Foibe: cippo marmoreo a Basovizza in memoria di tutti i Carabinieri infoibati (FOTO)

È stato scelto di commemorarli a Basovizza per il profondo significato spirituale e simbolico di questo luogo, idealmente rappresentativo di tutte le foibe e di tutti i siti dove si sono consumati i massacri

Questa mattina,16 maggio 2018, con inizio alle 10.30, presso il Monumento Nazionale Foiba di Basovizza si è svolta una cerimonia di scoprimento di un Cippo marmoreo in memoria di tutti i Carabinieri infoibati, scomparsi e soppressi nel triste periodo che va dal 1943 al 1947.
La cerimonia, organizzata dal Comune di Trieste e dall’Arma dei Carabinieri, ha avuto luogo alla presenza del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Giovanni Nistri, del Comandante Interregionale Generale di C.A. Aldo Visone e del Comandante della Legione Carabinieri F.V.G. Generale di Brigata Vincenzo Procacci.
Numerose le Autorità presenti, a cominciare dal Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga.

Commemorati tutti i Carabinieri al servizio dell’Italia che, in quel tragico periodo storico, hanno perso la vita per il solo fatto di essere italiani e di rappresentare lo Stato italiano.
Non solo quelli di Trieste o solo quelli che sono stati infoibati a Basovizza dei quali, peraltro, non vi è certezza storica. Ma tutti i Carabinieri che, al servizio dell’Italia, hanno perso la vita in quel contesto, che era il contesto del confine Nord Orientale. Sono i Carabinieri di Trieste, di Gorizia, del Friuli, quelli che prestavano servizio nelle numerose Stazioni dell’Arma dislocate in Istria, Dalmazia, Fiume, Zara.
È stato scelto di commemorarli a Basovizza per il profondo significato spirituale e simbolico di questo luogo, idealmente rappresentativo di tutte le foibe e di tutti i siti dove si sono consumati i massacri.

Massacri che hanno colpito innanzitutto la popolazione civile, inerme destinataria del profondo odio che ha portato alla tragedia dell’esodo giuliano dalmata. I Carabinieri hanno subito la stessa sorte della popolazione civile. In molti casi sono stati i primi ad essere giustiziati o internati. È difficile parlare di numeri. Tuttavia, grazie al lavoro di esperti e membri della Commissione istituita per il conferimento della Medaglia d’Oro al Merito Civile alla Bandiera dell’Arma, avvenuto nel 2009 con Decreto del Presidente della Repubblica, è emerso che le perdite accertate storicamente sono circa 300. Si, 300 Carabinieri tra infoibati, scomparsi e uccisi. Alcune storie sono note, ma la maggior parte di essi morì in un angoscioso quanto terribile anonimato.

Per rendere l’idea dell’orrore di quei giorni, il Dr. Giorgio Galeazzi, uno dei responsabili dell’unità scientifica che procedette alle prime esplorazioni dentro le foibe per recuperare i cadaveri, descrisse nei suoi verbali lo stato dei luoghi e gli agghiaccianti ritrovamenti. Egli riferisce di avere rinvenuto «tantissime piastrine metalliche militari con il numero di matricola, brandelli inzuppati di divise di carabinieri, guardie di finanza, guardie civiche, agenti di pubblica sicurezza…..». A un certo punto del verbale, nel dare atto che le operazioni al «pozzo della miniera” (ovvero la Foiba di Basovizza) erano state interrotte per ordini superiori per il pericolo di esplosioni, il Galeazzi cita “attendibili testimonianze che provavano la presenza di oltre mille persone tra guardie di finanza, carabinieri e guardie di pubblica sicurezza».

«Il Cippo marmoreo vuole testimoniare il ricordo per questi italiani. Molti di loro giovanissimi, originari di tutte le Regioni d’Italia. Pensate che questi ragazzi – e parliamo solo dei circa 300 identificati -  erano originari di ben 76 province italiane: friulani, veneti, toscani, campani, sardi, pugliesi, piemontesi, siciliani, abruzzesi. Di ogni dove. Esattamente come l’Arma di oggi. Sintesi ed espressione di quella ricchezza culturale e di tradizioni che è la nostra amata Italia. Ragazzi che erano giunti qui per servire la Patria. Molti di loro si erano stabiliti, avevano trovato l’amore, creato una famiglia. Storie di ordinaria quotidianità spazzate via da un odio senza limiti».

Il comandante generale dell'Arma dopo la cerimonia di Basovizza si è recato presso diversi comandi in provicnai di Trieste e Gorizia per protare il suo saluto ai Carabinieri operanti. Nel corso delle visite si è fermato a rendere omaggio anche ai Carabinieri caduti a Peteano e ai caduti della Prima Guerra Mondiale al Sacrario di Redipuglia. 

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