Mercoledì, 17 Luglio 2024
La protesta / S. Vito - S. Andrea / Via San Marco

"Due consultori su quattro rischiano la chiusura" il grido d'allarme delle donne in presidio a San Giacomo

"Rischiano la chiusura il consultorio di via San Marco e di San Giovanni, rimarrebbero solo Valmaura e Roiano". Le testimonianze delle donne al flash mob di protesta

"A Trieste vogliono chiudere metà dei consultori familiari sul territorio. Lo chiamano accorpamento ed è previsto nei prossimi mesi, rimarrà quindi solo il consultorio di Valmaura e quello di Roiano". Questo, il grido d'allarme di cui si sono fatte portavoce alcune decine di donne per protestare contro l'eventuale chiusura del servizio di prossimità, in cui oggi lavorano svariate figure professionali quali ginecologi, ostetriche, assistenti sociali, psicologi, infermieri e consulenti legali. Il flash mob ha avuto luogo oggi proprio davanti al consultorio di San Giacomo, a rischio insieme a quello di San Giovanni.

Tra le realtà associative che hanno aderito alla protesta l’Associazione delle donne di Trieste, il Gruppo mamme alla pari, Associazione diritti e storti, Progetto anti tratta Stella Polare, la Commissione regionale per le pari opportunità e Spi Cgil. E’ prevista la costituzione di un comitato ad hoc e un’altro sit in davanti al consultorio di San Giovanni il prossimo martedì 16 maggio.

Così l’organizzatrice Tiziana Cimolino (Verdi - Sinistra): “Qui con noi oggi ci sono tutte le generazioni di donne, anche quelle che negli anni 60 hanno combattuto per avere i consultori”, che rappresentano “un servizio importante, soprattutto per la ginecologia, l’accompagnamento all’allattamento e al parto e l’assistenza a donne che hanno subito violenza, ma anche a famiglie separate e persone con problemi psicologici importanti. Oggi, mentre parlavamo, sono passate di qui molte ragazze minorenni, dove andranno se il consultorio dovesse chiudere?”. Una chiusura che, ha commentato Serena Orel, insegnante e a sua volta promotrice della protesta, “va contro il potenziamento della natalità che il governo centrale dice di promuovere”.

Maria Vanto, ex responsabile del consultorio, ha spiegato che “secondo una legge del '96, confermata anche dopo il Pnrr, ci vuole un consultorio familiare ogni 20mila abitanti, distinguendo per le aree rurali uno ogni 10mila e per le aree urbane uno ogni 20mila, quindi bisognava aumentare le sedi non accorparle”.

Presente anche Linda Pavanello del comitato dei diritti civili delle prostitute, attuatore del progetto anti tratta Stella Polare per accompagnare le vittime di sfruttamento verso l’indipendenza sociale ed economica. “Il consultorio di San Marco - ha spiegato Pavanello - è un punto di riferimento insostituibile per il lavoro dell’ente anti tratta e ha permesso a centinaia di donne di acquisire consapevolezza sul proprio corpo, sulla salute riproduttiva e sessuale e sul concetto di consenso” e “per tutelare la salute di tutte le donne autodeterminate che hanno diritto ai presidi sanitari senza subire giudizi”. “Le conseguenze di questi tagli - ha spiegato Pavanello - le stiamo già subendo da mesi e per prendere appuntamento al consultorio ci sono liste di attesa lunghe che non permettono di avere un supporto immediato”.

Dalle testimonianze emerge un servizio trasversale che spazia attraverso le classi sociali, la nazionalità e le scelte di vita, e al momento garantisce un servizio di prossimità nel quartiere più popoloso (e uno dei più poveri economicamente) di Trieste. Tra le manifestanti anche una giovane madre, entusiasta del servizio offerto dal consultorio: “Ho avuto supporto durante e dopo la gravidanza, possiamo ancora venire per qualsiasi dubbio. Se c’è bisogno di una visita le ostetriche sono sempre pronte, vengono anche a casa. Se la struttura dovesse chiudere tutte le famiglie dovrebbero andare fino a Valmaura, sarebbe un grande problema”

Sofia, medico e attivista per i diritti delle donne e dei migranti, ha portato la sua testimonianza: “la povertà sta aumentando in Italia, conosco persone a Trieste che non riescono a fare tre pasti al giorno. La chiusura di un consultorio si ritorcerà contro coloro che ne vogliono la chiusura perché la salute è collettiva o non è salute, visto che noi trasmettiamo facilmente le malattie”.

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