  Nel dettaglio si tratterebbe di un cellulare di "dimensioni davvero minime grande quanto un accendino" e sarebbe stato scovato "grazie all’impegno ed alla grande professionalità di alcuni agenti che, nonostante le temperature proibitive, già recentemente denunciate dalla segreteria locale SIPPE Triete, hanno persistito trovando anche l’alcool e la macchinetta per i tatuaggi".

Il cellulare è un oggetto proibito ai detenuti ma il possesso in carcere non è previsto dalla legge come reato: “la detenzione di un cellulare in cella non è un reato ma i ristretti grazie a lui possono mantenere rapporti con la malavita o addirittura gestire e commettere fatti illeciti” spiega il sindacalista.

Intanto il segretario ha annunciato l'avvio delle indagini per comprendere come l’apparecchio sia entrato nella disponibilità dei detenuti, da chi fosse utilizzato e, soprattutto, per quale motivo. "Voleva essere più vicino alla famiglia o continuare a commettere reati? Nel complimentarci vivamente con i poliziotti penitenziari il SIPPE Trieste auspica che la Direzione sappia premiare il duro lavoro di chi è in prima linea e, pur senza mezzi, ottiene tali risultati, mai da sottovalutare" conclude D'Alessandro.

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