Giovedì, 18 Luglio 2024
La classifica

Classifica Censis 2023, l'Università di Trieste perde due posizioni e scende al sesto posto

La tradizionale analisi del sistema universitario: strutture, servizi, borse di studio e interventi in favore degli studenti, internazionalizzazione, comunicazione e servizi digitali, occupabilità

TRIESTE - L'Università di Trieste perde due posizioni e scende al sesto posto con un punteggio complessivo di 91,3 punti nella nuova Classifica Censis delle Università Italiane, che si basa su un'analisi del sistema universitario basata sulla valutazione degli atenei (statali e non statali, divisi in categorie omogenee per dimensioni) relativamente a: strutture disponibili, servizi erogati, borse di studio e altri interventi in favore degli studenti, livello di internazionalizzazione, comunicazione e servizi digitali, occupabilità. A questa classifica si aggiunge il ranking dei raggruppamenti di classi di laurea triennali, dei corsi a ciclo unico e delle lauree magistrali biennali secondo la progressione di carriera degli studenti e i rapporti internazionali. Complessivamente 70 graduatorie, a partire da una batteria di 948 variabili considerate, che possono aiutare i giovani e le loro famiglie a individuare con consapevolezza il percorso di formazione.

Mega atenei statali 

Sono considerati mega atenei statali quelli con oltre 40.000 iscritti.  Le prime tre posizioni sono occupate stabilmente dall’Università di Bologna, con un punteggio complessivo di 89,7 punti, dall’Università di Padova (87,5) e dalla Sapienza di Roma (85,7). In quarta posizione l’Università di Pisa (84,0), seguita dall’Università Statale di Milano (83,7), che guadagna una posizione (+7 punti per l’indicatore Servizi per gli studenti), superando l’Università di Firenze, che retrocede al sesto posto (83,3). Si conferma al settimo posto l’Università di Palermo (83,0). Perde una posizione l’Università di Torino (80,7). Chiudono la classifica l’Università di Bari (76,7) e quella di Napoli Federico II (76,2).

Grandi atenei 

I grandi atenei statali (da 20.000 a 40.000 iscritti). L’Università di Pavia detiene la posizione di vertice, con 91,2 punti, seguita dall’Università di Perugia (90,5). Mantengono la terza e la quarta posizione l’Università della Calabria (90,2) e l’Università di Venezia Ca’ Foscari (89,0). Avanza di due posizioni rispetto allo scorso anno l’Università di Parma, al quinto posto con 87,2 punti (+6 punti per l’indicatore Strutture), seguita dall’Università di Salerno (87,0), che recupera cinque posizioni (+19 punti per l’indicatore Borse e altri servizi in favore degli studenti). Segue l’Università di Cagliari (86,8) e l’Università di Milano Bicocca (85,7), che perde tre posizioni. Stabili in nona e decima posizione l’Università di Modena e Reggio Emilia (85,2) e di Roma Tor Vergata (85,0), seguite dall’Università di Genova (84,5), che retrocede di tre posizioni, e dall’Università di Verona (84,0). Guadagnano tre posizioni l’Università della Campania (82,3: +15 punti per l’indicatore Borse e altri servizi in favore degli studenti) e l’Università di Messina (77,7: +14 punti per l’indicatore Comunicazione e servizi digitali). L’Università di Roma Tre (79,5) passa dal diciassettesimo al quindicesimo posto (+6 punti per l’indicatore Strutture). Perdono una e due posizioni, nell’ordine, l’Università di Ferrara (81,2) e l’Università di Chieti e Pescara (77,3). Chiude la classifica l’Università di Catania (76,8).

Medi atenei, UniTs sesta

I medi atenei statali (da 10.000 a 20.000 iscritti). Apre la classifica l’Università di Trento (96,2), che guadagna la prima posizione, detenuta lo scorso anno dall’Università di Siena (93,0), che scende in terza posizione, preceduta dall’Università di Udine (93,7), che guadagna tre posizioni. Segue l’Università di Sassari (92,3), che perde due posizioni. Sale di una posizione l’Università Politecnica delle Marche (91,8), che precede l’Università di Trieste (91,3), che scende di due posizioni. Poi l’Università di Brescia (87,5) e l’Università del Salento (87,2). In nona posiziona l’Università di Bergamo (84,3), seguita dall’Università del Piemonte Orientale (84,2: +7 punti per l’indicatore Strutture). Poi l’Università dell’Insubria (83,2), undicesima ex aequo con l’Università di Napoli Parthenope, che scala cinque posizioni (+13 punti per l’indicatore Borse e altri servizi in favore degli studenti e +11 punti per l’indicatore Internazionalizzazione). Perde tre posizioni l’Università di Urbino (82,3) e l’Università di Foggia ne scende due (81,8). Chiude il ranking l’Università dell’Aquila (79,0), preceduta dall’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro (79,3) e dall’Università di Napoli L’Orientale (79,2).

Piccoli atenei e politecnici

I piccoli atenei statali (fino a 10.000 iscritti). In prima posizione l’Università di Camerino (101,7 punti), seguita dall’Università della Tuscia (86,0: +13 punti per l’indicatore Borse e altri servizi in favore degli studenti). È terza l’Università di Macerata (85,7), stabile al quarto posto l’Università di Cassino (84,3), seguita dall’Università del Sannio (84,0), che scala tre posizioni (+24 punti per l’indicatore Borse e altri servizi in favore degli studenti), e dall’Università Mediterranea di Reggio Calabria (83,5). Al settimo posto l’Università di Teramo (80,0), poi l’Università della Basilicata (78,0) e l’Università del Molise (77,3).

I politecnici. In vetta il Politecnico di Milano (96,2 punti), seguito dal Politecnico di Torino (91,5). A pari merito in terza posizione il Politecnico di Bari e lo Iuav di Venezia (86,5).

Non statali 

Tra i grandi atenei non statali (oltre 10.000 iscritti) è prima l’Università Bocconi (90,4), seguita dall’Università Cattolica di Milano (76,6). Tra i medi atenei non statali (da 5.000 a 10.000 iscritti) è la Luiss a collocarsi in prima posizione (91,4), seguita dallo Iulm (81,2), dalla Lumsa (79,2) e dall’Università Suor Orsola Benincasa (72,0). Tra i piccoli atenei non statali (fino a 5.000 iscritti) la Libera Università di Bolzano mantiene la posizione di vertice (88,6).

Tornano a crescere le immatricolazioni: +2,2%

Dopo la riduzione delle immatricolazioni registrata lo scorso anno (-1,4%), che aveva interrotto un ciclo di sette anni caratterizzato da un costante andamento incrementale, i dati provvisori riferiti all’anno accademico 2022-2023 evidenziano un aumento delle immatricolazioni del 2,2%, ovvero 7.152 neoiscritti in più. Dell’aumento delle iscrizioni non hanno però beneficiato tutti gli atenei in pari misura. Gli atenei del Centro Italia segnano un +9,3%, seguiti dalle regioni del Nord-Ovest (+1,6%). Segno negativo per il Nord-Est (-2,0%), stabile il Sud (-0,2%). Ad accezione dei corsi dell’area artistica, letteraria e educazione, dove i nuovi iscritti segnano un -0,1%, tutti gli altri sono contrassegnati dal segno positivo: +4,5% di immatricolati per l’area economica, giuridica, sociale, +2,2% per l’area sanitaria e agro-veterinaria, +1,1% per le discipline Stem.

Ma aumentano gli abbandoni degli studi. Nell’anno accademico 2021-2022 il 7,3% degli immatricolati ha però abbandonato gli studi entro il primo anno, a fronte del 7,1% registrato nell’anno precedente e del 6,1% relativo all’anno accademico 2019-2020. Una decisione che ha coinvolto in misura pressoché equivalente sia i maschi (7,4%) che le femmine (7,2%).

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