Chiusura frontiere, Sap: «Rischio “bomba sociale”, necessarie soluzioni urgenti»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TriestePrima

Vediamo in questi giorni Paesi europei innalzare muri, affrontare o almeno tentare in qualche modo di fare fronte al problema dei migranti.

Anche la vicina Austria ora sta costruendo una barriera fisica al Brennero per limitare e controllare in modo migliore l’accesso dei migranti provenienti dall’Italia.

Questa chiusura può determinare rotte diverse e portare quindi problemi al Friuli Venezia Giulia e obiettivamente con queste forze in campo non sarà possibile fare fronte ai problemi legati all’ordine pubblico e vigilanza.

Il SAP, anche in ambito nazionale, due anni fa aveva giudicato sbagliato erigere del filo spinato tra gli Stati europei, ritenendo però altrettanto errato continuare ad alimentare “false speranze e aspettative” a persone che lasciano un continente come l’Africa martoriato da anni da guerre, conflitti etnici e religiosi e da carestie, problemi gravissimi per raggiungere l’Europa, l’Italia che possono dare davvero poca speranza per una prospettiva futura di vita buona.

Che sia per motivi ideologici o per mero business il fatto è che quanto si sta facendo, o peggio non facendo, rischia di danneggiare non solo gli ospitanti, ma anche l’interesse degli stessi migranti e della loro futura vita.

Introdurre in un Paese in piena crisi economica come il nostro, un fenomeno così complesso e di proporzioni così importanti come l’immigrazione che stiamo vivendo, significa addirittura togliere completamente la prospettiva futura dell’accoglienza, quella vera, non fatta solo di ingresso sul territorio, ma anche di una reale integrazione e convivenza pacifica.

Non vedere questo, significa non fare vera accoglienza, ma una finta e forse interessata “solidarietà” che sicuramente non agevola l’integrazione e il vivere pacifico tra i popoli.

Il rischio reale è che così facendo si collochi una pericolosa “bomba sociale” capace di esplodere in qualsiasi momento.

Significa anche aumentare il rischio di consegnare queste persone, che emigrano da situazioni di vita molto precarie, alla criminalità organizzata o peggio al terrorismo, capaci e forti di poter fornire loro una possibilità di vita che il nostro Stato non è in grado di dare.

Serve quindi un piano serio con dei limiti anche numerici improcrastinabili, al fine che Paesi come il nostro siano in grado di dare a queste persone l’aiuto che essi richiedono, senza però poi creare delle ingiustizie nei confronti di chi, come gli italiani sono di indole solidale e che danno il loro aiuto pur essendo in difficoltà.

Servono quindi servizi adeguati e soprattutto una sistema di sicurezza efficiente, preparato a prevenire ed affrontare qualsiasi tipo di conseguenza di quanto sta già accadendo.

Bisogna evitare situazioni che potrebbero diventare difficili da controllare, per poi scaricare le problematiche e successive responsabilità a chi dovrà garantire l’ordine pubblico: le forze dell’ordine.

Lorenzo Tamaro -

Segretario Provinciale SAP

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