Cronaca

Centinaia di persone in coda per Jodorowsky al Science+Fiction (Foto)

13.24 - Il regista cileno ha ricevuto a Trieste il premio alla carriera

Foto Massimo Tommasini

“Non s'erano mai viste code tanto grandi, tanto lunghe, tanto grandi...” E' proprio il caso di citare il testo della celebre canzone di Franco Battiato, “l'Esodo”, per descrivere la file, ieri sera a Trieste, all'esterno della sala “Tripcovich”, per assistere alla   conferenza del regista cileno Alejandro Jodorovsky, a cui è seguita la consegna del premio “Urania d'Argento” alla carriera e la proiezione del suo ultimo film, “La danza della Realidad”. Quello di ieri sera è stato l'evento culminante del festival internazionale della fantascienza Trieste Science+Fiction a cura de La Cappella Underground, giunto quest'anno alla quattordicesima edizione.

Centinaia di persone hanno atteso l'inizio della rappresentazione in un'interminabile coda che seguiva la  curva attorno al teatro, molti provvisti di invito, indispensabile per assicurarsi un posto, molti ancora speranzosi di poter acquistare un biglietto, anche se la scritta “tutto esaurito” dava ben poche speranze. La gente è accorsa ad assistere allo spettacolo dell'anziano Jodorowsky, regista visionario che mancava dal grande schermo da ben 23 anni, da ogni angolo della regione, ma anche da tutto il nord Italia e da Slovenia e Croazia. Considerato da molti un vero e proprio guru esistenziale, il regista  86enne è un artista eclettico, direttore di teatro, autore di pièce teatrali, romanzi, libri di fumetti, ma anche di amatissimi film fra i quali “Il paese incantato”, “El topo”, La montagna sacra” e Santa Sangre”.  Applaudito a lungo dal pubblico triestino non appena salito sul palcoscenico, l'artista, in straordinaria forma nonostante l'età, ha dato  dimostrazione di grande profondità filosofando sulla vita, la morte, la vecchiaia, riscuotendo approvazione e affrontando la serata con grande spirito e ironia. A consegnargli il riconoscimento alla carriera un emozionato Daniele Terzoli, direttore del festival e presidente de La Cappella Underground.

E' stata quindi la volta del suo atteso film, “La danza della Realidad”. “Io non mi sono venduto alle grandi produzioni cinematografiche commerciali che pensano solo a fare soldi – ha detto Jodorowsky – ho voluto rimanere indipendente, ed è per questo che ci ho messo 23 anni a raccogliere i finanziamenti per questo film che mi sono prodotto da solo. «Nessuno – ha concluso – ha voluto investire in questo lavoro». E un motivo forse c'è. Il film è una visionaria, a volte farneticante, troppo spesso autocelebrativa, biografia del regista, la sua infanzia cilena, la persecuzione, ma anche la redenzione del padre tiranno, convinto comunista, costretto a vivere in un regime dittatoriale tra antisemitismo e tortura. Nudità grottesche, nani, mutilati, bisogni fisiologici che guariscono dai mali, ma anche il difficile rapporto con Dio, le tematiche affrontate erano molteplici. Tutte aperte all'interpretazione individuale. Tutte troppo calcate, i buoni troppo buoni, i cattivi troppo cattivi, ogni personaggio una caricatura di se stesso e dell'umanità. E tanti, troppi anche questi, gli omaggi a Fellini, una grottesca parata di apparizioni di clown, nani, saltimbanchi e quant'altro. Jodorowsky  infine non ha resistito al protagonismo, e appare nelle scene a consigliare, confortare i personaggi, guidarli nelle scelte, tutto vestito di bianco, come una divinità.

Applausi contenuti al termine  della proiezione e pubblico diviso nei giudizi.  

La manifestazione prosegue fino al 3 novembre. Il programma delle proiezioni e degli eventi, tra cui alcuni laboratori per bambini, è disponibile sul sito www.sciencefictionfestival.org.

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