La sentenza

Il Tar dà ragione al centro islamico, Cisint: "Siamo sconcertati"

I giudici hanno emesso la sentenza a fine maggio e pubblicato il provvedimento oggi 27 giugno. Nel dettaglio viene accolto il ricorso del Centro di via Duca d'Aosta contro l'inibizione delle pratiche religiose all'interno dei locali richiesto dal Comune attraverso l'ordinanza di ripristino di destinazione d'uso. La sindaca Cisint: "Siamo sconcertati, ricorreremo al Consiglio di Stato"

MONFALCONE - Il Tar regionale ha accolto il ricorso del Centro culturale islamico Darus Salaam contro l'ordinanza emessa dal sindaco Anna Maria Cisint nel novembre del 2023 in cui veniva inibito l'utilizzo dell'edificio di via Duca d'Aosta come moschea. La sentenza di accoglimento del ricorso presentato dall'avvocato Vincenzo Latorraca è stata emessa dalla sezione I del Tar, presieduta dal giudice Carlo Modica de Mohac, alla fine del mese di maggio e pubblicata oggi 27 giugno. Il ricorso del centro culturale viene definito, ad inizio sentenza, "fondato". 

Il nodo centrale: la destinazione d'uso

"Occorre rilevare - si legge nel provvedimento - che le censure con le quali si contesta l'accertamento di fatto della modificazione della destinazione d'uso, con l'argomento che nei locali non si svolge in realtà in via esclusiva l'attività di preghiera, sono infondate". I giudici ricordano anche che l'associazione, al momento dell'ordinanza, non era iscritta al registro unico per le imprese del terzo settore, iscrizione avvenuta solamente nel febbraio del 2024. Tuttavia, "il nodo centrale", così definito dai magistrati, è quello relativo al capire se "la realizzata modifica di destinazione d'uso ammettesse o meno l'esercizio dei poteri sanzionatori comunali in materia di edilizia". La risposta dei giudici è "negativa". 

Le motivazioni della sentenza

Perché la modifica di destinazione d'uso, secondo la legge regionale, è soggetta a sanzione inibitoria o di demolizione soltanto se è "così radicale da costituire una variazione essenziale". Ergo, il Comune di Monfalcone non poteva inibire i locali di via Duca d'Aosta in quanto la modifica della destinazione d'uso non è quella per cui sono ammesse le sanzioni. La legge regionale, aggiungono i giudici, prevede infatti che per permettere alle amministrazioni di esercitare "il potere repressivo" si debba dimostrare che la nuova destinazione d'uso "sia vietata da parte dello strumento urbanistico o che incida sugli standard". Insomma, il Comune non è riuscito a dimostrare che le modifiche fossero vietate o che andassero ad incidere - come da sentenza di Consiglio di Stato del 2022 - "sull'ordinato e armonioso uso del territorio". 

La reazione della Cisint

"Ricorreremo al Consiglio di Stato - ha fatto sapere Anna Maria Cisint -, ma non si può che rimanere sconcertati da una decisione che mortifica il rispetto delle norme che sovrintendono alle regole urbanistiche della nostra città e che devono essere rispettate da tutti, senza privilegi di sorta. In questo modo si ignorano e si calpestano le esigenze di sicurezza e di legalità legate alle modalità di accesso e affollamento dei centri islamici, che mettono a rischio e limitano la libertà degli altri cittadini". Per la sindaca "non è possibile che attraverso delle sentenze possano essere messe in discussione e annullate le prescrizioni e i contenuti dei regolamenti urbanistici di una città, così come non è accettabile non consentire al Comune di assumere i necessari provvedimenti di ordine pubblico che incidono sulla collettività. Dimostreremo la correttezza della nostra azione".

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