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Giovedì, 18 Agosto 2022
La denuncia

Il Clpt denuncia due incidenti in porto: "I lavoratori non sono carne da macello"

Per il Comitato "le aziende sono disposte a tutto pur di velocizzare le operazioni per aumentare i profitti, anche a tollerare (quando non a sollecitare) la violazione delle norme di sicurezza"

Riceviamo dal Clpt e pubblichiamo integralmente.

I due incidenti avvenuti ieri nei terminal TMT e Samer del porto di Trieste non sono dovuti al caso. Una ralla ribaltata in TMT, un roll trailer con doppio container ribaltato in Samer. L’unica cosa casuale è che nessun dei lavoratori coinvolti ha subito conseguenze gravi. Per il resto questo è il risultato inevitabile del fatto che le aziende sono disposte a tutto pur di velocizzare le operazioni per aumentare i profitti, anche a tollerare (quando non a sollecitare) la violazione delle norme di sicurezza. Sappiamo tutti che in porto le violazioni delle norme sulla sicurezza e salute sono la norma, non l’eccezione. Come sappiamo tutti che l’Autorità Portuale, che dovrebbe controllare il rispetto della salute dei lavoratori, evita accuratamente di farlo, tenendo nascosti nei propri cassetti i rapporti in cui tali irregolarità vengono segnalate. Di tutto questo sono informate anche le altre autorità competenti, perché lo abbiamo segnalato noi diverse volte.

Ricordiamo ai lavoratori che accettare di violare le norme sulla sicurezza del lavoro può anche non portare a incidenti. Ma basta che una sola volta le cose vadano storte per rovinarsi la vita. La vita propria e quella di altri lavoratori, nei casi peggiori. E la colpa di tutto verrà scaricata su di loro, dato che l’azienda potrà tranquillamente dire che li aveva informati sulle norme da rispettare. Anche se il lavoratore quelle norme le ha violate perché glie lo ha chiesto, “in amicizia” (o anche per forza), qualche capo o capetto. Ma in tribunale questa cosa verrà negata, naturalmente. Dopo ogni incidente si fanno tavoli e tavolini, con molte belle cose scritte sulla carta, che poi non vengono messe in pratica. Perché sono solo i lavoratori che possono imporre il rispetto della loro salute e dignità rifiutandosi di lavorare in condizioni non sicure. Anche chiamando il 112 per far verificare le condizioni di lavoro. Altrimenti resteranno carne da macello. In attesa del prossimo ferito o morto e delle solite pantomime di finte lacrime e “mai più” da parte di chi queste cose avrebbe il dovere di impedirle.

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