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Andrea Germani (Foto: Azzurra Primavera)

Andrea Germani (Foto: Azzurra Primavera)

Cinema: il triestino Andrea Germani nell'ultimo film di Valeria Golino

Un ruolo da coprotagonista al fianco di Riccardo Scamarcio per l'attore della compagnia stabile del "Rossetti". "Euforia", nelle sale dal 25 ottobre, è un film tenero e crudo, dove la finzione si è spesso intrecciata con la vita reale degli attori

Dalla compagnia stabile del Rossetti all’ultimo film di Valeria Golino come coprotagonista: si tratta del triestino Andrea Germani, attore 35enne che che lo scorso martedì, poco prima di calcare scene del Politeama ne “I Miserabili”, ha presentato a Roma il film “Euforia” (nelle sale il 25 ottobre) insieme alla regista e ai protagonisti Riccardo Scamarcio e Valerio Mastandrea. Un film graffiante e tenero, nello stile proprio della Golino, originato da una storia vera e ricco di commoventi retroscena che Andrea Germani (“il Philip Seymour Hoffmann italiano”, come è stato definito da qualcuno in conferenza stampa) è pronto a raccontarci.

Dopo l’esordio alla Contrada, Andrea ha lavorato per al Piccolo Teatro di Milano, poi al teatro dell’Elfo, dove con “The history boys” di Bennett ha vinto il Premio Ubu per miglior attore under 30. Ora, da tre anni, è scritturato nella compagnia stabile del Rossetti. Si è formato alla scuola del Piccolo Teatro di Milano con Luca Ronconi, Giulia Lazzarini, Massimo de Franco ed Enrico d’Amato (assistente storico di Strehler), e ha frequentato laboratori con Ian McKellen, Carolyn Carlson per la danza e Lydia Stix per il canto lirico. Una formazione globale, affine al modello attoriale anglosassone, che non fa distinzioni tra attore puro e performer da musical. “In Italia o sei uno o sei l’altro – spiega Andrea, ricordando che – quando molti anni fa pesavo 130 Kg mi avevano scritturato per fare Ursula nel musical “La Sirenetta”, poi il progetto è sfumato”.

Adesso, con molti chili alle spalle e una sfolgorante carriera davanti, Andrea Germani ci parla di questa ultima grande avventura chiamata "Euforia": “Il film è tratto da una storia di amici comuni tra Valeria Golino, Riccardo Scamarcio e i produttori. È la vicenda umana di due fratelli che si riavvicinano dopo la malattia di uno dei due e attraverso la menzogna dei rapporti personali. Un complesso gioco di ruoli: Matteo (Scamarcio) ha bisogno di Ettore (Mastandrea) per farsi perdonare del suo successo e della sua omosessualità, Ettore va a Roma per farsi curare e sentirsi amato dopo una dolorosa separazione. I rapporti umani sono sempre uno scambio di bisogni, menzogne e tornaconti, fino a quando non si prende coscienza di sé, perché se non ami te stesso niente può funzionare. Una presa di coscienza che avanza col progredire del tumore di Ettore”.

Qual è il tuo ruolo?

"Il mio ruolo è quello di Luca, il compagno di Matteo. Quasi una 'dama di compagnia', i due si vogliono molto bene ma non hanno più rapporti intimi, Matteo mi tradisce ripetutamente con palestrati e tatuati. Nel film io gli sono completamente devoto, vivo con lui una vita fatta di eccessi, droga e locali notturni, solo per stargli vicino. Il tema del tornaconto emotivo ritorna perché il personaggio ha l’esigenza, ancora una volta, di sentirsi utile. Nonostante le apparenze è un rapporto resistente e basato sulla cura reciproca, la regia non segue gli stereotipi perché l’accento è sulla dolcezza e l’affetto. Matteo inizialmente non ha il coraggio di amare Luca perché non ha il coraggio di fare i conti con se stesso".

Cosa c’è di te in questo personaggio?

"Luca mi appartiene molto, la sua situazione pesca molto nel mio vissuto. Lui rappresenta la dolcezza dell’amore puro e incondizionato, quando decide di andarsene è solo perché non riesce più a vedere come si sta riducendo Matteo, e gli dice “Io ti amo. Me ne vado così forse ti rendi conto di di cosa sei diventato”.

Come sei arrivato a far parte del cast?

"Ho fatto il provino per Miele, il primo film di Valeria, non mi ha scelto ma ha promesso di tenermi in considerazione per il film successivo. Dopo centinaia di attori provinati e scartati per questo ruolo, ha deciso di chiamarmi. Mi ha detto “Secondo me sei tu, però bisogna vedere il provino con Riccardo”. Il provino non è andato bene perché Riccardo stava malissimo a causa della condizione del padre, che è morto durante il film, proprio nel momento in cui, nella finzione, il fratello si aggrava. Sono stati momenti tesi e molto tosti. Quando ho rivisto il film mi sono tornati indietro, come un boomerang, tutti questi momenti di dolore. Ora dovrò rivederlo a mente fredda per godermelo davvero”.

Com’è Valeria Golino?

"È un’attrice formidabile, conosce i meccanismi che innescano le emozioni e sa perfettamente come guidarti perché ha una grossa consapevolezza di sé. C’è un momento in cui dico “Ti amo, sei un tossico di m*#+a”, ha in parte a che fare con il mio vissuto personale, cose che Valeria ha voluto tirar fuori. Al cinema non hai letteratura, come in teatro, hai esseri umani, e il confine tra l’attore e l’essere umano può essere molto labile. Lei a un certo punto delle riprese ha mandato via tutti e ha detto: “Ti aiuterò a tirar fuori quello che stiamo cercando”. Mi ha insegnato come si fa a far nascere l’emozione da un primo piano, e a togliermi di dosso il senso di responsabilità che grava sull’attore di teatro, quando deve reggere una scena vuota o quando deve seguire il ritmo degli altri personaggi. Al cinema conta solo la tua emozione, devi solo lasciarla andare”.

E poi com’è andata?

“Ero molto stanco e non riuscivo a capire, così Riccardo ha iniziato a strozzarmi (la scena è stata ripresa ed è nel film) Per farmi capire che dovevo bloccarmi, svegliarmi e riprendermi. Io chiamavo aiuto mentre lui si è messo a piangere a causa della sua situazione familiare: è stato un incontro di esseri umani. Riccardo con la sua scorza dura di protezione, io con la morbidezza e la sensibilità. In questo incontro si è creato un bel rapporto, sia personale che in scena, fatto di smussamenti, sorrisi e complicità. Non sono cose che capitano tutti i giorni, specialmente nel tuo primo ruolo importante al cinema”.

Tu hai fatto carriera come attore in tempi non facili per il teatro e la cultura in generale. Cosa consigli a chi vuol fare lo stesso?

"Leggi il più possibile, osserva, studia, iscriviti a una scuola e ruba il mestiere  da tutte le parti, anche dalla pubblicità o dal grande fratello, per vedere come si mente. Non bisogna improvvisare ma studiare molto, perché non abbiamo un albo, non abbiamo altro che la nostra professionalità. Credi nei tuoi pregi e soprattutto nei tuoi difetti, perché da lì vengono le cose più interessanti. Guarda tutto, da 'I Miserabili' a 'Mammamia'. Come diceva Mariangela Melato: «Il teatro è come un fuoco che ti consuma da dentro, e quel fuoco sei tu»".

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