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Centro islamico a Monfalcone, Cisint: «Nessuna autorizzazione da parte dell'amministrazione»

«Gravi sono anche le funzioni che si vorrebbe dare a questo Centro: non Centro ricreativo, ma vero e proprio centro religioso. Peraltro, la realizzazione di moschee non è consentita»

Domenica 15 aprile, è stato presentato il progetto di riqualificazione dell'ex supermercato Hardi di Monfalcone, destinato a diventare un centro culturale islamico. Per l'occasione un gran numero di persone si è presentato presso l'edificio di via Primo MAggio, 1880 metri quadrati di cui è proprietaria l'associazione Baitus Salat.
Il sindaco di Monfalcone Anna Maria Cisint ha presentato in una conferenza stampa la posizione del Comune in merito all’istanza di apertura del centro Islamico in città.

«È assolutamente grave - afferma - e inaccettabile che abbiano dato per acquisito un progetto per l’apertura di un Centro Islamico per il quale non c’è nessuna autorizzazione da parte degli uffici amministrativi dell’ente. In uno stato di diritto, uno dei principi fondanti è quello del rispetto delle procedure amministrative e del rispetto della legge, senza indebite pressioni, che potrebbero essere viste anche come forma di intimidazione verso chi dovrà fare la valutazione. È inconcepibile che si sia voluto diffondere l’esito di un provvedimento che non c’è, con notizie del tutto infondate anche dal punto di vista giuridico, sino a quando il procedimento non sarà concluso».
«Particolarmente gravi - continua Cisint -sono le affermazioni arroganti con le quali è stato presentato questo progetto, - in particolare dall’ex assessore Konate, - specie laddove rivendica la pretesa, come un diritto dovuto al di là di ogni valutazione amministrativa, da parte della minoranza musulmana, che rappresenta meno del 20 per cento della popolazione, che come tale non può certamente sovvertire le regole che disciplinano la gestione del territorio e le regole di civile convivenza che toccano il restante 80% della popolazione che mi sento con forza di rappresentare».

«Altrettanto gravi sono anche le funzioni che si vorrebbe dare a questo Centro, secondo le affermazioni dello stesso ex assessore Konate, in quanto non esplicitate nel progetto: non come Centro ricreativo, ma come vero e proprio centro religioso. Peraltro, la realizzazione di moschee non è consentita».
«Il Comune di Monfalcone considera con molta preoccupazione il modus operandi di questo gruppo che, senza rispetto della legge e senza essere in possesso di alcun titolo, annuncia la realizzazione di questo Centro alimentando con le proprie affermazioni una condizione di contrapposizione di tipo radicale fra i musulmani e il resto della popolazione. Il Comune - conclude il sindaco - manderà una lettera al Governo nazionale e regionale, per ribadire la condizione che la città si trova a dover affrontare per una incontrollata immigrazione degli ultimi anni che ha creato situazioni non gestite di disagio e difficoltà nel contesto abitativo, scolastico, dei servizi sociali e sanitari e che richiede di essere adeguatamente governata».

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