In VI Circoscrizione scoppia il "caso" Salvati: l'aula "condanna" il consigliere Pd

L'episodio risale ad inizio agosto ma la vicenda è approdata solamente ieri nell'aula del parlamentino. I consiglieri accusano, lui chiede scusa ma contrattacca. Imbarazzo nel Pd che afferma: "Valuteremo ma il processo appare eccessivo"

Uno stizzito scambio di mail per un attraversamento pedonale di via Forlanini, le scintille che arrivano a scomodare il segretario generale Santi Terranova ed il "caso", dopo la comparsa di alcuni volantini nelle case dei residenti, che si conclude con l'aula della VI Circoscrizione che lo richiama in maniera formale. A finire nel mirino del parlamentino guidato dalla pentastellata Alessandra Richetti è stato il rappresentante del Partito democratico Luca Salvati, "accusato" di aver portato avanti, come si legge nel testo della decisione, una "condotta scorretta ed irrispettosa" per quanto riguarda "le modalità e i contenuti delle comunicazioni e delle iniziative". 

Uno scambio di mail "al vetriolo"

I fatti risalgono all'inizio di agosto scorso quando Salvati "sonda" con il Direttore all'Urbanistica del Comune di Trieste Giulio Bernetti la disponibilità per la realizzazione di strisce pedonali nel rione di Melara. Una richiesta che bypassa l'aula della VI Circoscrizione, alla quale Bernetti chiede di far riferimento in nome del naturale percorso di rappresentatività istituzionale. A questo punto la corrispondenza tra i due si accende. "Allora non perdo tempo a scrivere una mozione se non ho l'ok degli uffici, se mi date l'ok allora la scrivo e la porto in Consiglio" scrive Salvati. Il Direttore risponde seccato che "se tutti facessero come te noi dovremmo lavorare solo su questo". La questione viene inoltrata al segretario che, dal punto di vista istituzionale taglia la testa al toro definendo lo scambio di mail "scandaloso".  

Salvati contro tutti

La tensione quindi non tende a placarsi e il "caso" approda in aula. Messo all'angolo, Salvati cerca l'autodifesa (suo l'unico voto contrario con le dem Elisabetta Schiavon e Sandra Di Febo che hanno votato contro il collega di partito) rispendendo al mittente il j'accuse e puntando il dito contro il desiderio dei consiglieri di screditare la sua immagine così da poterne approfittare nella prossima finestra elettorale. "Un timing quantomeno sospetto, guarda caso a ridosso delle elezioni" ha tuonato il dem. 

La posizione del Pd

La segretaria provinciale Laura Famulari, raggiunta telefonicamente da TriestePrima afferma che "la condotta verrà valutata dal partito anche se mi sembra che convocare tre commissioni Trasparenza, coinvolgere il segretario generale e far partire una sorta di processo pubblico nei confronti di Salvati sia fuori dall'ordine delle cose. Ritengo che la modalità con cui si affronta il caso non corrispondano ad un sentire isituzionale, mi sembra tutto un po' esagerato".  

La questione Guardiella

Sul caso innescato dallo scambio di mail al vetriolo tra Salvati e l'amministrazione (poi risolto con le scuse del dem ndr) peserebbe anche un'ulteriore questione. Da qualche tempo la frequentazione del giardinetto alla rotonda del Boschetto da parte di gruppi di persone gravitanti nell'orbita del Sert preoccupa i residenti della zona e che definiscono la situazione insostenibile. La Circoscrizione guidata dalla Richetti, anche in virtù delle numerose segnalazioni apparse sugli organi di informazione ne discute, chiede l'intervento del Comune e, ove non si palesasse l'impegno dell'amministrazione a riqualificare l'area, arriva persino ad ipotizzare una tanto impegnativa quanto formale richiesta di trasferimento del Sert.

L'azione del Consiglio

Il consiglio quindi prepara un testo che Salvati chiede di ritirare e di rivedere con l'aggiunta di alcune modifiche. Il testo viene preparato e, dopo aver incassato il sì degli uffici, ecco che nelle cassette della posta di San Giovanni compaiono alcuni volantini distribuiti dallo stesso dem (o da qualcuno incaricato ndr) nei quali verrebbe rivendicato il merito della particolare iniziativa politica. "Ha fatto passar per suo tutto il lavoro" affermano diversi consiglieri circoscrizionali.  

"Non è la prima volta"

Un meccanismo che, al di là dei rapporti Comune-parlamentino, in molti all'interno della Circoscrizione giudicano come "perverso" e che sarebbe stato messo in campo da Salvati in maniera reiterata al fine di "prendersi meriti che non gli spettano". Un comportamento che ha fatto andare su tutte le furie Marcelo Medau (Fratelli d'Italia) e l'ex forzista ora nelle fila della Lega Raffaele Tozzi, i due consiglieri più indispettiti e, considerato l'attivismo da periferia tra i possibili interessati alla prossima tornata elettorale. Sui fatti anche le dem Elisabetta Schiavon e Sandra Di Febo hanno preso posizione. "Ci siamo distanziate dai comportamenti messi in discussione ieri 18 novembre proprio perché crediamo sia essenziale coltivare una “buona” politica, basata sul rispetto e sulla collaborazione". Senza dubitare della "buona fede", le due consigliere concordano sul "diritto dei cittadini ad essere informati in modo trasparente sugli atti politici e amministrativi". La questione, secondo le dem "non riguarda solo il rispetto delle norme, ma anche la trasparenza del nostro comportamento, in quanto nel momento in cui siamo stati eletti abbiamo assunto un ruolo pubblico". 

Il ruolo e le parole della presidente di Circoscrizione

"Credo che mai come ora, si debba ricominciare a parlare di etica del comportamento politico" ha affermato la presidente Richetti. "In questi momenti difficili per tutti è assolutamente importante che la priorità del lavoro degli eletti sia produrre il bene dei cittadini. Va rifiutato qualsiasi comportamento che svilisca l'idea stessa della rappresenta politica allontanando le persone dalle istituzioni. E' per questa ragione che il consiglio si è trovato costretto a un atto così forte verso un collega". 

Il contrattacco di Salvati

Se tra Salvati e Bernetti il tutto si può considerare risolto, il dem cresciuto all'ombra di Ettore Rosato non ci sta e parla di "attacco politico goffo e scomposto" nei suoi confronti. "Il mio attivismo e la costanza danno fastidio a più di qualcuno". La "pubblica censura" da Santa Inquisizione, così la definisce Salvati, giungerebbe da "non meglio precisate segnalazioni di alcuni cittadini circa miei comportamenti scorretti o invadenti.  Potrei portare a mia volta una marea di segnalazioni di cittadini delusi e abbandonati dalla circoscrizione che la moralizzatrice Richetti presiede. Questo teatrino ha un costo per i cittadini, e anche di questo dovrà rendere conto. Io continuerò a portare avanti le mie battaglie".

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