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Mercoledì, 22 Maggio 2024
L'ennesima chiusura in città / Cologna - San Giovanni / Via San Cilino

'El caligher' Diego chiude per sempre: "Gli ultimi tre anni hanno distrutto gli altri venti"

Dopo le difficoltà causate dalla pandemia, il calzolaio di San Giovanni è costretto a chiudere i battenti. Nella giornata di venerdì 31 marzo resterà aperto per l'ultima volta, ad accogliere i saluti del suo "clan", gli affezionati clienti che lo hanno sempre sostenuto

Un'altra attività rionale chiude i battenti dopo gli stravolgimenti socio - economici degli ultimi anni: 'Il calzolaio Diego' di via San Cilino, uno dei punti di riferimento per la comunità del rione di San Giovanni. Il titolare è l'artigiano cinquantenne Diego Degrassi, 'caligher' (calzolaio, in dialetto) di professione da oltre 30 anni. "Ho la partita iva da 23 anni - Diego - ho avuto tante soddisfazioni nella vita, molti dei miei affezionati clienti sono diventati amici e mi hanno sostenuto in questi ultimi tre anni, che hanno distrutto i precedenti 20".

Il ruolo delle "botteghe di quartiere"

La vita nei rioni è in parte regolata dalle attività e dal commercio di prossimità, fonte di rapporti umani per le persone anziane e per chi si ritrova ad avere una rete sociale povera o inesistente. Questi pubblici esercizi, soprattutto nei rioni periferici, si ritrovano sempre più spesso nella morsa di mutamenti epocali. Alcuni bruschi, come la pandemia, e altri con una progressione più lenta, come il ricorso sempre più frequente al commercio online. La combinazione di questi elementi, per le piccole attività, può rivelarsi "fatale". Specialmente se il titolare, come in questo caso, deve pagare sia l'affitto del locale che della casa in cui vive.

Le prime difficoltà

"Con il Covid e il primo lockdown - racconta Diego - ho accumulato un affitto arretrato, per fortuna il proprietario non li ha chiesti subito ma quando i negozi hanno riaperto mi sono ritrovato con quattro mesi da restituire, oltre a un anno di canone per la casa Ater". "Ho riaperto in maggio - continua il 'caligher' - ma gli aiuti del Governo sono arrivati in luglio. Era troppo tardi, perché in luglio ho dovuto versare l'Iva dell'anno prima e ho dovuto farmi prestare i soldi da mio fratello. Inoltre quando ho riaperto c'erano le zone colorate e la gente non andava in giro. Avevo il negozio aperto, ma senza clientela".

Effetto Covid

Diego non punta il dito contro il Governo, poiché "non potevano fare altro, o l'Italia sarebbe diventata come Bergamo", ma descrive in maniera minuziosa gli effetti ad ampio spettro di una pandemia che ha stravolto il tessuto economico della città. Un effetto a catena che ha presentato alle periferie il conto più salato. "La gente ha imparato a comprare online scarpe super economiche - spiega -, tanto che ripararle non conviene più, perché il materiale che io acquisto è superiore a quello della scarpa. Inoltre avevo diversi clienti che andavano a cavallo, a scuola di ballo, o frequentavano i corsi della scuola di polizia. Grazie a loro riuscivo a pagare l'affitto, poi con la pandemia hanno bloccato le attività e non è più venuto nessuno".

"Il mio clan"

Proprio in quegli anni Degrassi lancia l'iniziativa benefica 'tacco sospeso', per riparare le scarpe a chi non poteva permetterselo, e i rapporti con i suoi clienti si rafforzano. Una clientela che, nel momento di maggiore difficoltà, gli ha dimostrato tutto il sostegno possibile e che per lui è diventata "un vero e proprio clan - racconta l'artigiano -. Un mio cliente, che io chiamo 'brate' (fratello in serbo croato, ndr), un giorno ha deciso di regalarmi la sua pensione. Mi ha detto 'me la restituirai quando potrai e, se non ci riuscirai, non fa niente'. Un'altra signora, che prendeva 500 euro al mese di pensione, mi ha portato una spesa, mentre la lattaia mi faceva credito e in alcuni casi non voleva nulla".

Nonostante l'aiuto del suo 'clan', Degrassi è stato costretto a "chiedere un prestito in banca per pagare gli arretrati", e sta estinguendo, poco per volta, il debito grazie al suo nuovo lavoro come operaio in una cooperativa. Tuttavia la bottega del calzolaio, ormai in perdita, domani chiuderà i battenti. Oggi, venerdì 31 marzo, il 'caligher' di San Giovanni resta aperto per l'ultima volta, ad accogliere i saluti della sua famiglia acquisita. "Se avessi aspettato fino a dichiarare il fallimento - conclude - avrei perso la licenza. Invece ho deciso di chiudere con onore, così un giorno potrò vendere la licenza o, magari, usarla per aprire un'altra attività".

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